domenica 2 novembre 2014

CRISI DEI RICCHI VIA CRUCIS DEI POVERI -Profezia della Madonna di Anguera n 170 – 16 maggio 1989 CARI FIGLI, QUANTI IN QUESTO MONDO SOFFRONO LA FAME E MOLTI, PUR AVENDO UNA TAVOLA IMBANDITA, NON FANNO NULLA PER LORO. VERRÀ IL GIORNO NEL QUALE MOLTI RICCHI PIANGERANNO E SUPPLICHERANNO I POVERI, PERCHÉ LE LORO ANIME SONO MORTE COME UNA NOTTE OSCURA. 205 – 8 settembre 1989 Vengo ad aiutare tutti. Sono la Madre di tutti, specialmente dei poveri. Benedetti sono i poveri e coloro che, per Cristo, sono specialmente sensibili verso i Suoi fratelli che soffrono per la mancanza di cose necessarie. Non preoccupatevi di accumulare ricchezze. Dovreste mettere i beni che Dio vi ha donato a disposizione di tutti. CERCATE INNANZITUTTO LA VOSTRA VITA SPIRITUALE. NON SONO QUI PER CONDANNARE I RICCHI. ANCHE CRISTO NON HA DURAMENTE CONDANNATO I RICCHI PER IL FATTO DI ESSERE RICCHI O PERCHÉ USAVANO ABITI LUSSUOSI. HA DURAMENTE CONDANNATO I RICCHI CHE NON CONSIDERAVANO I BISOGNI DEI POVERI CHE VIVEVANO NELLA MISERIA. CRISTO NON HA CONDANNATO IL SEMPLICE POSSESSO DI BENI MATERIALI. MA LE SUE PAROLE PIÙ SEVERE ERANO DIRETTE A COLORO CHE USAVANO I LORO BENI IN MODO EGOISTA, SENZA PENSARE AL LORO PROSSIMO CHE MANCAVA DELLE COSE NECESSARIE. 2.473 - 22.01.2005 LA VITA SENZA DIO PERDE VALORE ED EFFICACIA. DIO NON ABBANDONA I POVERI. I RICCHI AVRANNO DA LAMENTARSI.2.496 - 17.03. COSA SARÀ DEI RICCHI QUANDO HANNO, AVRANNO BISOGNO DEI POVERI? LA TAVOLA IMBANDITA SARÀ UN GIORNO SENZA PANE. NON DIMENTICATE: DIO HA TUTTO SOTTO CONTROLLO. 2.517 - 01.05.2005 L’UMANITÀ SI È ALLONTANATE DAL CREATORE E ORA DEVE PAGARE PER I SUOI CRIMINI. GLI UOMINI PIÙ RICCHI DEL MONDO SARANNO IN DIFFICOLTÀ; STENDERANNO LA MANO AI POVERI E CHIEDERANNO GRAZIA. L’EUROPA TOCCHERÀ IL FONDO. GLI APPELLI DEL SIGNORE NON SONO STATI ASCOLTATI E GLI UOMINI SONO DIVENTATI CIECHI SPIRITUALMENTE. L’ANGELO DEL SIGNORE PASSERÀ E FERIRÀ LA TERRA. L’UMANITÀ VIVRÀ MOMENTI DI GRANDE DOLORE. PREGATE. DITE A TUTTI CHE DIO È VERITÀ E CHE DIO ESISTE. SOLO IN LUI È LA VOSTRA VERA LIBERAZIONE 458 – 2 novembre 1991 - 5. ANDATE PER IL MONDO E ANNUNCIATE IL VANGELO ……..MIEI CARI FIGLI, SE VOLETE SEGUIRE L’ESEMPIO DI MIO FIGLIO GESÙ, VOI SACERDOTI E VESCOVI, DOVETE VIVERE E AGIRE IN MODO DA POTER ESSERE DISPONIBILI AL GREGGE, DAL PIÙ IMPORTANTE AL PIÙ PICCOLO. DOVETE VOLER STARE IN MEZZO A LORO, CHE SIANO RICCHI O POVERI, COLTI O BISOGNOSI DI EDUCAZIONE. CON PRONTEZZA, DOVETE CONDIVIDERE LE LORO GIOIE E TRISTEZZE, NON SOLO NEI VOSTRI PENSIERI E NELLE VOSTRE PREGHIERE, MA ANCHE STANDO CONCRETAMENTE IN MEZZO A LORO IN MODO CHE, MEDIANTE LA VOSTRA PRESENZA E IL VOSTRO MINISTERO, ESSI POSSANO SPERIMENTARE L’AMORE DI DIO. SARETE CAPACI DI ANNUNCIARE IN MANIERA EFFICACE SOLO SE ASCOLTERETE LA PAROLA DI DIO E LA VIVRETE NELLA VOSTRA VITA QUOTIDIANA. 367 - 5 gennaio 1991 CARI FIGLI, IO SONO LA MADRE DEI POVERI. Voi che siete nell’abbondanza dovete pensare ai più poveri, a coloro che non hanno abbastanza, che vivono nella miseria cronica, che soffrono la FAME. Guardatevi intorno. Quello che vedete non vi ferisce il cuore? Ricordate sempre che il valore di UN UOMO non sta in quello che ha, ma in quello che è. 675 – 7 agosto 1993 CARI FIGLI, SONO LA MADRE DEI POVERI. SOFFRO PER COLORO CHE HANNO FAME E NON HANNO NULLA DA MANGIARE. Sappiate valorizzare i poveri, poiché anche loro sono stati creati come voi a immagine e somiglianza di Dio. Non vi fa male il cuore? Quanti in questo mondo hanno FAME, sebbene abbiano i vostri stessi diritti? Non ignorate questa situazione ma, per quanto è possibile, cercate di aiutare coloro che hanno bisogno di voi. Siate generosi e Dio vi benedirà e vi ricompenserà. 1.747 - 3 giugno 2000 Egli trasformerà l’umanità in un NUOVO GIARDINO. Quando tutto questo accadrà, la terra sarà fertile e nulla mancherà all’uomo. Sarà il tempo in cui i frutti degli alberi si moltiplicheranno e la raccolta si farà due volte all’anno. La FAME sarà estinta dall’umanità. Non ci sarà più MORTE né dolore e con il Signore tutti vivranno FELICI. Affrettatevi. Convertitevi in fretta. Siate GIUSTI, perché solo ai GIUSTI il Signore permetterà di sperimentare questo grande dono. Pregate molto. 1.829 - 12 dicembre 2000 Cari figli, sono vostra Madre e vengo dal Cielo per incoraggiarvi e dirvi che questi sono i miei tempi. La lotta tra me e il mio avversario sta arrivando alla fine. Presto vedrete la pace regnare sulla terra. Vedrete NUOVI CIELI E NUOVE TERRE. Il Signore regnerà in tutti i cuori e non ci saranno più guerre, né spargimento di sangue. I Paesi nemici si riconcilieranno. LA RUSSIA SARA’ IL GRANDE ESEMPIO DI FEDE PER TUTTA L’UMANITA’. SARA’ IL PAESE CHE PIU’ ONORERA’ IL NOME DI GESU’. Coloro che soffrono a causa della FAME saranno saziati. La FAME sarà estinta dall’umanità e tutti vivranno FELICI. RALLEGRATEVI. 2.533 - 07.06.2005 Cari figli, il potere di Dio si manifesterà in favore dei GIUSTI. Il Signore è con il suo popolo. SAPPIATE CHE DOVE OGGI C’È FAME CI SARÀ ABBONDANZA. I bambini giocheranno con gli animali che oggi sono feroci e la vita sulla terra sarà totalmente differente. Cercate il Signore. Alimentatevi dell’Eucarestia e della parola di Dio. Siate GIUSTI per ricevere da Dio la grazia della sua MISERICORDIA. 3.002 - 27/05/2008 Dopo tutta la tribolazione, il Signore asciugherà le vostre lacrime e la pace regnerà sulla terra. L’umanità conoscerà le meraviglie del Signore e tutti vivranno FELICI. Non ci sarà più FAME e il Signore regnerà nel cuore degli uomini e delle donne di fede. Sarà il tempo del TRIONFO DEFINITIVO DEL MIO CUORE IMMACOLATO con la vittoria della Chiesa. 3.020 - 08/07/2008 MOLTI DEI MIEI POVERI FIGLI SOFFRIRANNO, PERCHÉ NON CI SARÀ ALIMENTO PER SAZIARE LA FAME. L’umanità sarà sorpresa. INGINOCCHIATEVI in preghiera. Io SONO LA MADRE che ripete la STESSA CANZONE: tornate, tornate, tornate. 3.069 - 21/10/2008 L’umanità è divenuta cieca per mancanza di amore. Soffro per ciò che vi attende. Prendete sul serio ciò che vi dico. Non state con le mani in mano. LA FAME PORTERÀ GRANDE SOFFERENZA ALL’UMANITÀ. Soffro a causa dei miei poveri figli. Per i fedeli giungeranno i momenti difficili. Cercheranno nella Chiesa l’alimento prezioso, ma torneranno affamati. Camminate verso un futuro doloroso. Siate preparati. Confidate nel Signore e sarete vittoriosi. Avanti.



  • POST DEL 2/11/2014 AGGIORNATO AL 27 MAGGIO 2018
      • Dal 1987, la Madonna appare ad Anguera (Brasile) al veggente Pedro Régis, dettandogli messaggi per tutta l'umanità. 
      • I messaggi vengono trasmessi 3 volte a settimana: ogni martedì e sabato, più un altro giorno variabile.

      ULTIMO MESSAGGIO IN ITALIANO DAL SITO WEB UFFICIALE BRASILIANO 

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      Questo post presente sul blog: https://nostrasignoradianguera.blogspot.it/ 
      e Twitter: https://twitter.com/angueramessaggi è un interpretazione personale e non corrisponde necessariamente al vero significato dei messaggi, degli avvertimenti della Madonna al mondo  e delle profezie  annunciate da Nostra Signora ad Anguera.
      Si consiglia di visitare il sito web ufficiale brasiliano del veggente Pedro Regis:
      http://www.apelosurgentes.com.br/pt-br/      e la pagina dedicata al commento delle profezie:  http://www.apelosurgentes.com.br/pt-br/cms/list/not%C3%ADcias  
      (Gestore sito web: ANSA - Associacao Nossa Senhora de Anguera).
    • Mt 19:24 Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno dei cieli».

      Mc 10:25 È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio».


      Lc 18:25 È più facile per un cammello passare per la cruna di un ago che per un ricco entrare nel regno di Dio!».
Gv 12:8 I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me».

Giac 2:5 Ascoltate, fratelli miei carissimi: Dio non ha forse scelto i _poveri nel mondo per farli ricchi con la fede ed eredi del regno che ha promesso a quelli che lo amano?


Ap 13:16 Faceva sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi ricevessero un marchio sulla mano destra e sulla fronte;


Lc 16:19 C'era un uomo ricco, che vestiva di porpora e di bisso e tutti i giorni banchettava lautamente. 20 Un mendicante, di nome Lazzaro, giaceva alla sua porta, coperto di piaghe, 21 bramoso di sfamarsi di quello che cadeva dalla mensa del ricco. Perfino i cani venivano a leccare le sue piaghe. 22 Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. 23 Stando nell'inferno tra i tormenti, levò gli occhi e vide di lontano Abramo e Lazzaro accanto a lui. 24 Allora gridando disse: Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell'acqua la punta del dito e bagnarmi la lingua, perché questa fiamma mi tortura. 25 Ma Abramo rispose: Figlio, ricordati che hai ricevuto i tuoi beni durante la vita e Lazzaro parimenti i suoi mali; ora invece lui è consolato e tu sei in mezzo ai tormenti. 26 Per di più, tra noi e voi è stabilito un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi non possono, né di costì si può attraversare fino a noi. 27 E quegli replicò: Allora, padre, ti prego di mandarlo a casa di mio padre, 28 perché ho cinque fratelli. Li ammonisca, perché non vengano anch'essi in questo luogo di tormento. 29 Ma Abramo rispose: Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro. 30 E lui: No, padre Abramo, ma se qualcuno dai morti andrà da loro, si ravvederanno. 31 Abramo rispose: Se non ascoltano Mosè e i Profeti, neanche se uno risuscitasse dai morti saranno persuasi».

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 10,17-27


In quel tempo, mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: "Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre"».
Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va', vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fce scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni.
Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!». I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?». Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile presso Dio».



Ricchi sempre più ricchi, poveri sempre più poveri

22/1/2018

1.415 - 24 aprile 1998

Cari figli, non permettete che le cose materiali vi allontanino da Dio. E voi ricchi, piangete sui vostri beni materiali, perché a causa di essi siete lontani da Dio e camminate verso un grande abisso. Voi che avete fatto dei vostri beni terreni il vostro tutto, state camminando in una triste cecità spirituale. Io sono venuta dal cielo per liberarvi e condurvi a mio Figlio Gesù. Desiderate per voi i beni celesti, perché questi non avranno mai fine. Quello che dico è: chi semina nella fede, raccoglie nella fede. E questo basta. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto nel nome della Santissima Trinità. Grazie per avermi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Rimanete nella pace.
Profezia della Madonna di Anguera n. 170 – 16 maggio 1989
Cari figli, quanti in questo mondo soffrono la fame e molti, pur avendo una tavola imbandita, non fanno nulla per loro. Verrà il giorno nel quale molti ricchi piangeranno e supplicheranno i poveri, perché le loro anime sono morte come una notte oscura. Sono una madre che ripete lo stesso ritornello; ritornate, ritornate, perché il mio Signore ancora attende la vostra conversione. Ritornate. C’è ancora tempo. Non attendete domani, perché potrebbe essere troppo tardi. Tornate oggi, ora, se volete essere salvati. Grazie per avermi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Rimanete nella pace.

Profezia della Madonna di Anguera n 205 – 8 settembre 1989
Cari figli, sono qui perché sono fedele a Cristo e perché amo ciascuno di voi in particolare. Desidero parlare e testimoniare l’Amore di mio Figlio Gesù a tutti voi, affinché possiate credere in Lui ed essere salvati. L’umile serva del Signore è oggi in mezzo a voi con la stessa intensità e lo stesso affetto con i quali il Divino Maestro riceveva e benediceva le folle e specialmente le persone che soffrivano per i loro problemi. Vengo ad aiutare tutti. Sono la Madre di tutti, specialmente dei poveri. Benedetti sono i poveri e coloro che, per Cristo, sono specialmente sensibili verso i Suoi fratelli che soffrono per la mancanza di cose necessarie. Non preoccupatevi di accumulare ricchezze. Dovreste mettere i beni che Dio vi ha donato a disposizione di tutti. Cercate innanzitutto la vostra vita spirituale. Non sono qui per condannare i ricchi. Anche Cristo non ha duramente condannato i ricchi per il fatto di essere ricchi o perché usavano abiti lussuosi. Ha duramente condannato i ricchi che non consideravano i bisogni dei poveri che vivevano nella miseria. Cristo non ha condannato il semplice possesso di beni materiali. Ma le Sue parole più severe erano dirette a coloro che usavano i loro beni in modo egoista, senza pensare al loro prossimo che mancava delle cose necessarie. Vivete nell’amore Immacolato del mio Cuore. Grazie per avermi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Rimanete nella pace.

Profezia della Madonna di Anguera n 2.473 - 22.01.2005
Cari figli; in una regione della Terra della Santa Croce (Brasile), che in passato elevò molti uomini e impoverì molti, a causa di un famoso frutto, accadrà una grande catastrofe che richiamerà l’attenzione del mondo. Non si sentirà più il profumo di quel frutto. La vita senza Dio perde valore ed efficacia. Dio non abbandona i poveri. I ricchi avranno da lamentarsi. Pregate. La vostra forza è nella preghiera. Non scoraggiatevi. Chi è con il Signore non sarà mai confuso. Coraggio. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto nel nome della Santissima Trinità. Grazie per avermi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Rimanete nella pace.

Profezia della Madonna di Anguera n 2.496 - 17.03.2005
Cari figli, un uomo cieco, un uccello veloce, uomini riuniti e un piatto rotto. Chi guarda solo se stesso perde la grazia di Dio. Cosa sarà dei ricchi quando hanno, avranno bisogno dei poveri? La tavola imbandita sarà un giorno senza pane. Non dimenticate: Dio ha tutto sotto controllo. Pregate. Non allontanatevi dalla preghiera. Dio vi ama e vi attende con immenso amore di Padre. Convertitevi in fretta. Vedrete orrori sulla terra. Le nazioni saranno in guerra. La fede sarà presente in pochi cuori, ma Dio farà sorgere qualcuno che condurrà nuovamente l’umanità alla vera fede. Questo sarà un grande uomo di fede, ma la sua fine sarà dolorosa perché avrà insegnato la verità e avrà condotto il popolo di Dio alla vittoria spirituale. Anche nei momenti difficili, ricordatevi sempre che Dio non si dimentica di voi. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto nel nome della Santissima Trinità. Grazie per avermi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Rimanete nella pace.

Profezia della Madonna di Anguera n 2.517 - 01.05.2005
Cari figli, gli angeli del Signore stanno con le spade in mano e guai a coloro che hanno corrotto la terra. L’umanità si è allontanate dal Creatore e ora deve pagare per i suoi crimini. Gli uomini più ricchi del mondo saranno in difficoltà; stenderanno la mano ai poveri e chiederanno grazia. L’Europa toccherà il fondo. Gli appelli del Signore non sono stati ascoltati e gli uomini sono diventati ciechi spiritualmente. L’Angelo del Signore passerà e ferirà la terra. L’umanità vivrà momenti di grande dolore. Pregate. Dite a tutti che Dio è Verità e che Dio esiste. Solo in Lui è la vostra vera liberazione. Avanti. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto nel nome della Santissima Trinità. Grazie per avermi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Rimanete nella pace.

Profezia della Madonna di Anguera n 458 – 2 novembre 1991
(È il messaggio più lungo dato dalla Madonna a Pedro Régis, è salvato a parte)
IL MESSAGGIO 458 (2 novembre 1991)
5. ANDATE PER IL MONDO E ANNUNCIATE IL VANGELO
……..Miei cari figli, se volete seguire l’esempio di mio Figlio Gesù, voi sacerdoti e vescovi, dovete vivere e agire in modo da poter essere disponibili al gregge, dal più importante al più piccolo. Dovete voler stare in mezzo a loro, che siano ricchi o poveri, colti o bisognosi di educazione. Con prontezza, dovete condividere le loro gioie e tristezze, non solo nei vostri pensieri e nelle vostre preghiere, ma anche stando concretamente in mezzo a loro in modo che, mediante la vostra presenza e il vostro ministero, essi possano sperimentare l’amore di Dio. Sarete capaci di annunciare in maniera efficace solo se ascolterete la Parola di Dio e la vivrete nella vostra vita quotidiana…………………..


367 - 5 gennaio 1991
CARI FIGLI, IO SONO LA MADRE DEI POVERI. Voi che siete nell’abbondanza dovete pensare ai più poveri, a coloro che non hanno abbastanza, che vivono nella miseria cronica, che soffrono la FAME. Guardatevi intorno. Quello che vedete non vi ferisce il cuore? Ricordate sempre che il valore di UN UOMO non sta in quello che ha, ma in quello che è. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto nel nome della Santissima Trinità. Grazie per avermi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Rimanete nella pace.

675 – 7 agosto 1993
CARI FIGLI, SONO LA MADRE DEI POVERI. SOFFRO PER COLORO CHE HANNO FAME E NON HANNO NULLA DA MANGIARE. Sappiate valorizzare i poveri, poiché anche loro sono stati creati come voi a immagine e somiglianza di Dio. Non vi fa male il cuore? Quanti in questo mondo hanno FAME, sebbene abbiano i vostri stessi diritti? Non ignorate questa situazione ma, per quanto è possibile, cercate di aiutare coloro che hanno bisogno di voi. Siate generosi e Dio vi benedirà e vi ricompenserà. Proseguite sulla strada che vi sto mostrando, poiché è l’unico modo per poter crescere nella vita spirituale. Ascoltatemi. Non fuggite da me. Convertitevi. Molte cose dipendono dalla vostra conversione. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto nel nome della Santissima Trinità. Grazie per avermi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Rimanete nella pace.
1.747 - 3 giugno 2000
Cari figli, si avvicina il tempo della grande purificazione per l’umanità. Vi chiamo oggi a vivere rivolti al Signore, che è il vostro bene assoluto e vi conosce per nome. Vi chiedo di non rimanere nel peccato. Lasciate che la grazia del mio Signore vi trasformi. Voglio che facciate parte dell’ESERCITO vittorioso del Signore. Grande è la grazia che il Signore riserva per i suoi. Egli trasformerà l’umanità in un NUOVO GIARDINO. Quando tutto questo accadrà, la terra sarà fertile e nulla mancherà all’uomo. Sarà il tempo in cui i frutti degli alberi si moltiplicheranno e la raccolta si farà due volte all’anno. La FAME sarà estinta dall’umanità. Non ci sarà più MORTE né dolore e con il Signore tutti vivranno FELICI. Affrettatevi. Convertitevi in fretta. Siate GIUSTI, perché solo ai GIUSTI il Signore permetterà di sperimentare questo grande dono. Pregate molto. Non perdete la speranza. Io sono al vostro fianco. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto nel nome della Santissima Trinità. Grazie per avermi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Rimanete nella pace.

1.829 - 12 dicembre 2000
Cari figli, sono vostra Madre e vengo dal Cielo per incoraggiarvi e dirvi che questi sono i miei tempi. La lotta tra me e il mio avversario sta arrivando alla fine. Presto vedrete la pace regnare sulla terra. Vedrete NUOVI CIELI E NUOVE TERRE. Il Signore regnerà in tutti i cuori e non ci saranno più guerre, né spargimento di sangue. I Paesi nemici si riconcilieranno. LA RUSSIA SARA’ IL GRANDE ESEMPIO DI FEDE PER TUTTA L’UMANITA’. SARA’ IL PAESE CHE PIU’ ONORERA’ IL NOME DI GESU’. Coloro che soffrono a causa della FAME saranno saziati. La FAME sarà estinta dall’umanità e tutti vivranno FELICI. RALLEGRATEVI. Non tiratevi indietro e non risparmiate sforzi per convertirvi. A quelli che sono lontani, chiedo di tornare al Signore. Ecco: il Signore vi concede il suo amore e il suo perdono. Tornate con coraggio. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto nel nome della Santissima Trinità. Grazie per avermi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Rimanete nella pace.

2.533 - 07.06.2005

Cari figli, il potere di Dio si manifesterà in favore dei GIUSTI. Il Signore è con il suo popolo. Sappiate che dove oggi c’è FAME ci sarà abbondanza. Il triste paesaggio del sertão sarà trasformato e gli uomini vedranno la mano potente del Signore agire. Arriverà il giorno in cui la neve cadrà in pieno sertão (nordestino). I bambini giocheranno con gli animali che oggi sono feroci e la vita sulla terra sarà totalmente differente. Cercate il Signore. Alimentatevi dell’Eucarestia e della parola di Dio. Siate GIUSTI per ricevere da Dio la grazia della sua MISERICORDIA. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto nel nome della Santissima Trinità. Grazie per avermi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Rimanete nella pace.

sertão= regione semi-arida del nord est brasiliano.

3.002 - 27/05/2008
Cari figli, SONO LA MADRE che ripete la STESSA CANZONE: ritornate, ritornate. Il vostro Dio vi attende a braccia aperte. Assumete la vostra missione di veri figli di Dio e cercate di essere in tutto come Gesù. Ovunque testimoniate che siete veramente di Cristo. L’umanità si è allontanata dal Creatore ed è giunto il momento del grande ritorno. Non state con le mani in mano. Dio ha fretta. Sono vostra Madre e desidero vedervi FELICI già qui sulla terra e più tardi con me in cielo. Non restate stazionari nel peccato. Aprite i vostri cuori e accettate la volontà del Signore per le vostre vite. Sappiate che il Signore ha preparato per voi ciò che gli occhi umani non hanno mai visto. Dopo tutta la tribolazione, il Signore asciugherà le vostre lacrime e la pace regnerà sulla terra. L’umanità conoscerà le meraviglie del Signore e tutti vivranno FELICI. Non ci sarà più FAME e il Signore regnerà nel cuore degli uomini e delle donne di fede. Sarà il tempo del TRIONFO DEFINITIVO DEL MIO CUORE IMMACOLATO con la vittoria della Chiesa. Coraggio. Non perdetevi d’animo. Non permettete che la fiamma della fede si spenga dentro di voi. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto nel nome della Santissima Trinità. Grazie per avermi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Rimanete nella pace.
3.020 - 08/07/2008
Cari figli, sono vostra Madre Addolorata e soffro per ciò che vi attende. L’umanità porterà una CROCE PESANTE e gli uomini chiederanno soccorso, ma non troveranno aiuto. Molti dei miei poveri figli soffriranno, perché non ci sarà alimento per saziare la FAME. L’umanità sarà sorpresa. INGINOCCHIATEVI in preghiera. Io SONO LA MADRE che ripete la STESSA CANZONE: tornate, tornate, tornate. Quando il regno sarà diviso, ci sarà grande DISORDINE tra i leader religiosi. Molti uomini e donne di fede cammineranno senza direzione e pieni di dubbi. Non sapranno da che parte stare. Una piaga sarà aperta nel cuore della Chiesa. Dite a tutti che Dio ha fretta. Ciò che dovete fare, non rimandatelo a domani. Ascoltate i miei appelli e testimoniate a tutti ciò che vi dico. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto nel nome della Santissima Trinità. Grazie per avermi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Rimanete nella pace.
3.069 - 21/10/2008

Cari figli, pregate, perché solo così potete comprendere i disegni di Dio per le vostre vite. Siate docili alla chiamata del Signore. Aprite i vostri cuori all’amore di Dio e sarete capaci di amare e perdonare. L’umanità è divenuta cieca per mancanza di amore. Soffro per ciò che vi attende. Prendete sul serio ciò che vi dico. Non state con le mani in mano. La FAME porterà grande sofferenza all’umanità. Soffro a causa dei miei poveri figli. Per i fedeli giungeranno i momenti difficili. Cercheranno nella Chiesa l’alimento prezioso, ma torneranno affamati. Camminate verso un futuro doloroso. Siate preparati. Confidate nel Signore e sarete vittoriosi. Avanti. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto nel nome della Santissima Trinità. Grazie per avermi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Rimanete nella pace.


Onu: “Siamo davanti alla più grave crisi umanitaria dal 1945”

Farmageddon racconta l'orrore degli allevamenti intensivi



La fame colpisce ancora 800 milioni di persone nel mondo

Pubblicato il 15/06/2016
Ultima modifica il 15/06/2016 alle ore 10:42

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Questa pagina è stata modificata per l'ultima volta il 21 mar 2017 alle 10:14.

Il premio Nobel Norman Borlaug, che ha posto al centro della sua attività il problema della fame del mondo
La fame è riferita letteralmente al bisogno di cibo; può anche essere applicata metaforicamente ai desideri di altra natura. Il termine è usato più largamente per riferirsi ai casi di diffusa malnutrizione o privazione di cibo fra le popolazioni, solitamente dovuto a povertà, conflitti, instabilità politica, o a circostanze agricole avverse (carestia).
La fame come condizione fisiologica
Il termine fame è usato comunemente per indicare l'avere un forte appetito o l'essere pronti per mangiare. Dopo un lungo periodo senza alimentazione, la sensazione di fame si trasforma in una sensazione progressivamente più grave, fino a diventare acutamente dolorosa. Dopo malnutrizione prolungata, l'organismo giunge a morte a causa di un mancato apporto di principi nutritivi indispensabili. Questo stato si chiama cachessia.

Politiche sulla fame
La fame continua ad essere un problema in tutto il mondo. Secondo l'Organizzazione per l'alimentazione e l'agricoltura delle Nazioni Unite, "850 milioni di persone nel mondo erano denutrite fra il 1999 e il 2005" ed il numero è in continuo aumento.
Nell'anno 2000 tutte le nazioni del mondo nel quadro delle Nazioni Unite (2000-Obiettivi del Millennio) si sono impegnate a ridurre la povertà della metà entro l'anno 2015. Ma in effetti il difficile obiettivo non è stato raggiunto; anzi, la fame nel mondo sembra, soprattutto in alcune regioni africane, tendere all'aumento.
Sul problema della fame del mondo si scontrano due teorie opposte:
·         La prima ritiene che non sia dovuta alla carenza della produzione alimentare mondiale, e il problema fondamentale sarebbe solo la ripartizione del potere di acquisto a livello mondiale che resta fortemente asimmetrica.[1]
·         La seconda vede, dopo un periodo di relativa abbondanza dei mezzi di produzione, scenari sempre più apocalittici.[senza fonte]

Una bambina affetta da Kwashiorkor in un campo per rifugiati durante la guerra civile nigeriana
L'equilibrio tra la produzione di alimenti e il loro consumo ha sempre costituito uno degli obiettivi più ardui delle società umane. Ragioni plurime hanno congiurato, nel corso della storia, per rendere le disponibilità inferiori al fabbisogno. A chi la osservi dal punto di vista della disponibilità di cibo la storia umana è una lunga serie di carestie interrotte da rari periodi di prosperità. Tra le ragioni delle carestie un ruolo peculiare svolge la guerra, siccome i popoli in guerra hanno sempre cercato di distruggere, reciprocamente, le messi dei nemici, e la guerra è stata indissolubilmente legata, per millenni, alla carestia.
Cause di carestie erano anche gli eventi climatici e i parassiti dei vegetali. Gli storici del clima hanno provato le conseguenze catastrofiche, sui raccolti, di lunghi periodi freddi, le piccole glaciazioni. Le cronache del passato sono ricolme, peraltro, di notizie sulla distruzione totale dei raccolti a causa di insetticavallettecoccinellecoleotteri (ad esempio la dorifora), e a causa di infezioni di alcuni microrganismi, le "crittogame", causa di grandi carestie, che si sono potute controllare solo dopo la diffusione degli insetticidi e degli anticrittogamici di sintesi, anche se le relative problematiche hanno aperto questioni molto complesse. Le cronache italiane del Settecento ci propongono il quadro più inquietante della più grave carestia del secolo, quella che si protrasse tra il 1765 e il 1766, causata da giornate fredde e umide all'inizio dell'estate, che crearono le condizioni ideali per il pullulare della ruggine del frumento, uno dei funghi microscopi più dannosi, che i contadini dell'epoca non poterono combattere con alcun formulato antiparassitario. Come conseguenza ci furono decine di migliaia di morti.
Oggi gli equilibri alimentari del Pianeta sono assicurati da 2 miliardi di tonnellate di cereali, che, sommati alle altre derrate chiave, gli oli, gli zuccheri, la carne e i latticini, assicurano una razione media, per ogni abitante della terra, di 2.700 Kcal, astrattamente adeguata ai bisogni biologici. Si deve dire astrattamente siccome la media non corrisponde, palesemente, ai valori che la compongono. Nei paesi occidentali sono comuni diete che sfiorano le 5.000 Kcal, che salirebbero a 10.000 se si computassero le calorie fornite agli animali per produrre carne e latticini, mentre 800 milioni di uomini vivono al di sotto delle 2.000 Kcal, confrontandosi, quindi, con la fame e le malattie che ne derivano, e gran parte dell'Asia non supera le 2.300, dimostrando l'esistenza di vastissimi bisogni non soddisfatti.

Bambino sottonutrito
I due miliardi di tonnellate di cereali prodotti sul planisfero sono il risultato di cinque fattori:
·         La semina dei cereali su 700 milioni di ettari, metà della superficie coltivata sul pianeta (che comprende la coltura delle foraggere, delle piante oleaginose, degli ortaggi e dei alberi da frutto, esclusi i pascoli naturali).
·         La disponibilità, sul totale, di 260 milioni di ettari irrigabili, un terzo del totale su cui si realizza il 70 per cento della produzione complessiva.
·         L'uso, sulla superficie irrigua, di 3.100 chilometri cubici di acqua
·         L'impiego di 150 milioni di tonnellate di fertilizzanti, che, combinati con l'acqua, rendono possibili produzioni quattro volte maggiori di quelle asciutte senza fertilizzanti.
·         Varietà di cereali selezionate dai genetisti per la maggiore produttività, capaci di rese cinque-dieci volte maggiori di quelle primitive.
Si deve rilevare che la produzione di cereali è cresciuta in modo travolgente, triplicandosi in entità, nell'ultimo cinquantennio, nel quale ha visto l'impiego massiccio di tutti i fattori elencati. Ma si deve rilevare che alle foreste non si può, ormai, sottrarre nuovi campi, che acqua ai grandi fiumi non se ne può più estrarre, che perciò è difficile estendere le superfici irrigue, che un impiego maggiore di fertilizzanti potrebbe rivelarsi catastrofico per gli equilibri idrologici. E che, infine, le nuove creature della genetica assicurano piccoli vantaggi sui cereali attuali, senza ricalcare i grandissimi guadagni che realizzavano quelli degli anni cinquanta. Come risultato, gli incrementi di produttività annuale delle colture mondiali continuano a diminuire. Negli anni sessanta le rese cerealicole crescevano del 3% ogni anno, negli anni settanta del 2,3%, negli anni ottanta e novanta sono cresciute del 2%, varcato il millennio gli incrementi sono stati ancora più modesti.
Mentre si prevedono massicci incrementi della domanda, soprattutto per il miglioramento delle condizioni economiche di tutta la popolazione asiatica, l'aumento futuro delle produzioni agricole in assenza di un vigoroso impulso alla ricerca, e di un programma globale di rispetto delle risorse agricole, suoli e acque, è incerto.
La "lotta alla fame"
Per la possibilità di sconfiggere la fame nel mondo si scontrano due scuole di pensiero: una sottolinea soprattutto la necessità di una migliore distribuzione delle risorse alimentari, la seconda vuole, invece, porre l'accento sulla necessità di aumentare le capacità produttive, come avvenne con la "Rivoluzione verde".

Goya:I disastri della guerra
Nutrire il pianeta
Il tema del Nutrire il pianeta è stato scelto come argomento centrale dell'Expo 2015 di Milano. Pensato ancora quando la comunità mondiale riteneva che si fossero create le premesse per una stabile situazione di surplus agricoli e che il problema fosse principalmente quello di una più equa distribuzione del cibo, ha visto in un breve periodo di tempo spostarsi verso rialzi impensabili dei prezzi delle derrate agricole, mentre le eccedenze di cereali venivano dirottate verso la produzione di biocarburanti[2]
Note
1.  ^ A loro dire esistono studi FAO, secondo cui la Terra potrebbe permettere di nutrire più di 12 miliardi di persone.
2.  ^ Panorama
Bibliografia
·         Alexandratos Nikos (editor), World agricolture: towards 2010. An Fao study, FAO, John Wiley & sons, New York, 1995
·         Brown R. Lester, Who will feed China?, W. W. Norton & co., New York, London 1995
·         Calla Alex F. mc, Agriculture in 21st Century, Cimmyt Economic program, El Batàn 2000
·         Cimmyt, Annual Report 1998-99. Science to sustain people and the environment, Mexico d. f. 1999
·         Commitee on World Food Security, Special event on the green Revolution in Africa, background document, FAO, Rome, may 2005
·         Conway Gordon, The doubly green revolution, Penguin books, Harmondsworth 1997
·         George Susan, Come muore l'altra metà del mondo. Le vere ragioni della fame mondiale, tr. di Luca Trevisani da How the Other Half Dies. The Real Reasons for World Hunger, Feltrinelli, Milano 1978
Voci correlate
·         Povertà
·         Carestia
·         Denutrizione
·         Malnutrizione
·         Indice globale della fame
·         Indice di sazietà
·         Inedia
·         Sicurezza alimentare
·         Surplus agricolo

·         Finitezza delle risorse

Crisi dei ricchi, via crucis dei poveri

Pubblicato giovedì 5 Marzo 2009

di Jorge Majfud 

(Lincoln University. http://majfud.info)
Le teorie dell’evoluzione dopo Darwin assumono una dinamica divergente. Due specie possono discendere da una comune; ogni tanto, le specie stesse possono scomparire in forma graduale o drastica, ma mai due specie finiscono con il confluire in una sola. Non esiste meticciato se non all’interno della stessa specie. Nel lungo periodo, una gallina e un’uomo sono parenti lontani, discendenti di un qualche rettile ed entrambi rappresentano una risposta positiva della vita nella lotta per la sopravvivenza.
Cioé, la diversità è la forma in cui la vita si espande e si adatta ai diversi ambienti e alle diverse condizioni. Diversità e vita sono sinonimi per la biosfera. I processi vitali tendono alla diversità ma allo stesso tempo sono espressione di una unità, la biosfera, Gaia, l’esuberanza della vita nella sua permanente lotta per sopravvivere in ambienti ostili al suo stesso miracolo.
Per la stessa ragione la diversità culturale è un requisito per la vita dell’umanità. Ovvero, e comunque potrebbe essere una ragione sufficiente, la diversità non si limita solo a evitarci la noia della monotonia ma, inoltre, è parte della nostra sopravvivenza vitale come umanità.
Nonostante ciò, siamo stati noi esseri umani la unica specie che ha sostituito la naturale e prudente sostituzione di specie con un artificiale e minaccioso sterminio, con il saccheggio industriale e con la contaminazione del consumismo. Coloro tra noi che sostengono un possibile ma non inevitabile “progresso della storia” basato sulla conoscenza e l’esercizio dell’eguale-libertà, possono vedere che l’umanità, tante volte posta in pericolo di estinzione da se stessa, ha ottenuto alcuni successi che le hanno permesso di sopravvivere e di convivere con la propria crescente forza muscolare. E nonostante ciò, non abbiamo aggiunto niente di buono al resto della natura. In molti aspetti, in questo naturale processo di prove ed errori, forse siamo andati indietro o i nostri errori sono diventati esponenzialmente più pericolosi.
Il consumismo è uno di questi errori. Questo appetito insaziabile ha poco o niente a che fare con il progresso verso una possibile e comunque improbabile era senza-fame, post-scarsità, piuttosto ha a che vedere con una più primitiva era della gola e dell’avidità. Non diciamo che ha a che fare con un istinto animale, perchè nemmeno i leoni monopolizzano la savana né praticano lo sterminio sistematico delle proprie vittime, e perchè perfino i maiali si saziano solo di tanto in tanto.
La cultura del consumismo ha mostrato i suoi limiti in vari aspetti. Primo, ha contraddetto la condizione prima segnalata, superando le diversità culturali, sostituendole con i suoi ninnoli universali o creando una pseudo diversità dove un operaio giapponese o una meccanica tedesca possono utilizzare per due giorni un oggetto di artigianato peruviano fatto in Cina o possono godere cinque giorni della più bella tendina veneziana importata da Taiwan prima che si rompano per l’uso eccessivo. Secondo, perchè ha anche minacciato l’equilibrio ecologico con le sue estrazioni illimitate e le sue restituzioni sotto forma di spazzatura immortale.
Esempi concreti possiamo osservarli attorno a noi. Potremmo dire che è una fortuna che un operaio possa apprezzare le comodità che prima erano riservate solo alle classi agiate, le classi improduttive, le classi consumatrici. Nonostante ciò, questo consumo –indotto dalla pressione culturale e ideologica- si è convertito molte volte nella finalità del lavoratore e in uno strumento dell’economia. Il che, a rigor di logica, significa che l’individuo-strumento si è convertito in un mezzo dell’economia in quanto individuo-consumatore.
In quasi tutti i paesi sviluppati o in via di questo “modello di sviluppo”, i mobili che invadono i mercati sono pensati per durare pochi anni. O pochi mesi. Sono carini, hanno un bell’aspetto come quasi tutto nella cultura del consumo, ma se li fissiamo a lungo si rigano, perdono una vite o sono squadrati. Ogni giorno di più risulta esotica la preocupazione della mia familia di carpentieri per migliorare il disegno di una sedia perchè durasse cent’anni. Dei nuovi mobili usa-e-getta non ci si preoccupa molto perchè sappiamo che sono costati poco e che, in due o tre anni ne compreremo degli altri nuovi, il che comporta maggior interesse e trasformazione nella decorazione delle nostre case e dei nostri uffici e soprattutto stimola l’economia mondiale. Secondo la teoria in corso, ciò che buttiamo qui aiuta lo sviluppo industriale in qualche paese povero. Per questo ci sentiamo buoni, perchè siamo consumatori.
Ma questi mobili, anche quelli più economici, hanno consumato alberi, hanno bruciato combustibile nel loro lungo viaggio dalla Cina o dalla Malesia. La logia del “butto dopo aver usato”, che è la cosa più ragionevole per una siringa di plastica, diventa una legge necessaria per stimolare l’economia e mantenere il PIL in perpetua crescita, con le sue rispettive crisi e fobie quando la caduta provoca una recessione del due per cento. Per uscire dalla crisi bisogna aumentare la droga. I soli Stati Uniti, per esempio, destinano milioni di dollari perchè i suoi abitanti ritornino a consumare ed a spendere, destinano milioni di dollari per uscire dalla disperazione della recessione in modo che così il mondo possa continuare a girare, consumare e buttare.
Ma questi rifiuti, pur economici che siano –il consumismo è basato su della mercanzia economica, usa-e-getta, che rende quasi impossibile il riciclaggio di prodotti durevoli- possiedono pezzi di legno, plastica, batterie, canne di ferro, viti, vetro e ancora plastica. Negli Stati Uniti tutto ciò e anche di più va nella spazzatura –anche in questo tempo chiamato per ragioni equivoche “di grande crisi” - mentre nei paesi poveri, i poveri vanno alla ricerca della stessa spazzatura. Alla lunga, chi finisce con il consumare tutta la spazzatura è la natura mentre l’umanità continua a sospendere i cambiamenti nel proprio stile di vita al fine di uscire dalla recessione e al fine di sostenere la crescita dell’economia.
Ma cosa significa “crescita economica”, cosa significa questo due o tre per cento che ossessionano tutto il mondo, da Nord a Sud da Est a Ovest?
Il mondo è convinto che si trova in una terribile crisi. Ma il mondo è sempre stato in crisi. Ora la crisi è definita come mondiale perché (1) avanza e colpisce l’economia dei più ricchi; (2) il semplificato paradigma dello sviluppo ha diffuso la propria isteria al resto del mondo, contribuendo a darle legittimità. Ma negli Stati Uniti le persone continuano ad innondare i negozi e i ristoranti e i loro tagli non implicano mai la fame, sebbene siano in una situazione di gravità in cui milioni di lavoratori si trovano senza lavoro. Nei nostri paesi periferici una crisi significa bambini per la strada a chiedere elemosina. Negli Stati Uniti vuol dire consumatori che consumano un po’ meno mentre aspettano il prossimo ticket del governo.
Per uscire da questa “crisi”, gli specialisti si strizzano il cervello e la soluzione risulta sempre la stessa: aumentare il consumo. Ironicamente, aumentare il consumo prestando alla gente comune il suo stesso denaro attraverso le grandi banche private che ricevono l’aiuto salvifico del governo. Non si tratta solo di salvare alcune banche, ma, soprattutto, di salvare una ideologia e una cultura che da sole non sopravviverebbero se non ricevessero frequenti iniezioni ad hoc: stimoli finanziari, guerre che promuovono l’industria e controllano la partecipazione popolare, droghe e diversioni che stimolano, tranquillizzano e anestetizzano in nome di un bene comune.
Usciremo veramente dalla crisi quando il mondo ricomincerà una crescita del cinque per cento attraverso lo stimolo del consumo nei paesi ricchi? Non staremo preparando la prossima crisi?, una crisi reale –umana ed ecologica- e non una crisi artificiale come quella che subiamo oggi? Quando ci renderemo conto che questa non è veramente una crisi ma solo un’avvertenza, ovvero una opportunità per cambiare le nostre abitudini?
Ogni giorno rappresenta una crisi perchè ogni giorno scegliamo un percorso. Ma ci sono crisi che sono una lunga via crucis e altre che sono critiche perchè, sia per gli oppressi che per gli oppressori comportano una doppia possibilità: la conferma di un sistema o il suo annichilimento. Finora la prima ha prevalso sul secondo per mancanza di alternative. Ma non bisogna mai sottostimare la storia. Nessuno avrebbe mai pensato ad una alternativa al feudalesimo medioevale o al sistema schiavista. O quasi nessuno. La storia degli ultimi millenni dimostra che gli utopici l’avevano previsto con una precisione esagerata. Ma, come ai giorni nostri, gli utopici hanno sempre goduto di una cattiva fama. Perchè sono la denigrazione e il discredito le forme che ciascun sistema dominante ha sempre avuto per evitare la proliferazione di gente con troppa immaginazione.
ALAI AMLATINA, 25 febbraio 2009
Traduzione di Ruggero Fornoni


Povertà
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

La povertà è la condizione di singole persone o collettività umane nel loro complesso, che si trovano ad avere, per ragioni di ordine economico, un limitato (o del tutto mancante nel caso della condizione di miseria) accesso a beni essenziali e primari, ovvero a beni e servizi sociali d'importanza vitale. La povertà diventa pauperismo quando riguarda masse che non riescono più ad assicurarsi i minimi mezzi di sussistenza: è questo un fenomeno collegato a una particolare congiuntura economica che porta al di sotto del minimo di sussistenza una gran parte della popolazione.[1]
La povertà in linea generale tende ad essere di grado più elevato nelle aree rurali che in quelle urbane dove vi sono maggiori opportunità di fonti di reddito: inoltre nelle zone rurali, la povertà si accompagna ad un isolamento sociale maggiore di quello che la povertà di per sé determina. In genere però la povertà urbana può causare maggiori problemi rispetto a quella rurale: si vedano ad esempio i problemi sanitari che caratterizzano le baraccopoli o gli slums neipaesi in via di sviluppo.
La durata della povertà è un elemento molto importante per quanto riguarda la posizione sociale delle persone che non viene intaccata in casi di durata breve della situazione d'indigenza.
Le famiglie povere sono di norma quelle più numerose con un numero elevato di figli e di persone conviventi nello stesso ambito familiare. La numerosità della famiglia assolve ad un compito di assistenza per la vecchiaia dei genitori. Una funzione analoga di assistenza e di mutuo soccorso vengono svolte dalla cosiddetta famiglia allargata.
Il lavoro minorile è una fonte di reddito spesso essenziale per le famiglie povere, ma spesso causa un difetto dell'istruzione, determinando una sorta di circolo vizioso della povertà.
La posizione della donna riguardo alla situazione di povertà è spesso svantaggiata rispetto a quella dell'uomo, in termini sia di cultura e partecipazione alla vita sociale sia di carichi di lavoro e, talvolta, di disponibilità di cibo e altri beni essenziali.[2]

 

Povertà ed emarginazione 


La povertà costituisce la principale causa, ma non l'unica, di esclusione sociale oemarginazione: la peculiarità è che l'estromissione dall'accesso a beni e servizi essenziali deriva (quasi sempre "de facto", in rari casi anche "de iure") dalla scarsità di mezzi economici.
Ciò vale a distinguerla da altre situazioni in cui la privazione ha origini diverse, come ad esempio i casi di discriminazione su baseetnica, religiosa, sessuale (pur esistendo situazioni in cui tali condizioni si sovrappongono ed aggravano fra loro). Si parla di povertà anche in termini "relativi", cioè in riferimento a situazioni di rilevante disparità di reddito e potere d'acquisto fra singoli e gruppi sociali nella stessa comunità nazionale o locale.

Povertà e miseria 

« Noi non ci occupiamo dei poverissimi. Questi sono inimmaginabili e li possono avvicinare solo gli esperti di statistica o ipoeti. La nostra storia tratta della gente di buona famiglia, o di coloro che sono obbligati a far finta di esserlo. »
Il termine "povertà" può assumere molteplici significati ed essere impiegato con diverse accezioni.
Quando la povertà assume connotazioni estreme di assenza di beni materiali primari si parla di miseria, termine che assume oltre a quello economico e sociale, come quello di povertà, anche un valore immateriale indicante sia un'estrema infelicità sia una condizione spirituale di grettezza e meschinità morale.
Il più delle volte nei vari significati i due termini vengono comunemente indicati come equivalenti, essendo la differenza genericamente indicata in un'accentuazione delle caratteristiche negative della miseria rispetto a quelle della povertà.[3]
La soglia di povertà è un termine di riferimento oggettivo (che ha la valenza di criterio normativo) che caratterizza quantitativamente una determinata situazione di povertà, per cui chi vive in condizioni tali da non raggiungere il minimo per la sopravvivenza (che secondo la Banca mondiale viene indicato nell'avere due dollari per persona al giorno) può essere indicato in condizioni di povertà. [4] Non esistono invece indicatori certi dello stato di miseria, che del resto ha un aspetto molto più evidente dello stato di povertà, che può (entro certi limiti) essere mascherato[5] come quando si parla ad esempio di "una dignitosa povertà" mentre una "dignitosa miseria" è un'espressione improponibile.

Storia sintetica della povertà nel mondo occidentale 

La storia della povertà coincide evidentemente con quella dell'umanità. Uomini dalle condizioni disagiate rispetto ad altri in una situazione sociale per vari motivi più favorevole, sono stati presenti in tutte le società organizzate. È evidente che il concetto di povertà è un concetto relativo nel senso che in una ipotetica società di poveri il meno povero assume la dignità di ricco. La povertà quindi come tale è in connessione con il concetto di ricchezza per cui ad esempio sociologi ottocenteschi hanno sostenuto la tesi che è la stessa ricchezza nell'ambito dell'economia industriale a produrre la povertà.

La povertà nel mondo antico romano 

La situazione dei poveri nel mondo antico romano divenne particolarmente grave in coincidenza con la crisi dell'Impero. Fino ad allora le stesseclassi sociali più ricche avevano provveduto ad attenuare le condizioni dei poveri allo scopo di evitare sommovimenti sociali: periodiche elargizioni di beni, soprattutto alimentari, riuscivano così a conservare l'ordine sociale.
Già in epoca 
repubblicana la plebe era riuscita ad ottenere la difesa dei loro diritti mediante la creazione di un'apposita magistratura a loro riservata, quella dei tribuni della plebe che avrebbe dovuto proteggere coloro che come unica fonte di reddito avevano la loro prole, i proletari.
Nell'età imperiale gli elementi più disagiati della popolazione, assumendo il ruolo di clientes, sostenitori di una casata 
gentilizia, riuscivano ad avere i beni essenziali per la sopravvivenza in cambio del loro appoggio politico. Le classi elevate consideravano con un certo disprezzo queste torme di poveri che con le loro sportulae (ceste) si presentavano periodicamente a ricevere quanto pretendevano. Si trattava di un ceto cittadino parassitarioche il sistema economico romano basato sulla produzione schiavistica permetteva di sostenere. Quando però Roma, per la stessa estensione dei confini imperiali, sarà costretta a rinunciare alle guerre di conquista ed espansione e quindi ad acquisire nuovi schiavi, allora comincerà ad emergere il problema della povertà e dei rimedi da mettere in atto per la sua soluzione.
Nell'età di Diocleziano il regime fiscale colpì pesantemente le campagne in modo particolare i coloni che cominciarono ad abbandonarle per fuggire dall'oppressione delle tasse. Il mondo contadino comincia ad essere afflitto pesantemente da miseria e malattie. "Il lamento inusitato " (Gregorio di Nissa, Sermo de pauperibus amandis, II) di bande di poveri si ode nelle campagne abbandonate, negli agri deserti. La miseria coesiste spesso con le malattie, in particolare la lebbra considerata una conseguenza di colpe morali. La guarigione comporterà quindi l'intervento del santo che liberi dai demoni della malattia l'ammalato e li ricacci nei loro covi.[7]
L'oppressione fiscale fu la causa del brigantaggio di contadini poveri e di rivolte, come quelle delle Bagaudae in Gallia e Spagna, per ribellarsi allo Stato e alla Chiesa cattolica che li perseguitava per la loro adesione all'eresia donatista.
In questo periodo nasce la figura del patronus , un capo militare che in cambio del sostentamento dato ai soldati protegge i villaggi contadini dall'esattore delle tasse.

Il vescovo, buon patronus 

La figura del patronus si estende dalla campagna alle città dove viene impersonata dal vescovo che proteggeva i contadini poveri che in occasione di carestie affluivano nelle città a mendicare il pane. A Milano, ad esempio, è Ambrogio che difende i poveri della città che gli aristocratici vorrebbero espellere: « ...se tanti coltivatori sono ridotti alla fame e tanti coloni muoiono, il nostro approvvigionamento di grano sarà gravemente rovinato: noi vogliamo escludere proprio coloro che normalmente ci forniscono il nostro pane quotidiano» (De Officiis Ministrorum, III)
Ambrogio rappresenta il buon patronus difensore dei pauperes Christi ai quali egli stesso devolse gran parte del proprio patrimonio imitato da molti nobili di famiglia senatoria, convertitisi al Cristianesimo.
Questa carità degli uomini di Chiesa, come ha osservato A.Giardina, indeboliva il potere delle classi dominanti che riempivano le sportulae dei clientes: «Il dono pagano era destinato alla città, al popolo inteso come insieme dei cittadini, i donatori cristiani indirizzavano invece la loro carità ai poveri, intesi come categoria sociale e morale, non civica» (A.Giardina, Melania la santa, in Roma al femminile, a cura di A.Fraschetti, Laterza,1994, p. 249.)
Nel De Nabuthae historia, Ambrogio sostiene che è vero che la ricchezza in sé può essere causa di perdizione, ma il ricco può guadagnarsi la pietà di Dio: «tu dici: demolirò i miei granai; il Signore ti risponde: cerca piuttosto che quanto è contenuto nel granaio è destinato ai poveri, fa in modo che codesti tuoi magazzini riescano utili agli indigenti. Ma tu insisti: ne farò di più grandi e lì raccoglierò tutto quello che i campi hanno prodotto per me. E il Signore risponde: spezza il pane che è tuo all'affamato. Tu dici: porterò via ai poveri la loro casa. Il Signore invece ti chiede: conduci a casa tua i poveri che non hanno un tetto"(X,44).»
Ambrogio rifiuta la convinzione generalizzata del suo tempo che vedeva nel povero un maledetto dalla divinità. I poveri vanno distinti in meritevoli e non meritevoli: «ma forse dirai anche tu quello che avete l'abitudine di dire in queste occasioni: non abbiamo diritto di fare regali a colui che Dio ha tanto maledetto da volere che vivesse in miseria invece, non è vero che i poveri sono maledetti; al contrario è detto beati i poveri perché‚ di essi è il regno dei cieli. Non a proposito del povero ma a proposito del ricco la Scrittura dice che 'Chi accaparra il grano per alzarne il prezzo verrà maledetto'. E poi non stare ad indagare i meriti delle singole persone. La misericordia è abituata a non giudicare il merito della gente, ma a venire incontro alle necessità altrui; ad aiutare il povero, non a soppesare la pura giustizia. Sta scritto 'Felice colui che pensa al bisognoso e al povero'; chi ne ha compassione, chi si sente partecipe della medesima natura con lui, chi comprende che il ricco e il povero sono ugualmente creature del Signore, chi sa di santificare i propri raccolti, se ne riserva una porzione per i poveri. Insomma dato che hai per fare del bene, non rimandare dicendo: 'darò domani': potresti anche perdere la possibilità di donare. È pericolosa qualsiasi dilazione nel salvare gli altri; può accadere che, mentre tu continui a rinviare, quello muoia. Preoccupati piuttosto di arrivare prima che muoia; può accadere infatti che quando arriva il domani, l'avarizia ti trattenga e le promesse siano annullate». (De Nab., VIII,40)

La povertà nel Medioevo 

Nel Medioevo il patrimonio della Chiesa, enormemente accresciuto per le donazioni dei re franchi, era espressamente definito come proprietà dei poveri che si doveva amministrare con la cura delpater familias, imponendo a tutti di non pesare su di esso qualora non ci fossero stati i requisiti della povertà, e difendendolo anche con minacce di sanzioni come la scomunica. Solo chi non poteva sostenersi con il proprio lavoro aveva il diritto di ricorrere alle proprietà ecclesiastiche. Anche il clero si doveva sostenere con il proprio lavoro: «Il chierico provveda al vitto e al vestito con un lavoro artigianale o contadino...anche il chierico erudito nella Parola di Dio» (IV concilio di Cartagine del 398). Chi attenta al patrimonio dei poveri è da considerarsi necator pauperum, assassino dei poveri come affermano molti concili della Gallia nei secoli VI-XI che stabiliscono anche che nessuno, neppure i vescovi possono alienare né vendere nessun bene che sia stato dato alla Chiesa perché con questi beni vivono i poveri (canone IV del concilio di Adge dell'anno 506), altrimenti saranno considerati anch'essi necatores pauperum e subiranno la scomunica.

Povertà e malattia 


Nel XII secolo la condizione di povero incomincia ad essere distinta tra coloro che avessero scelto la povertà come un mezzo per arrivare a Dio, i pauperes cum Petro, com'erano i frati mendicanti di San Francesco, e quelli che erano poveri per necessità: i pauperes cum Lazaro, dei quali si dovevano occupare la Chiesa e i buoni cristiani. I teologi discutono inoltre se si dovessero beneficiare solo i veri poveri escludendo i falsi poveri o tutti indistintamente. Sostenevano gli studiosi di teologia che se il povero riceveva l'hospitalitas, in questo caso non si facevano distinzioni, poiché questa era una sorta di assistenza sociale per tutti i bisognosi, se invece il povero era oggetto della liberalitas, quindi della beneficenza, in questo caso bisognava operare una distinzione tra i veri e i falsi poveri.
Un segno per identificare il vero povero dal falso è la malattia: al concetto di pauper si associa quello di infirmus e il termine di pauper infirmus indica il povero che a causa delle gravi carenze alimentari è affetto da malattie come la peste, il vaiolo e la lebbra. (V. Paglia, op. cit., pp. 191–192). Il povero quindi coincide con il malato che deve essere accolto e aiutato.
La distinzione tra la condizione di povero e malato incomincia a definirsi nel periodo che va dal XIII al XIV secolo quando la diffusione della lebbra divenne endemica in coincidenza con l'aumento della popolazione e degli scambi commerciali e con il fenomeno delle crociate che avevano messo l'occidente in stretto contatto con il vicino Oriente, la terra del morbus phoenicius (malattia fenicia), la lebbra [8]
Incominciano a diffondersi i lebbrosari che raccolgono coloro destinati alla morte fisica e a quella civile. Ubicati nei sobborghi o fuori dalle città i lebbrosari incominciano a diventare luoghi di separazione tra i sani e i malati: che la Chiesa considerava nel duplice aspetto della conseguenza del peccato originale: il peccatore che soffre nella carne e la figura del Cristo che con la sofferenza redime. Il lebbroso era quindi il maledetto ma anche l'amato da Dio (in J.C.Schmitt, La storia dei marginali, in La nuova storia, a cura di J. Le Goff, Milano 2002, p. 271). Il lebbrosario viene organizzato quindi come un monastero (hospitale purgatorii) spesso intitolato a San Lazzaro: quello che Gesù aveva resuscitato, come raccontava l'evangelista Giovanni, o il Lazzaro di cui i cani leccano le piaghe, com'è detto nel vangelo di San Luca (in F. Bèriac, La paura della lebbra, in Per una storia delle malattie, op. cit., Bari 1986, p. 173)

Povertà e ribellione 


Nel Medioevo quindi i poveri sono riconosciuti come tali e sono integrati nella società medioevale che dibatte sull'elemosina e sull'assistenza dei poveri, sul valore morale e religioso della povertà che troverà il suo massimo rappresentante in San Francesco d'Assisi, (1181/1182 - 3 ottobre 1226), pauper cum Petro, il poverello di Dio, fondatore dell'Ordine mendicante. La concezione della povertà diventa con lui non solo imitazione della vita di Cristo ma viene interpretata, specialmente dopo la sua morte, anche come denuncia della condotta morale della Chiesa e del suo potere temporale. Solo quattro anni dopo la sua morte infatti il papa Gregorio IX, con la bolla Quo elongati, si preoccupava di rendere noto che il Testamento del santo d'Assisi non avesse un valore vincolante per i suoi successori. La divisione in Spirituali, che seguono il precetto dell'assoluta povertà, e dei Conventuali più vicini al carattere temporale della Chiesa, è un segno di una crisi sociale dove le differenze tra ricchi e poveri si sono accentuate ed ormai la ricchezza ha perso quasi del tutto il carattere provvidenziale di aiuto e sostegno della povertà com'era in Sant'Ambrogio. L'unica via per la perfezione morale ora è diventata quella indicata dal gioachimismo contro la ecclesia carnalis meretrix magna (chiesa carnale, grande prostituta). La disputa teologica sulla povertà diviene motivo di scontro politico tra le pretese teocratiche dei papi, sostenuti dalle nuove aspirazioni all'autonomia dei nascenti stati nazionali e l'aspirazione all'impero universale, alla res publica cristiana (stato cristiano) degli imperatori medioevali miranti ad un potere unificato temporale e spirituale. Per i gioachimiti e idolciniani l'ideale della perfetta povertà diventa invece messaggio di ribellione anarchica contro ogni forma di potere dei ricchi, siano essi nella Chiesa o presso l'imperatore, in nome di una trasformazione radicale di una società afflitta dalla miseria materiale e spirituale. Come ribelli essi saranno duramente colpiti sia dal potere spirituale che da quello temporale che divengono alleati quando si sentono minacciati. La crisi interna della Chiesa sfocerà nel Grande Scisma al cui termine la nuova società degli umanisti e degli uomini del Rinascimento dichiarerà il suo disgusto per la gerarchia romana preferendo rivolgersi ad una religione tutta naturaleed immanente.

La povertà nell'età moderna 

Dopo la definitiva separazione tra la Chiesa cattolica e quella Protestante entrambe le Chiese sono coinvolte nello stesso atteggiamento d'intolleranza dimostrando di essere due diversi aspetti di uno stesso clima culturale di apprensione e sospetto determinato dalle guerre di religione, dall'insicurezza sociale prodotta dall'inflazione aggravata dall'aumento della popolazione.
Nel Cinquecento si è calcolato che nell'Europa occidentale circa un quinto della popolazione fosse costituito da poveri: l'incremento demografico, lo sviluppo delle manifatture, in specie quelle tessili, la rivoluzione dei prezzi aveva determinato l'avvento di una moltitudine di poveri e sbandati in modo particolare nelle campagne. Ad aggravare le condizioni di vita subentravano poi i tre flagelli della peste, della guerra e della carestia che spingevano queste masse di disperati a trovare soccorso nelle città.
Ad aumentare le ansie dei cittadini si aggiungeva poi lo sbandamento dei soldati mercenari che ora, con la creazione dell'esercito permanente negli stati assoluti, non trovano più chi li assoldasse generando, in misura prima sconosciuta, masse disperse di poveri e vagabondi, banditi e rivoltosi.
Le istituzioni cittadine cominciano allora a distinguere tra la povertà "vera" da quella "falsa" comprendendo nella prima i malati, coloro che non potevano più mantenersi per motivi fisici, i ragazzi e i bambini abbandonati dalle famiglie, i vecchi che non potevano più lavorare ma che avendo lavorato in passato. Vi erano poi i poveri organizzati in "compagnie" come quelle dei ciechi e degli storpi riconosciute dall'assistenza pubblica. A questi si aggiungeva la moltitudine dei poveri occasionali che ricevevano l'elemosina saltuariamente, costituita da lavoratori che attraversavano periodi di povertà dovute soprattutto ai debiti che non riuscivano a saldare.



Tra questa massa di marginali una figura che emerge è quella del mendicante. Le città cominciano a riempirsi di schiere di assillanti cenciosi che ispirano paura e ripugnanza. I mendicanti non avevano nessun tipo di potere, non pagavano le tasse, erano esclusi dalle corporazioni e dalle confraternite. Le istituzioni nel XVI secolo iniziarono a emanare leggi che colpivano i falsi mendicanti includendo in questa categoria i vagabondi.
Per approfondire, vedi la voce Povertà nella Roma del XVI secolo.
Il povero era stato per tutto il Medioevo un simbolo di valori cristiani: in ogni povero c'era la sofferenza di Cristo e la stessa elemosina più che un carattere di solidarietà sociale assumeva un valore religioso. La figura del povero prima assimilata a quella dell'eremita, del viandante pellegrino ora si confondeva con quella di un esercito minaccioso di miserabili.
Nel XVI secolo si va infatti affermando l'identificazione del mendicante con la familia diaboli in contrapposizione con i poveri di Dio. Si diffondono libri che trattano di una mendicità organizzata in corporazioni illegali più o meno segrete e delle loro tecniche di accattonaggio che venivano usate per ingannare il prossimo. «Nel 1528, nella prefazione del Liber vagatorum, manoscritto circolante già alla fine del XV secolo ma stampato agli inizi del XVI, Martin Lutero rappresentava i vagabondi come coloro che agivano in combutta con il diavolo, anzi era lo stesso diavolo che si serviva di loro per impedire che le elemosine finissero nelle mani dei veri mendicanti. Ma è nell'opera di Teseo Pini, lo "Speculum cerretanorum" scritto tra il 1484 e il 1486 e rielaborato successivamente da Giacinto Nobili sotto lo pseudonimo di "Rafaele Frianoro" con il titolo "I vagabondi", che viene analizzata la mendicità assieme ai complicati metodi di fraudolenza: accanto alla rappresentazione dei diversi mascheramenti viene riprodotto il linguaggio segreto usato dai vagabondi e mendicanti per comunicare tra di loro» (Il libro dei vagabondi, a cura di P. Camporesi, Torino 1973)
A questo malessere sociale la Chiesa cattolica cerca di rispondere con la creazione di numerose organizzazioni caritative ed assistenziali schierando in prima fila la generosità altruistica dei grandi santi del Cinquecento
.
Diversamente reagirono le autorità cittadine e statali che con metodi repressivi cercano di eliminare la presenza dei poveri nelle città, eliminando la possibilità del loro continuo vagabondare e incanalando in forme controllabili quelle masse di accattoni che potevano divenire un serio pericolo di rivolte ogniqualvolta vi fosse una carestia o un aumento dei prezzi dei beni alimentari. Dalla carità medioevale ormai nel Cinquecento si è persa ogni traccia: gli ospedali aperti senza troppe distinzioni ai malati e ai miserabili diventano istituti d'internamento coattivo e, quando questo non basta, i poveri vengono a forza arruolati negli eserciti o divengono rematori nelle galere.
La repressione è ancora più evidente nelle zone calviniste e luterane dell'Europa settentrionale dove l'etica del lavoro rendeva difficile la tolleranza e la giustificazione della povertà considerata una colpa morale: i poveri vengono giudicati severamente come esseri antisociali e parassiti, sebbene Calvino avesse stabilito a Ginevra come fosse compito precipuo assegnato ai diaconi l'assistenza dei poveri e dei malati.

La povertà nel XVII secolo 

Continua nel Seicento la configurazione dell'ospedale non come istituzione di cura per i malati ma struttura per l'isolamento e l'internamento. Già in Inghilterra nel 1576 una legge di Elisabetta I istituiva degli stabilimenti, le "Houses of correction", che miravano alla "punizione dei vagabondi e al sollievo dei poveri" istituite come case di lavoro (workhouse) come mezzo per la repressione della mendicità. Sull'esempio inglese fece altrettanto la Svizzera che nel 1631 a Berna (nel 1637 a Zurigo) aprì come un nuovo reparto dell'ospedale generale una casa di correzione e per il lavoro forzato. Così anche in Francia tipico è il caso dell'"Hospital General" di Parigi fondato nel 1656 che Michel Foucault definisce il terzo stato della repressione (cfr. M. Foucault, Sorvegliare e punire, 1976).[9] Questi istituti diffusi in Europa tra la fine del Cinquecento e gli inizi del Seicento volevano associare l'assistenza ai poveri ed insieme la funzione di rieducazione al lavoro per conseguire un rinnovamento morale e una redditività economica, considerata base di una ipotetica integrazione sociale dei mendicanti, da raggiungere con la privazione della libertà e una rigida disciplina che prevedeva sanzioni e punizioni corporali per i trasgressori. L'importanza attribuita all'osservanza delle regole, diligenza, produttività lavorativa, rispetto degli orari, pulizia ecc. era vista come uno strumento di disciplinamento sociale valido anche per la società al di fuori degli istituti. L'ospedale è divenuto luogo di repressione per il povero "cattivo", il ribelle alle regoli sociali, ma anche di beneficenza per il povero "buono" sottomesso all'ordine sociale. La classe dirigente, di fronte all'aggravarsi del fenomeno del pauperismo, tende a porre in atto una politica assistenziale "di contenimento della povertà", che pone sempre più l'accento sulla classificazione dei poveri in "meritevoli" (e tra questi i poveri "vergognosi" sono considerati una categoria privilegiata) e "non meritevoli" (in primo luogo mendicanti e vagabondi).
Una politica di vera e propria segregazione dei poveri, avviata già alla fine del XVI secolo, si affermerà quindi soprattutto nel XVII secolo, e ad un punto tale che il Seicento sarà appunto definito il secolo della "grande reclusione". Il povero "cattivo" [10] è colui che rifiuta il lavoro come mezzo di espiazione, per guadagnarsi la grazia divina, e strumento dato da Dio per riscattarsi dal peccato originale: chi non lavora quindi è colui che si ribella e rifiuta Dio.
L'inutilità sociale del povero determina la sua condanna ed esclusione dalla società dei buoni. Al di fuori di ogni controllo della 
legge comune l'ospedale diviene una casa di correzione, molto simile a un carcere, dove relegare i marginali. La carità si è laicizzata come dovere di stato sanzionato da leggi e la povertà è considerata una colpa contro l'ordine pubblico.

La povertà nel XVIII secolo 

Questa politica d'internamento sistematico diffusa tra gli stati europei appare nel Settecento inumana e dannosa sul piano sanitario. Viene finalmente contestata dai filosofi illuministi e abbandonata. Ci si avvicina alla concezione attuale della povertà considerata come una disfunzione della società. Il fattore economico viene identificato come causa principale della povertà anche se quello morale non è del tutto messo da parte. Si propone come soluzione dell'indigenza l'applicazione del principio della ridistribuzione della ricchezza: siamo però ancora lontani da una concezione dello stato assistenziale poiché l'intervento laico delle strutture statali è indirizzato non a tutta la popolazione ma solo a certe categorie come le vedove, gli orfani...i poveri "buoni" e "meritevoli".
Ancora nei giorni della Rivoluzione dell'89 la condizione della povertà non era del tutto mutata dal secolo precedente: quando il popolo parigino diede l'assalto al famigerato Hospital general e, dopo aver trucidato il personale ospedaliero, liberò circa 8000 ricoverati, in maggioranza donne, le condizioni di queste infelici, descritte da Restif de la Bretonne, un testimone del tempo,[11] non erano diverse da quelle dei tempi passati.

Ma già qualcosa era cambiata nella politica sociale: repressione e carità cominciarono ad essere distinte: fu abolito il lavoro forzato nelle manifatture ospedaliere e furono istituiti i depots de mendicité (depositi di mendicità) dove erano internati i vagabondi e i mendicanti mentre negli ospedali generali venivano ricoverati i poveri di ogni genere. Nei dépôts ai mendicanti era offerto un ricovero provvisorio in attesa che li reclamasse la famiglia o un qualche datore di lavoro. Più a lungo erano trattenuti solo i vagabondi ed i mendicanti di professione il cui accattonaggio era considerato un reato.[12] Tutti i detenuti erano obbligati a lavorare dall'alba al tramonto e ogni dépôts era attrezzato a tale scopo di botteghe artigiane. Sommosse agitazioni periodicamente nascevano in quegli agglomerati di mendicanti e assumevano spesso il carattere di aperte e sanguinose rivolte come quella di Rennes, nel 1782.
La rivoluzione del 1789 mise fine anche ai depositi di mendicità segnando la conclusione dell'epoca della "grande reclusione".
L'originale esperienza sociale che aveva messo assieme lo spirito di carità e la crudele repressione, aveva nello stesso tempo esaltato la funzione del lavoro come una forma di educazione e socializzazione sia nelle società cattoliche che in quelle protestanti. Ora il lavoro viene esaltato nel sistema industriale come sinonimo di riscatto e elevazione sociale ma nella realtà il lavoro operaio diviene una forma di mantenimento e talora di aggravamento della povertà.
L'Europa che si stava avviando verso lo sviluppo industriale sembrava voler conservare nella moderna fabbrica con il rigido regolamento interno, le norme di disciplina del lavoro e quasi nella stessa struttura architettonica, quella passata commistione dicarcere e manifattura degli ospedali generali.

La povertà nel XIX secolo 

Nell'Inghilterra dell'ormai avviata rivoluzione industriale era giunto il tempo di una nuova legge per la povertà che, emanata nel 1834, aboliva la “carità legale”, proibiva l'aiuto a domicilio e costringeva i poveri nelle nuove workhouse (case di lavoro), nuove versioni degli ospedali generali con il medesimo rigido regime del passato di costrizioni e di privazioni, nonché di separazione secondo il sesso e l'età.
Autore di questa politica fu Sir Edwin Chadwick (1800-1890), discepolo di Jeremy Bentham, personaggio molto odiato, un amministratore dispotico e discusso la cui figura è ricordata soprattutto per il suo impegno nella riforma della sanità pubblica, convinto com'era che le condizioni insalubri delle città provocassero malattie biologiche e sociali, causa di un degrado psicologico che può trascinare le persone verso i vizi, come l'alcolismo, o peggio, verso la rivoluzione. Rendere le città più salubri poteva essere lo strumento per rendere il proletariato più felice, più sano, più produttivo, e più docile.[13]
Il tema della povertà comincia in questi anni ad essere associato a quello dell'industrialismo. L'Accademia delle scienze morali e politiche francese promosse delle inchieste sulle condizioni degli operai in Francia volendo stabilire in che cosa consistesse la loro povertà, come si manifestasse e quali fossero le cause che la determinavano. Una prima risposta era stata data da Louis Renè Villermé, un medico fautore degli aspetti positivi del sistema della fabbrica e convinto che tutto ciò che lo contrastasse fosse un'offesa della pubblica morale: la promiscuità dei sessi all'interno delle fabbriche, l'eccessiva durata dell'orario di lavoro minorile, i prestiti concessi agli operai come anticipo dei loro salari erano le uniche cause del degrado morale e fisico degli operai.

Questa tesi moralistica venne contestata da Antoine-Eugène Buret nella sua opera "De la misère des classes laborieuses en Angleterre et en France... "; egli vuole eliminare dall'analisi sociologica della cause della povertà ogni riferimento astratto e non verificabile: comincia quindi a stabilire una stretta connessione tra le condizioni di indigenza degli operai e la ricchezza considerati entrambi come fenomeni strettamente economici e controllabili oggettivamente. Le sue conclusioni lo portano a sostenere che esiste un rapporto di «coesistenza» o «simultaneità» tra la povertà e la «ricchezza della nazione» e che le cause di questa concomitanza sono da riportare «ai processi industriali, alle circostanze in cui si trovano posti, gli uni in relazione con gli altri, gli agenti della produzione» così che «la condizione fisica e morale dei lavoratori si misura esattamente sulla posizione in cui essi si trovano di fronte agli strumenti o ai capitali» nel senso che «più ne sono vicini e più la loro vita è assicurata; ed essa si eleverà e migliorerà secondo la misura e l'estensione di questi rapporti.» (in op. cit. tomo II libro III cap.V pag.86)

Il pensiero sociale della Chiesa 

« Il denaro non è 'disonesto' in se stesso, ma più di ogni altra cosa può chiudere l'uomo in un cieco egoismo. Si tratta dunque di operare una sorta di 'conversione' dei beni economici: invece di usarli solo per interesse proprio, occorre pensare anche alle necessità dei poveri, imitando Cristo stesso »

« La dottrina sociale cattolica ha sempre sostenuto che l'equa distribuzione dei beni è prioritaria. Il profitto è naturalmente legittimo e, nella giusta misura, necessario allo sviluppo economico.... L'emergenza della fame e quella ecologica stanno a denunciare, con crescente evidenza, che la logica del profitto, se prevalente, incrementa la sproporzione tra ricchi e poveri e un rovinoso sfruttamento del pianeta »
Di fronte all'ascesa del movimento socialista le Chiese cristiane, sia quelle protestanti che cattoliche, sentirono la necessità di chiarire esplicitamente le proprie concezioni sul problema sociale della povertà dei lavoratori. Nel 1871 il vescovo cattolico di Magonza, Wilhelm Emmanuel von Ketteler nel suo libro "Liberalismo, socialismo, cristianesimo" denunciava gli abusi del capitalismo e sosteneva che lo Stato, contro le teorie liberiste, dovesse intervenire con una legislazione sociale a regolare i fatti economici. Da lui nacque un movimento cristiano-sociale che si diffuse in Austria, Francia e Belgio.
Nel 1891 prese ufficialmente posizione lo stesso pontefice Leone XIII con l'enciclica Rerum novarum sulla questione sociale, cui era particolarmente sensibile per aver direttamente visto esplodere le rivolte operaie in Belgio al tempo della sua nunziatura apostolica.
L'enciclica afferma che voler trasformare la proprietà da personale a collettiva offende i diritti naturali diritto di natura è la proprietà privata» ) ed è impossibile togliere dal mondo le disparità sociali così come non si può eliminare il dolorelevar via le sofferenze del mondo non v'è forza o arte che possa») anzi le differenze tra ricchi e poveri sono necessarie per mettere in atto le virtù cristiane della carità e della pazienza. L'enciclica inoltre muove un preciso atto d'accusa al capitalismo e ai ricchi, indifferenti alla dignità umana e cristiana dei poveri: «Si ricordino i capitalisti e i padroni che né le divine né le umane leggi permettono di opprimere per utile proprio i bisognosi e gli infelici, e trafficare sulla miseria del prossimo. Defraudare la giusta mercede è colpa sì enorme che grida vendetta al cospetto di Dio» (da Gaeta, Villani, "Le encicliche sociali dei Papi da Pio IX a Pio XII, 1846-1946", Milano 1971). La soluzione della questione sociale, secondo l'enciclica, sarà nella cooperazione tra capitale e lavoro e nell'intervento dello Stato che dovrà da un lato tutelare il lavoro e assicurare il giusto salario e dall'altro frenare le cupidigie delle plebi malconsigliate prevenendo a tempo le cause dei tumulti e delle violenze.

Note 

1.    ^ Nella stessa etimologia della parola sembra avanzarsi un giudizio sulla condizione di povertà. Infatti secondo alcuni etimologisti il termine nascerebbe dal latino pauper come la contrazione dipauca (poco), e pariens (che produce). Il povero dunque è colui che produce poco e quindi inevitabilmente tale.
2.    ^ Rapporto sulla povertà e le disuguaglianze nel mondo globale a cura di Nicola Acocella, Giuseppe Ciccarone, Maurizio Franzini,Luciano Marcello Milone, Felice Roberto Pizzuti e Mario Tiberi. Edito a cura della Fondazione Premio Napoli (2004) p. 219
3.    ^ Per questo motivo in questa voce, che mira a delineare soprattutto l'aspetto storico e sociale del tema in oggetto, più che quello specificatamente economico, non si farà una distinzione tra povertà e miseria trattandoli ambedue, sia pure arbitrariamente, ma per semplicità di esposizione, come termini equivalenti.
4.    ^ Quasi mezzo miliardo di persone sono uscite dalla povertà tra il 2005 e il 2010, una cifra storicamente mai raggiunta prima in un lasso di tempo così breve. Questo fenomeno si è verificato per «la forte crescita nei paesi in via di sviluppo dall'inizio del nuovo Millennio». Lo afferma un rapporto pubblicato da Laurence Chandy e Geoffrey Getz del Brookings Institute, istituto indipendente di ricerca con base a Washington D.C. I due ricercatori giungono a questa conclusione grazie a un aggiornamento delle stime sulla povertà globale. La loro ricerca li porta anche a concludere che l’obbiettivo del Millennio definito dall’Onu di dimezzare il numero di poveri entro il 2015 è stato raggiunto nel 2007. Di conseguenza, affermano i due, entro il 2015 il numero dei poveri sarà stato dimezzato ancora una volta, per raggiungere il 10% della popolazione mondiale, ovvero 600 milioni di persone che vivono con meno di 1,25 dollari al giorno.
5.    ^ Significativa l'espressione usata per indicare nel Medioevo quei benestanti che a causa di specifici problemi decadevano dal loro status sociale divenendo "pauper verecundus" (povero vergognoso).
6.    ^ Secondo una leggenda sviluppatasi nel Medioevo, Giustiniano avrebbe ordinato di accecare Belisario riducendolo ad un mendicante, condannato a chiedere l'elemosina ai viandanti presso Porta Pinciana a Roma. A testimoniarlo sarebbe esistita una pietra graffita sulla quale era inciso :«Date obolum Belisario».
7.    ^ in A.H.M.Jones, Il Tardo Impero Romano, trad.it. Il Saggiatore, Milano,1974, vol.III, "Agri deserti", pp. 1256–58.
8.    ^ Ospedali e città. L'Italia del centro Nord, XII-XVI secolo, a cura di J. Allen Grieco, L. Sandri, Firenze 1997.
9.    ^ ... malgrado ogni sorta di resistenze, in nessuna delle case dell'Ospedale ci sono dei poveri che non siano occupati, ad eccezione dei malati gravi o di quelli completamente invalidi. Vengono costretti a lavorare persino vecchi, storpi o paralitici, e da quando è stato introdotto questo lavoro diffuso, c'è più disciplina, più ordine e più devozione fra i poveri. (in Ch. Paultre, De la répression de la mendicité et du vagabondage en France sous l'Ancien régime, Paris 1906, p. 138.)
10.  ^ Molti poveri si affezionarono al lavoro e si può dire che tutti ne fossero capaci, ma le loro abitudini all'ozio e alla malvagità spesso prendevano il sopravvento sulle loro promesse e assicurazioni, come anche sugli sforzi dei direttori e del personale dell'ospedale (in Ch. Paultre, op.cit. pag.189)
11.  ^ «Quegli esseri infelici conducono qui una triste vita. Sempre a scuola, sempre alla portata della frusta della vigilante, condannate all'eterno celibato, ad un cibo cattivo e repellente, possono solo sperare in un caso fortunato: che qualcuno le prenda a servizio o ad imparare qualche mestiere faticoso. Ma anche allora, che razza di vita! Basta una piccola lamentela di un datore di lavoro ingiusto e vengono riportate all'ospedale per essere punite... [ecco] degli esseri offesi che, se anche il caso li gettasse nella vita sociale, occuperebbero la più infima delle posizioni.» ( Restif de la Bretonne, Les nuits de Paris, scelta a cura di P. Boussel, Paris, 1963, p. 287.)
12.  ^ Chi veniva colto a mendicare per la prima volta veniva condannato alla reclusione nell'ospedale generale per almeno due mesi; la seconda volta , si veniva condannati all'internamento per almeno tre mesi e alla marchiatura con la lettera M (da mendiant, mendicante); per la terza volta agli uomini toccavano cinque anni sulle galere, alle donne cinque anni di reclusione nell'ospedale generale (itribunali potevano aumentare la pena fino all'ergastolo)
13.  ^ Sulla presunta "felicità del proletariato inglese" scriveva qualche anno dopo nel 1844 Karl Marx in un articolo pubblicato a firma : "Un prussiano" intitolato "Il re di Prussia e la riforma sociale":«Si concederà inoltre che l'Inghilterra è il paese del pauperismo; perfino questa parola è di origine inglese. L'esame dell'Inghilterra è dunque l'esperimento più sicuro per conoscere il rapporto di un paese politico col pauperismo. In Inghilterra la miseria degli operai non è parziale, ma universale; non limitata ai distretti industriali, ma estesa a quelli agricoli. I movimenti qui non sono in sul nascere, bensì da quasi un secolo si ripresentano periodicamente. Come intendono il pauperismo la borghesia inglese e il governo e la stampa ad essa legati? Nella misura in cui la borghesia inglese ammette che il pauperismo è una colpa della politica, il whig considera il tory, e il tory il whig, come la causa del pauperismo. Secondo il whig, il monopolio della grande proprietà terriera e la legislazioneprotezionista contro l'importazione dei cereali è la fonte principale del pauperismo. Secondo il tory, tutto il male risiede nel liberalismo, nella concorrenza, nel sistema industriale spinto troppo avanti. Nessuno dei partiti trova il motivo nella politica in generale, bensì ciascuno di essi lo trova nella politica del proprio partito; ma ambedue i partiti non si sognano neppure una riforma della società.»

Bibliografia 

Bibliografia sulla povertà 

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§  F. Corbisiero, 2005, Le trame della povertà, Franco Angeli, Milano
§  Rapporto sulla povertà e le disuguaglianze nel mondo globale a cura di Nicola Acocella, Giuseppe Ciccarone, Maurizio Franzini, Luciano Marcello Milone, Felice Roberto Pizzuti e Mario Tiberi. Edito a cura della Fondazione Premio Napoli. 2004
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Bibliografia sulla storia della povertà 

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§  Restif de la Bretonne, Les nuits de Paris, scelta a cura di P. Boussel, Paris, 1963
§  E.Buret, De la misère des classes laborieuses en Angleterre et en France; de la nature de la misère, de son existence, de ses effets, de ses causes, et de l'insuffisance des rèmedes qu'on lui opposés jusqu'ici; avec l'indication des moyens propres a en affranchir les sociètes, Bruxelles, 1842
§  Gaeta, Villani, Le encicliche sociali dei Papi da Pio IX a Pio XII, 1846-1946, Milano 1971

Voci correlate 

§  Carestia
§  Elemosina
§  Fame
§  Inedia
§  Malattia
§  Ricchezza

Collegamenti esterni 

§  Pagina sul sito Istat contenente dati su povertà e consumi in Italia
§  Sezione del sito di Caritas Italiana con presentazioni e schede di sintesi di tutti i Rapporti Caritas-Zancan su povertà ed esclusione sociale in Italia

La ricchezza oggi

XXI Secolo (2009)
di Daniele Fano
La ricchezza oggi

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