DICHIARAZIONE PUBBLICA

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lunedì 1 febbraio 2016

IL CARNEVALE: messaggi profetici della Madonna di Anguera n.18 – 6 febbraio 1988 Cari figli, non fatevi ingannare dalle cose che, secondo il parere di molti, vi porteranno gioia e felicità come, ad esempio, il carnevale. Cari figli, IL CARNEVALE E’ UNA FESTA DIABOLICA, E CHIUNQUE PARTECIPA A TALE TIPO DI FESTA DA’ UN BUON AIUTO A SATANA. Se desiderate il mio consiglio, vi dico di non prendere parte a questo genere di festa, perché è una celebrazione in cui satana è presente dall’inizio alla fine. Se sapeste cosa può succedere quando andate al carnevale, non ci andreste mai più. 600 - 16 febbraio 1993 Cari figli, sono vostra Madre e vengo dal cielo per dirvi che siete il popolo di Dio, e che per questo dovreste fuggire da ogni male. Chiudete i vostri occhi alle facili seduzioni del mondo, rinunciate alla televisione, FUGGITE DAL CARNEVALE, PERCHE’ IL CARNEVALE E’ UNA FESTA SATANICA E, COME FIGLI DI DIO, DOVRESTE STARE LONTANI DA QUESTE FESTE CHE OFFENDONO IL SIGNORE E ATTIRANO LA SUA IRA SU DI VOI: EGLI POTREBBE ANCHE ABBANDONARVI. STATE ATTENTI. ASCOLTATEMI. 1.224 - 4 febbraio 1997 Cari figli, prendetevi cura della vostra vita spirituale e non permettete a satana d’ingannarvi. Rinunciate al peccato. Fuggite da ogni luogo dove la vostra dignità è profanata. Dite a tutti che Dio è rattristato dai così tanti errori e peccati che vengono commessi. VI CHIEDO DI NON PARTECIPARE AL CARNEVALE. SE AMATE VERAMENTE IL SIGNORE, NON DISOBBEDITE. COLORO CHE PRENDONO PARTE AL CARNEVALE OFFENDONO IL SIGNORE NOSTRO DIO. CORAGGIO. RINUNCIATE PER IL VOSTRO BENE. Non voglio forzarvi, ma sono vostra Madre e vi dico che Dio vi chiederà conto di tutto quello che avrete fatto in questo mondo. Il diavolo vi distrugge completamente, conducendovi a una triste cecità spirituale. Ripeto, state attenti. Guai a coloro che non ascoltano la mia voce, perché Dio non risparmierà le loro anime dalla punizione. Pregate. Siate solo di Dio. Non potete servire Dio e il diavolo. Dove volete andare? Voi sapete che il paradiso è più importane per voi. Ascoltatemi. 3.416 - 21 dicembre 2010 Desidero vedervi felici già qui sulla terra e più tardi con me in cielo. L’umanità è malata e ha bisogno di essere curata. Tornate in fretta. IN MEZZO A UNA GRANDE GIOIA, VERRA’ IL DOLORE PER I MIEI POVERI FIGLI. SOFFRO PER CIO’ CHE VI ATTENDE. Cercate forza in Dio e sarete vittoriosi. Avanti senza paura. La vostra vittoria è nel Signore. Amatelo e sarete grandi nella fede. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto nel nome della Santissima Trinità. Grazie per avermi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Rimanete nella pace. 3.416 - 21 dicembre 2010 “In mezzo a una grande gioia, verrà il dolore per i miei poveri figli” - 28/2/2011 Brasile, tragedia durante il Carnevale Un carro trancia fili elettrici: 16 morti Un cavo dell'alta tensione è caduto sulla folla a Minas Gerais. Almeno 50 i feriti. A causare l'incidente, forse un camion che trasportava musicisti.






Post del 2/2/2015

Carnevale, viaggio tra le 10 feste più spettacolari del mondo

Brasile, al carnevale di Rio
gratis 25 milioni di condom

Il Carnevale





ANNO 2015

Giovedì grasso: 12 Febbraio 2015
Carnevale: Domenica 15 Febbraio 2015
Martedi' grasso: 17 Febbraio 2015
Mercoledi' delle Ceneri: 18 Febbraio 2015
La Pentolaccia (o Pignatta): Domenica 22 Febbraio 2015
Venerdì santo: 3 Aprile 2015
Pasqua: 5 Aprile 2015


ANNO 2016

Giovedì grasso: 4 Febbraio 2016
Carnevale: Domenica 7 Febbraio 2016
Martedi' grasso: 9 Febbraio 2016
Mercoledi' delle Ceneri: 10 Febbraio 2016
La Pentolaccia (o Pignatta): Domenica 14 Febbraio 2016
Venerdì santo: 25 Marzo 2016
Pasqua: 27 Marzo 2016

Festa cristiana, particolarmente nella tradizione cattolica, che si celebra nel periodo immediatamente precedente la Quaresima. (dal latino "carnem levare", cioè "eliminare la carne") 
Tra i più famosi in Italia, ricordiamo il Carnevale di Venezia, di Ivrea, di Viareggio, di Cento, di Fano, di Putignano, di Manfredonia, di Acireale, di Sciacca, di Paternò ecc. 


18 – 6 febbraio 1988
Cari figli, non fatevi ingannare dalle cose che, secondo il parere di molti, vi porteranno gioia e felicità come, ad esempio, il carnevale. Cari figli, il carnevale è una festa diabolica*, e chiunque partecipa a tale tipo di festa dà un buon aiuto a satana. Se desiderate il mio consiglio, vi dico di non prendere parte a questo genere di festa, perché è una celebrazione in cui satana è presente dall’inizio alla fine. Se sapeste cosa può succedere quando andate al carnevale, non ci andreste mai più. Rimanete nella pace.
*probabilmente si riferisce soprattutto agli eccessi del carnevale brasiliano
600 - 16 febbraio 1993
Cari figli, sono vostra Madre e vengo dal cielo per dirvi che siete il popolo di Dio, e che per questo dovreste fuggire da ogni male. Chiudete i vostri occhi alle facili seduzioni del mondo, rinunciate alla televisione, fuggite dal carnevale, perché il carnevale è una festa satanica e, come figli di Dio, dovreste stare lontani da queste feste che offendono il Signore e attirano la Sua ira su di voi; Egli potrebbe anche abbandonarvi. State attenti. Ascoltatemi. Questo è il messaggio che vi trasmetto oggi nel nome della Santissima Trinità. Grazie per avermi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Rimanete nella pace.


1.224 - 4 febbraio 1997

Cari figli, prendetevi cura della vostra vita spirituale e non permettete a satana d’ingannarvi. Rinunciate al peccato. Fuggite da ogni luogo dove la vostra dignità è profanata. Dite a tutti che Dio è rattristato dai così tanti errori e peccati che vengono commessi. Vi chiedo di non partecipare al carnevale. Se amate veramente il Signore, non disobbedite. Coloro che prendono parte al carnevale offendono il Signore nostro Dio. Coraggio. Rinunciate per il vostro bene. Non voglio forzarvi, ma sono vostra Madre e vi dico che Dio vi chiederà conto di tutto quello che avrete fatto in questo mondo. Il diavolo vi distrugge completamente, conducendovi a una triste cecità spirituale. Ripeto, state attenti. Guai a coloro che non ascoltano la mia voce, perché Dio non risparmierà le loro anime dalla punizione. Pregate. Siate solo di Dio. Non potete servire Dio e il diavolo. Dove volete andare? Voi sapete che il paradiso è più importane per voi. Ascoltatemi. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto nel nome della Santissima Trinità. Grazie per avermi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Rimanete nella pace.


3.416 - 21 dicembre 2010
Cari figli, coraggio. Dio è al vostro fianco e vuole salvarvi. Aprite i vostri cuori alla sua chiamata e testimoniate ovunque il suo amore. Voi siete importanti per la realizzazione dei miei piani. Date il meglio di voi nella missione che vi ho affidato. Non state con le mani in mano. Vivete con gioia i miei messaggi e dite a tutti che questo è il tempo della grazia. Non tiratevi indietro davanti alle vostre difficoltà. Con la grazia di mio Figlio Gesù potete vincere tutti gli ostacoli. Il mio Gesù vi ama e vi attende. Siate docili. Desidero vedervi felici già qui sulla terra e più tardi con me in cielo. L’umanità è malata e ha bisogno di essere curata. Tornate in fretta. In mezzo a una grande gioia, verrà il dolore per i miei poveri figli. Soffro per ciò che vi attende. Cercate forza in Dio e sarete vittoriosi. Avanti senza paura. La vostra vittoria è nel Signore. Amatelo e sarete grandi nella fede. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto nel nome della Santissima Trinità. Grazie per avermi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Rimanete nella pace.

3.416 - 21 dicembre 2010
“In mezzo a una grande gioia, verrà il dolore per i miei poveri figli”

Brasile, tragedia durante il Carnevale Un carro trancia fili elettrici: 16 morti
 

Un cavo dell'alta tensione è caduto sulla folla a Minas Gerais. Almeno 50 i feriti. A causare l'incidente, forse un camion che trasportava musicisti.


Carnevale, San Paolo invasa dalle scuole di samba

Hanno già sfilato le 'escolas' Paulista. A Rio tutto pronto


Il Carnevale di Rio de Janeiro è partito oggi ufficialmente, distribuiti più di 3 milioni di preservativi. Domenica il grande spettacolo nel sambodromo di Oscar Niemeyer. Vip: a Rio è atteso Carl Lewis e a Salvador il calciatore brasiliano Neymar

Il Carnevale


Il Carnevale

di Veglio Jugovac


Un uomo ricco … disse: demolirò i miei granai, ne costruirò altri più grandi, vi raccoglierò tutto il mio grano e i miei beni, e dirò all’anima mia "Anima mia... riposati, mangia, bevi, divertiti. Ma Dio gli disse: Stolto… (Luca, 12:19-20)
________________
L’apostolo Paolo ha scritto che "La carne ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; sono cose opposte tra di loro" (Galati, 5:16-17). Questa verità si può provare con particolare chiarezza durante il Carnevale, perché in questo periodo, mentre si festeggia e asseconda i desideri della carne, ogni anno gli uomini e le donne spirituali si rattristano per quello che vedono intorno a loro, come il giusto Lot si rattristava in Sodoma. La parola stessa lo anticipa: la carne vale, cioè in qualche modo prevale sullo spirito.
Nell’anno liturgico della Chiesa cattolica, il Carnevale è considerato un tempo di preparazione alla Quaresima, periodo in cui si iniziava l'astinenza dalle carni. Prima dell’astinenza, la religione prevede un tempo di sfogo della carne. Prima del Mercoledì delle ceneri, il Martedì grasso. Così, se l’etimologia della parola rimanda alla carne come alimento, in realtà il significato più vero (quello che viene percepito e che conserva l’uso della parola) è proprio quello di una licenza ad esprimere la propria carnalità, cioè del soddisfacimento dei propri desideri.
Considerando il calendario e certe altre coincidenze esteriori si potrebbe ravvisare una somiglianza tra la festa del Carnevale e quella biblica di Purim, ma guardando più in profondità si vede chiaramente che, a differenza di Purim, il Carnevale è una festa che ha ben poco a che vedere con la liberazione del popolo di Israele dai suoi nemici. Tantomeno, con la Passione e la morte del Signore Gesù che dovrebbe essere ricordata nella Quaresima. Il Carnevale trae infatti la sua origine dai Saturnali, una orgiastica festa pagana dell'antica Roma dedicata al dio Saturno. Gli antichi romani si abbandonavano a festeggiamenti che iniziavano con un generoso banchetto pubblico, poi seguivano feste di vario genere, che si protraevano per sette giorni e spesso sfociavano in eccessi. Durante i Saturnali tutto era consentito, in particolare lo scambio dei ruoli, con abiti altrui. Gli schiavi venivano serviti dai cittadini liberi o dai padroni stessi e potevano concedersi ogni libertà. Vigeva la sospensione delle leggi che regolavano i rapporti umani e sociali. La plebe si concedeva ogni genere di lascivia e mancanza di buoni costumi. Qualcuno li ha descritti come: "giorni di esplosione di rabbia e di frenesia incontrollata, di un'esuberanza festaiola che spesso degenerava in atti di intemperanza e di dissolutezza". L'uso delle maschere, inoltre, garantisce una certa misura di anonimato, e favorisce quindi l’impunità.
Similmente, anche il Carnevale è espressione, per antonomasia, di pazza trasgressione, abolizione dei buoni costumi o loro temporanea sospensione, per dare sfogo ai propri desideri e in qualche modo superare le frustrazioni derivanti da un ordine sociale non sempre costituito dalla giustizia e dall'equità. Così, anche oggi la pubblica autorizzazione ad assecondare i desideri della carne porta a un temporaneo stravolgimento degli schemi della società, con tipici comportamenti come mascherarsi, travestirsi, fare i buffoni, darsi al divertimento per il puro gusto del divertimento, fare pazzie e scherzi di ogni genere, abbandonarsi a sconcezze e oscenità. Il fatto stesso di mascherarsi esprime una insoddisfazione e rifiuto delle proprie condizioni abituali. Nel travestirsi si desidera mascherare la propria identità e liberarsi dalle proprie inibizioni. Tutto questo baccano e confusione esprimono la mancanza di senso della vita di coloro che non hanno ancora ricevuto la salvezza. Ma se si tratta di noi, non dobbiamo guardare con indulgenza e comprensione a questi comportamenti, come se anche noi avessimo da manifestare le stesse frustrazioni. Le espressioni caratteristiche del Carnevale (oscenità, ubriachezze, gozzoviglie, adulterii, fornicazioni, travestimenti, per non parlare delle risse e delle violenze) mostrano chiaramente che lo spirito che presiede a questi festeggiamenti è uno spirito diabolico e malvagio. Queste manifestazioni: "Fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria, stregoneria, inimicizie, discordia, gelosia, ire, contese, divisioni, sètte, invidie, ubriachezze, gozzoviglie e altre simili cose"; Dio le definisce "opere della carne; circa le quali vi preavviso – ammonisce l’apostolo Paolo - chi le fa non erediterà il regno di Dio", non sarà salvato (Galati, 5:19-21).
Dio è amore e questi comportamenti sono peccati che non si possono conciliare con la sua natura pura e santa. La Parola di Dio ammonisce: "Non vi illudete; né i fornicatori, né gli idolatri, né gli adulteri, né gli effeminati, né i sodomiti, né i ladri, né gli avari, né gli ubriachi, né gli oltraggiatori, né i rapinatori erediteranno il regno di Dio" (I Corinzi, 6:9-10).
Coloro che sono consapevoli di non vivere secondo la volontà di Dio con questi festeggiamenti e questa pazza allegria vorrebbero esorcizzare la morte, consci di andarvi incontro. La sacra Bibbia esprime bene questo sentimento: "Ed ecco che tutto è gioia, tutto è festa! ...Si mangia carne, si beve vino... Mangiamo e beviamo, poiché domani morremo!" (Isaia, 22:13). L’apostolo Paolo che, prima di venire condannato a morte perché cristiano, per vari anni è ha dimorato come prigioniero a Roma e ha visto con i propri occhi queste forme di paganesimo, scrive ai cristiani: "Questo dunque io dico e attesto nel Signore: non comportatevi più come si comportano i pagani nella vanità dei loro pensieri, con l'intelligenza ottenebrata, estranei alla vita di Dio, a motivo dell'ignoranza che è in loro, a motivo dell'indurimento del loro cuore. Essi, avendo perduto ogni sentimento, si sono abbandonati alla dissolutezza fino a commettere ogni specie d'impurità con avidità insaziabile" (Efesini, 4:17-19). Per quelli che si sono convertiti a Gesù Cristo aggiunge un’ulteriore esortazione: "Non siate dunque loro compagni; perché in passato eravate tenebre, ma ora siete luce nel Signore. Comportatevi come figli di luce - poiché il frutto della luce consiste in tutto ciò che è bontà, giustizia e verità - esaminando che cosa sia gradito al Signore. Non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre; piuttosto condannatele; perché è vergognoso perfino il parlare delle cose che costoro fanno di nascosto" (Efesini, 5:1-12). Altrove, scrive ancora: "Fate dunque morire ciò che in voi è terreno, fornicazione, impurità, passioni, desideri cattivi, cupidigia, che è idolatria. Per queste cose viene l'ira di Dio sui figli ribelli. E così camminaste un tempo anche voi, quando vivevate in esse. Ora invece deponete anche voi, tutte queste cose..., perché vi siete spogliati del uomo vecchio con le sue opere e vi siete rivestiti del nuovo, che si va rinnovando in conoscenza a immagine di colui che l'ha creato" (Colossesi, 3:1-3,5-10).


I cristiani che desiderano partecipare ai divertimenti del Carnevale si domandino se hanno davvero rinunciato ai piaceri del mondo. Si ricordino poi che anche la stoltezza – cioè l’insensatezza – è elencata dal Signore Gesù tra le cose cattive che " escono dal di dentro e contaminano l’uomo"(Marco, 7:22-23). I discepoli di Cristo, invece, si riconoscono dal frutto che portano, e "Il frutto dello Spirito... è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, dolcezza, temperanza (...) Quelli che sono di Cristo hanno crocifisso la carne con le sue passioni e i suoi desideri. Se viviamo dello Spirito, camminiamo anche guidati dallo Spirito" (Galati, 5:22-25). "L’amore... non si comporta in modo sconveniente" (I Corinzi, 13:5).
Cari fratelli, ricordiamoci sempre quello che ci dice l’amore del nostro Signore: "Entrate per la porta stretta, poiché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa. Stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano" (Matteo, 7:13-14).
CARNEVALE

Fra le varie ricorrenze e festività celebrate nel corso dell'anno, il Carnevale occupa sicuramente un posto importante, perché è un avvenimento che coinvolge la gente in un tempo di follie in modo quasi collettivo e trova posto in ogni sfera sociale.
Il motto maggiormente conosciuto in questo periodo è: 
"A carnevale ogni scherzo vale".
Purtroppo, come ogni altra festa idolatrica, cerca di penetrare con prepotenza anche tra i credenti e di attirare l'interesse dei nostri figli sfruttando il loro desiderio di giocare.
Trattare questo argomento per individuare i pericoli che si nascondono dietro questa maschera, per qualcuno può sembrare fuori luogo. Infatti, sono tanti coloro che non vedono nulla di male in questa festa, anzi molti la considerano come una bell'occasione per far svagare e divertire i propri figli nei giochi che si fanno.
In realtà, dietro questa manifestazione così apparentemente innocua, si nasconde il peccato dell'idolatria e della mondanità, dai costumi molto discutibili dal punto di vista etico e cristiano.

Non ho niente contro la vera allegria: Dio non vuole essere un guastafeste! Egli è Colui che ci ha dato un'anima. Ci ha anche dato il dono del ridere e vuole che proviamo gioia.
Diciamolo ancora una volta:
Dio vuole che noi siamo allegri! Egli vuole donarci gioia, ma una gioia che riempia davvero il cuore e una pace che duri anche nei giorni tristi, fino all'eternità. Non si tratta di una gioia artificiale,"autoprodotta", ma della gioia che proviene da Dio. Questa gioia può ottenerla chiunque crede in Gesù Cristo. Chi Lo accetta nella propria vita, secondo le Sue parole, ottiene gioia completa: "vi ho detto queste cose, affinché la mia gioia dimori in voi e la vostra gioia sia completa" (Giovanni 15:11).

Termine
Lo stesso termine Carnevale risale alla frase "carni vale dicere" (= dire addio alla carne), perché subito dopo comincia la Quaresima, che dura fino a Pasqua. Tuttavia, nel periodo precedente, la "carne", il corpo, veniva trattato particolarmente bene con particolare ostentazione.
Il vocabolo carnevale deriva probabilmente da una parola del latino medievale 
"carrus-navalis", che significa carro navale.
Nel Medio Evo lo chiamavano 
"fasnachat" o "fesenach", festa di pazzia.
Questo termine venne successivamente reinterpretato con 
carne-levare, che a sua volta
significa togliere la carne, riferito al giorno precedente la quaresima in cui cessa il consumo della carne per quaranta giorni.
Questa parola deriva dall'antico costume di passeggiare in barca con ruote nei saturnali romani, feste dedicate al dio Saturno, precedenti al moderno carnevale, così come i baccanali, in onore di Bacco.
La tradizione della barca sopra le ruote, a bordo del quale si sceneggiavano maschere e danze promiscue, ancora sono vigenti negli attuali carnevali di alcune città.

Origini
I festeggiamenti del periodo carnevalesco hanno un'origine molto remota e si collegano ad antichi riti pagani.
Le origini del Carnevale risalgono ai riti di fertilità dei popoli antichi del Medio Oriente. Babilonesi, Ittiti, Fenici ed Egiziani cercavano in tal modo di onorare i propri dèi. Greci e Romani adoravano il dio del vino.
Roma festeggiava tale ricorrenza a gennaio. Si organizzavano grandiose processioni su carri decorati con immagini di dèi, statue nude e leggiadre presenze femminili.
Un uomo del popolo veniva scelto per fare re, e guidava la processione con grande sfoggio. Si dice che i cittadini romani portassero le loro mogli e figlie in campagna.
Per un cristiano era impensabile prendere parte a simili cerimonie. La mancata partecipazione, però, poteva dare origine a persecuzioni. Un legionario romano che era diventato cristiano,venne addirittura giustiziato nel 303 d.C. dai soldati, perché aveva rifiutato l'elezione a 
"principe del Carnevale".
Quando, sotto l'imperatore Costantino e i suoi successori, il cristianesimo fu dichiarato religione di stato, si bandì il carnevale in quanto ritenuto una festa pagana. Tuttavia, a poco a poco, le usanze carnevalesche cominciarono a riemergere.
La chiesa cattolica romana infine si rese pronta ad un compromesso. Poteva partecipare al Carnevale chi fosse poi disposto ad osservare un periodo di digiuno di quaranta giorni prima di Pasqua.
Una valvola di scarico, quindi un compromesso liberatorio concesso originariamente dalle autorità religiose per rendere più tollerabile la susseguente disciplina della mortificazione.
I riti del carnevale, persero nel tempo, l'originario carattere magico-rituale, per poi diventare semplicemente un'occasione di divertimento popolare. Nel corso dei secoli fu introdotto nelle corti, acquisendo sempre forme più raffinate e legate alla danza e alla musica.
Così, durante il Medioevo, il Carnevale fu nuovamente una festa di massa. Si arrivò a celebrare messe e culti di Carnevale. Cronache di quel tempo riportano alcuni avvenimenti carnevaleschi, dove al popolo era permesso fare di tutto a scapito di ogni elementare regola di civiltà e di buon gusto. Atteggiamenti grossolani e volgari, sbeffeggi alle autorità, profanazione di chiese ed ogni sorta di scurrilità venivano tollerate in nome del carnevale.
Il papa Carlo V nell'anno 1525 e Filippo V nell'anno 1916 allarmati dalla violenza di alcuni uomini, proibirono la celebrazione del carnevale.
I borghesi allora portarono le celebrazioni a porte chiuse. Nei loro lussuosissimi saloni, ballavano fino a tardi nascosti dietro ad enigmatiche maschere e spettacolari travestimenti.
Le classi popolari, anche loro continuarono a festeggiare tra le vie.
Nel tempo della Riforma, nelle nazioni evangeliche il 
"Re Carnevale" scomparve. Tuttavia, dopo la Seconda Guerra Mondiale, ricominciò ad esistere e ad ottenere crescente influsso.
Oggi la superstizione è nuovamente di moda, e invece di alleluia, in Germania, durante le celebrazioni di Carnevale, si urla 
"Urrà".

I riti del carnevale
Nel carnevale fanno confluire riti agrari di purificazione e propiziazione, propri del mondo primitivo, connessi con le feste che segnano l'inizio di un ciclo annuale o stagionale e ispirati al bisogno naturale di rinnovarsi periodicamente, mediante l'espulsione del male (malattie e peccati) accumulatosi durante il ciclo che si conclude e la propiziazione della nuova fase che si apre. (UTET Vol. IV pag. 313).
Questi riti di carnevale sono costituiti dalla 
uccisione di un fantoccio, che può avvenire in vari modi: bruciamento, annegamento, lapidazione, fucilazione, decapitazione, impiccagione, seppellimento. La forma più usuale e più antica è il bruciamento. Il rogo su cui viene arso il fantoccio rappresenta il carnevale, o il suo equivalente, ha soprattutto la funzione di purificare, distruggendo le influenze malefiche e dannose e rinnovare per conseguenza l'energia della natura. Analogo significato propiziatorio e promovente può attribuirsi ai falò e agli elementi di contorno, danze e canti. (Op. Cit: pag. 314).
Chi è la nostra purificazione e propiziazione? Nella Bibbia troviamo scritto nella lettera agli Ebrei 1:3 che Gesù"…dopo aver fatto la purificazione dei peccati si è seduto alla destra della Maestà nei luoghi altissimi". E Giovanni nella sua epistola ci dice: "il sangue di Gesù ci purifica da ogni peccato"; ed ancora "In questo è l'amore: non che noi abbiamo amato Dio, ma che Egli ha amato noi, e ha mandato suo Figlio per essere il sacrificio propiziatorio per i nostri peccati".
Chi può espellere il male e i peccati? Solo Gesù ha potuto dire "I tuoi peccati ti sono rimessi". Dunque nessun rito, ma Gesù Cristo solo è la nostra benedizione.
C'è chi è stato ucciso alla croce per distruggere le influenze del male… "Ecco io (Gesù) vi ho dato il potere di camminare sopra i serpenti e scorpioni e su tutta la potenza del nemico; nulla potrà farvi del male" questa è la nostra certezza, la Parola di Cristo non favole artificiose di uomini Il carnevale fuori d'ogni dubbio è la continuità storica dell'antica festa romana in onore al dio Saturno. Degli antichi Saturnali.
Chi sono i Saturnali? Tratti caratteristici dei saturnali erano la concessione agli schiavi di trattare come loro pari i padroni e di rinfacciare loro vizi e difetti (vedi carnevale di Putignano o Viareggio), i grandi banchetti cui partecipavano insieme persone di diverso ceto sociale (gozzoviglie e sollazzi della carne), le danze, le rappresentazioni mimiche, gli scherzi, i giochi d'azzardo, l'uso di indossare fuori di casa la "vestis cenatoria synthesis" (una breve tunica, oggi una sorta di "minigonna") anziché la rigorosa toga.

Le maschere
La maschera, attualmente espressione di gioia, aveva nelle civiltà antiche un significato molto diverso. La tradizione dell'usare le maschere ebbe un'origine religioso spirituale che derivava dal culto ai morti.
Quel personaggio che personificava agli spiriti si vestiva di bianco e si copriva il viso con una maschera.
In questo modo fu installato nel popolo il costume di travestirsi per questa celebrazione, tradizione che ancora fino a oggi è vigente.
Si credeva che chi la indossava riceveva temporaneamente il potere e la forza degli animali sacri; si riteneva inoltre che le Manifestazioni di gioia da parte dei mascherati avessero la capacità di scacciare gli spiriti maligni (di origine germanica).
Componenti essenziali e indispensabili del mito carnevalesco sono le 
maschere. Discussa è la loro origine e natura. Che, anziché pretendere di farle risalire all'antichità classica, sembra più giusto considerarle come esseri del mondo degli inferi: demoni e anime di morti.
Il carattere infernale e diabolico è, infatti, riconoscibile nei principali tipi di maschere, soprattutto per particolari del costume. (OP. Cit: pag. 314).
Fu nel 1965, quando il Re Sole comparve mascherato ad una festa, che riprese questa tradizione difficile per le vicende che l'hanno accompagnata.
Molti approfittavano, delle maschere per concedersi atti altrimenti illeciti, fino a compiere alcuni atti di vera e propria violenza (e ancora oggi è così, vedi Rio de Janeiro).

Arlecchino:
Arlecchino sarebbe la simbolica figurazione medioevale dell'aspetto oscuro e conturbante, quindi demoniaco, del risveglio primaverile delle forze della natura: egli ed i suoi spettrali seguaci erompono dal sottosuolo nella notte del 1° maggio (o in quella di Pentecoste o in quella di S. Giov. Secondo altre tradizioni), costringendo con il terrore gli uomini a rinchiudersi nelle loro case.
Ma al pari di ogni diavolo medioevale, anche Hellequin o Alichino ha un doppio volto. Sul rovescio di un profilo terrifico, il folklore imprime i segni di una comica buffoneria:
l'intelligenza perversa del beffardo spirito infernale trascolora nelle stupidità del demonio popolare destinato ad essere oggetto di beffa.
Arlecchino reca sul volto la mezza maschera nera che è insieme ricordo del ceffo infernale e parodia dell'ispido uomo delle valli: il suo costume a toppe multicolori è l'abito del servo pezzente, ma anche la folle livrea del demone: la spatola che stringe alla cintura serve a rimestrare la polenta, eppure ricorda lo scettro con cui il capo della caccia selvaggia allontana da se gli uomini che si attardano al suo cammino.
Non diversamente, il suo gestire spazia tra la stupefacente acrobazia del folletto e l'incredibile balordaggine del diavolo goffo. UTET Vol. II pag. 246).
Le prime testimonianze drammaturgiche e letterarie relative al nome di arlecchino appartengono ai secoli XIII e XIV:
Nel 1276 Adam de la Halle nel 
"Jeu de la Feuillèe", fa riferimento a Hellequin, capo d'una masnada di spiriti infernali.
Dante attribuisce il nome di 
Alichino a uno dei diavoli di Malebolge.

Pulcinella:
I suoi vestimenti riconducono nella grande famiglia demoniaca degli anni medievali: per riconoscerlo (accanto ad Arlecchino) come grottesca ipostasi comica d'un pallido e diabolico spirito sotterraneo, emerso ad esibire in una parentesi carnevalesca l'insaziabile voracità.la sfrontatezza, la goffaggine e il gusto perturbatore del tipico "diavolo sciocco". "mamutones" sardi(personaggi, melensi, facilmente beffati e tuttavia desiderosi di apparire esperti e scaltri), sono tutti elementi collegati a idee sataniche: è una maniera per diversificare il proprio esse re,sia pure a costo di ricorrere a simulazioni diaboliche. La stragrande maggioranza di coloro che festeggiano il carnevale, lo fa indossando o facendo
indossare ai propri figli una maschera. Lo scopo è di voler ostentare gioia e spensieratezza, quando in realtà il cuore può essere invaso da una profonda tristezza: "Anche ridendo,il cuore può esser triste; e l'allegrezza può finire in dolore" (Proverbi 14:13).

Tutto questo onora Iddio?
Si sente ribattere con delle affermazioni tipo: ma che c'è di male in queste feste in maschera, in questi balli, banchetti, giochi scherzosi, lancio di coriandoli ed altro?"
Purtroppo c'è un risvolto della medaglia molto triste, basti spostare lo sguardo al più grande carnevale al mondo a Rio de Janeiro e leggere il bollettino di guerra dopo i festeggiamenti: Violenze carnali, omicidi, infarti, incidenti dovuti all'eccesso di alcool, ecc.
Non tutto quello che luccica è oro. Questa società ci mostra l'irreale, basti vedere la pubblicità, un bell'uomo con una donna che fanno un brindisi con liquori, magari attorniati da un atmosfera armoniosa davanti ad un caminetto, ma questa è la realtà? Chiediamolo a quei bambini che hanno come papà un alcolizzato, e perché no anche alle mogli, quanto dolore, tristezza, povertà, rovina questo è il risvolto della medaglia. 
Non permettere ad un bambini d'indossare un costume di carnevale e non farlo partecipare ai vari festeggiamenti, magari proprio nell'ambito scolastico, lo farà apparire "diverso": come fare allora? Il genitore cristiano è chiamato sempre ad onorare il Signore e a coinvolgere in questo anche i propri figli: "E se vi par mal fatto servire all'Eterno, scegliete oggi a chi volete servire: o agli dei ai quali i vostri padri servirono di là dal fiume, o agli dei degli Amorei, nel paese de' i quali abitate; quanto a me e alla casa mia, serviremo all'Eterno" (Giosuè 24:15).
In Proverbi 22:6 è scritto: "Inculca al fanciullo la condotta che deve tenere; anche quando sarà vecchio non se ne dipartirà", questo significa insegnare ai propri figli i valori che la Parola di Dio presenta per il nostro progresso spirituale e perché il nome del Signore venga glorificato: "Ogni cosa è lecita ma non ogni cosa è utile; ogni cosa è lecita ma non ogni cosa edifica" (1 Corinzi 10:23).
Naturalmente come genitori cristiani siamo chiamati ad istruire i nostri figli nella volontà di Dio, anche se veniamo considerati dalle persone antiquate e incapaci di rimanere al passo con i tempi, poiché la nostra preoccupazione non è quella di rimanere indietro con la società, ma di seguire Gesù Cristo il Signore in ogni cosa "esaminando che cosa sia accetto al Signore. E non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre; anzi, piuttosto riprendetele" (Efesini 5:10,11).
La gioia artificialmente prodotta non è che un autoinganno e un mezzo del diavolo per condurre la gente ad una falsa felicità. Battute oscene, alcool e sfrenata allegria non portano mai gioia e pace al cuore.
Ora, la vera gioia non viene da queste mascherate, o scherzi temporanei, ma dall'accettare Cristo come Personale Salvatore. Gesù ha affermato "io sono venuto affinché abbiano vita e vita ad esuberanza". Gesù può cambiare il lutto in gioia, il dolore in allegrezza, per questo è venuto nel mondo ed è morto sulla croce, non per fare una farsa, ma per salvare l'uomo dalla perdizione eterna.
Di questa gioia, Gesù dice: 
" …io vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno vi toglierà la vostra gioia" (Giovanni 16:22). Può esservi gioia maggiore di quella di una persona che si libera della cattiva coscienza, che ottiene perdono dei peccati?
C'è un personaggio della Bibbia che ad un certo punto fece il buffone per dei popoli pagani: Sansone. Tutto questo dice la Scrittura perché lo Spirito di Dio si era dipartito da lui.
Come cristiani desiderosi di vivere secondo la volontà di Dio, non vogliamo più vivere secondo il sistema che vige nel mondo: 
"E non vi conformate a questo secolo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza qual sia la volontà di Dio, la buona, accettevole e perfetta volontà" (Romani 12:2); ma "come figliuoli d'ubbidienza, non vi conformate alle concupiscenze del tempo passato quando eravate nell'ignoranza" (1 Pietro 1:14).
Come credenti nati di nuovo non abbiamo certamente bisogno s'indossare un 
"costume" per "divertirci o per svagarci un po'", perché il nostro desiderio è rispecchiare il carattere di Cristo in tutta la nostra condotta: "Chi è savio e intelligente fra voi? Mostri con la buona condotta le sue opere in mansuetudine di sapienza" (Giacomo 3:13).
Per gli attori mascherarsi è comprensibile, ma noi vogliamo fingere di essere religiosi? La parola 
"attore" viene dal latino "hypòcrita" e dal greco "ypokrites". Così appellarono i greci un attore, il quale con la voce e col gesto imitava e rappresentava un qualche estraneo personaggio. Siamo noi forse dei religiosi ipocriti? A chi Gesù chiamava ipocriti? Leggiamo "Guai a voi, scribi e farisei (religiosi di quel tempo) ipocriti, perché serrate il regno dei cieli davanti alla gente; poiché non vi entrate voi, né lasciate entrare quelli che cercano di entrare… Guai a voi scribi e farisei ipocriti, perché pulite l'esterno del bicchiere e del piatto (apparenza religiosa) mentre dentro sono pieni di rapina e d'intemperanza. Fariseo cieco, pulisci prima l'interno del bicchiere e del piatto, affinché anche l'esterno diventi pulito. Guai a voi scribi e farisei ipocriti, perché siete simili a sepolcri imbiancati, che appaiono belli di fuori, ma dentro son pieni d'ossa di morti e d'ogni immondizia. Così anche voi, di fuori sembrate giusti alla gente; ma dentro siete pieni d'ipocrisia e d'iniquità" (Matteo 23:13,25-27).
I discepoli di Gesù avrebbero partecipato ad un carnevale? Non hanno forse lasciato scritto come ammonimento "Come si addice ai santi, né fornicazione, né impurità, né avarizia sia neppur nominata tra voi; né oscenità, né parole sciocche o volgari, che sono cose sconvenienti; ma piuttosto abbondi il ringraziamento… Nessuno vi seduca con vani ragionamenti; infatti è per queste cose che l'ira di Dio viene sugli uomini ribelli… Perché in passato eravate tenebre ma ora siete luce nel Signore. Comportatevi come figli di luce…Non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre; piuttosto denunciatele… Perciò non agite con leggerezza ma cercate di ben capire quale sia la volontà del Signore" (Epistola di S. Paolo agli Efesini 5:3-17).

Quale soluzione? Camminate per lo Spirito e non adempirete i desideri della carne.
Il Carnevale non è forse un grido inconscio dell'uomo per una gioia che non possiede, di cui sente la mancanza e che perciò vorrebbe fabbricare egli stesso? Carnevale è l'espressione di un desiderio di gioia, liberazione e pace; ma solo Gesù può riempirci di questa pace e di questa gioia. Carnevale è il grido disperato dell'umanità per qualcosa che ha perduto, cioè la gioia in Dio.
Non ho ancora conosciuto qualcuno che sia diventato davvero felice con il Carnevale, ma conosco innumerevoli persone che sono diventate veramente felici volgendosi a Gesù Cristo! Carnevale dà una gioia "fabbricata", che finisce spesso in modo triste, ma la gioia che Dio ci dono in Gesù è una gioia senza fine,una gioia del cuore che continua anche durante i giorni difficili e che cresce fino a completezza, fino a quando saremo con Lui per l'eternità. Perciò in 
1 Pietro 1:8 è scritto "…Benché non l'abbiate visto, voi lo amate in Lui, benché ora non lo vediate, voi esultate di gioia ineffabile e gloriosa". L.D.F.

Carnevale

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Il carnevale è una festa che si celebra nei paesi di tradizione cattolica. I festeggiamenti si svolgono spesso in pubbliche parate in cui dominano elementi giocosi e fantasiosi; in particolare, l'elemento distintivo e caratterizzante del carnevale è l'uso del mascheramento.

Origini e storia 


Oinochoe raffigurante la sfilata di un gufo armato durante la celebrazione delle Antesterie (410–390 a.C.).
Benché presente nella tradizione cattolica, i caratteri della celebrazione del Carnevale hanno origini in festività ben più antiche, come per esempio ledionisiache greche (le antesterie) o i saturnali romani. Durante le feste dionisiache e i saturnali si realizzava un temporaneo scioglimento dagli obblighi sociali e dalle gerarchie per lasciar posto al rovesciamento dell'ordine, allo scherzo e anche alla dissolutezza. Da un punto di vista storico e religioso il carnevale rappresentò, dunque, un periodo di festa ma soprattutto di rinnovamento simbolico, durante il quale il caos sostituiva l'ordine costituito, che però una volta esaurito il periodo festivo, riemergeva nuovo o rinnovato e garantito per un ciclo valido fino all'inizio del carnevale seguente.[1] Il ciclo preso in considerazione è, in pratica, quello dell'anno solare.
Nel mondo antico il Navigium Isidis, la festa in onore della dea egizia Iside, importata anche nell'impero Romano, comporta la presenza di gruppi mascherati, come attesta lo scrittore Lucio Apuleio nelle Metamorfosi (libro XI). Presso i Romani la fine del vecchio anno era rappresentata da un uomo coperto di pelli di capra, portato in processione, colpito con bacchette e chiamato Mamurio Veturio[2]. Durante le antesterie passava il carro di colui che doveva restaurare il cosmo dopo il ritorno al caos primordiale.[3] In Babilonia poco dopo l'equinozio primaverile veniva riattualizzato il processo originario di fondazione del cosmo, descritto miticamente dalla lotta del dio salvatore Marduk con il drago Tiamat che si concludeva con la vittoria del primo. Durante queste cerimonie si svolgeva una processione nella quale erano allegoricamente rappresentate le forze del caos che contrastavano la ri-creazione dell'universo, cioè il mito della morte e risurrezione di Marduk, il salvatore. Nel corteo c'era anche una nave a ruote su cui il dio Luna e il dio Solepercorrevano la grande via della festa - simbolo della parte superiore dello Zodiaco- verso il santuario di Babilonia, simbolo della terra. Questo periodo, che si sarebbe concluso con il rinnovamento del cosmo, veniva vissuto con una libertà sfrenata e un capovolgimento dell'ordine sociale e morale.[4]
Il noto storico delle religioni Mircea Eliade scrive nel saggio Il Mito dell'Eterno Ritorno: "Ogni Nuovo Anno è una ripresa del tempo al suo inizio, cioè una ripetizione della cosmogonia. I combattimenti rituali fra due gruppi di figuranti, la presenza dei morti, i saturnali e le orge, sono elementi che denotano che alla fine dell’anno e nell’attesa del NuovoAnno si ripetono i momenti mitici del passaggio dal Caos alla Cosmogonia"[5]. Più oltre Eliade afferma che "allora i morti potranno ritornare, poiché tutte le barriere tra morti e vivi sono rotte (il caos primordiale non è riattualizzato?) e ritorneranno giacché in questo momento paradossale il tempo sarà annullato ed essi potranno di nuovo essere contemporanei dei vivi".[6] Le cerimoniecarnevalesche, diffuse presso i popoli Indoeuropei, mesopotamici, nonché di altre civiltà, hanno perciò anche una valenza purificatoria e dimostrano il "bisogno profondo di rigenerarsi periodicamente abolendo il tempo trascorso e riattualizzando la cosmogonia".[7] Eliade scrive che " l'orgia è anch'essa una regressione nell' oscuro, una restaurazione del caos primordiale; in quanto tale, precede ogni creazione, ogni manifestazione di forme organizzate".[8]. L'autore aggiunge poi che "sul livello cosmologico l'orgia corrisponde al Caos o alla pienezza finale; nella prospettiva temporale, l'orgia corrisponde al Grande Tempo, all'istante eterno, alla non - durata. La presenza dell'orgia nei cerimoniali che segnano divisioni periodiche del tempo tradisce unavolontà di abolizione integrale del passato mediante l'abolizione della Creazione. La confusione delle forme è illustrata dallo sconvolgimento delle condizioni sociali (nei Saturnali lo schiavo è promosso padrone, il padrone serve gli schiavi; in Mesopotamia si deponeva e si umiliava il re, ecc.), dalla sospensione di tutte le norme, ecc. Lo scatenarsi della licenza, la violazione di tutti i divieti, la coincidenza di tutti i contrari, ad altro non mirano che alla dissoluzione del mondo - la comunità è l'immagine del mondo - e alla restaurazione dell'illud tempus primordiale ("quel tempo", il Grande Tempo mitico e a - storico delle origini; N.d.R.), che è evidentemente il momento mitico del principio (caos) e della fine (diluvio universale o ekpyrosis, apocalisse). Il significato cosmologico dell'orgia carnascialesca di fine d'anno è confermato dal fatto che al Caos segue sempre una nuova creazione del Cosmo"[9].
Il carnevale si inquadra quindi in un ciclico dinamismo di significato mitico: è la circolazione degli spiriti tra cielo, terra e inferi. Il Carnevale riconduce a una dimensione metafisica che riguarda l’uomo e il suo destino. In primavera, quando la terra comincia a manifestare la propria energia, il Carnevale segna un passaggio aperto tra gli inferi e la terra abitata dai vivi (anche Arlecchino ha una chiara origine infera). Le anime, per non diventare pericolose, devono essere onorate e per questo si prestano loro dei corpi provvisori: essi sono le maschere che hanno quindi spesso unsignificato apotropaico, in quanto chi le indossa assume le caratteristiche dell'essere " soprannaturale " rappresentato. Queste forze soprannaturali creano un nuovo regno della fecondità della Terra e giungono a fraternizzare allegramente tra i viventi. “Le maschere che incarnano gli antenati, le anime dei morti che visitano cerimonialmente i vivi (Giappone, mondo germanico, ecc.), sono anche il segno che le frontiere sono state annientate e sostituite in seguito alla confusione di tutte le modalità. In questo intervallo paradossale fra due tempi (= fra due Cosmi), diventa possibile la comunicazione tra vivi e morti, cioè fra forme realizzate e il preformale, il larvale.”[10] Alla fine il tempo e l'ordine del cosmo, sconvolti nella tradizione carnevalesca, vengono ricostituiti (nuova Creazione) con un rituale di carattere purificatorio [11] comprendente un "processo", una "condanna", la lettura di un "testamento" e un "funerale" del carnevale [12] il quale spesso comporta il bruciamento del "Re carnevale" rappresentato da un fantoccio (altre volte l'immagine - simbolo del carnevale è annegata o decapitata). Tale cerimonia avviene in molte località italiane, europee ed extraeuropee (sulla morte rituale del carnevale si veda anche Il ramo d'oro di James George Frazer[13]). “La ripetizione simbolica della cosmogonia, che segue all’annientamento simbolico del mondo vecchio, rigenera il tempo nella sua totalità[14].
È interessante altresì notare che vari significati cosmologici del Carnevale erano presenti anche nel Samhain celtico.
Nel XV e XVI secolo, a Firenze i Medici organizzavano grandi mascherate su carri chiamate "trionfi" e accompagnate da canti carnascialeschi, cioè canzoni a ballo di cui anche Lorenzo il Magnifico fu autore. Celebre è il Trionfo di Bacco e Arianna scritto proprio da Lorenzo il Magnifico. Nella Roma del governo papalino si svolgevano invece la corsa dei barberi (cavalli da corsa) e la "gara dei moccoletti" accesi che i partecipanti cercavano di spegnersi reciprocamente.
La parola carnevale deriva dal latino "carnem levare" ("eliminare la carne") poiché anticamente indicava il banchetto che si teneva l'ultimo giorno di carnevale (martedì grasso), subito prima del periodo di astinenza e digiuno della Quaresima.[15][16] Le prime testimonianze dell'uso del vocabolo "carnevale" (detto anche "carnevalo") vengono dai testi del giullare Matazone da Calignano alla fine del XIII secolo e del novelliere Giovanni Sercambi verso il 1400.[17]
Il Carnevale non termina ovunque il Martedì grasso: fanno eccezione il Carnevale di Viareggio, il Carnevale di Ovodda[18], il carnevale di Poggio Mirteto, il carnevale di Borgosesia e il Carnevalone di Chivasso. Anche il Carnevale di Foiano della Chiana[19] termina la domenica dopo le Ceneri. In diversi Carnevali il martedì grasso si rappresenta, spesso con un falò, la "morte di Carnevale".
Il Carnevale di Venezia, il Carnevale di Viareggio, lo Storico Carnevale di Ivrea e in Sicilia il Carnevale di Acireale e il Carnevale di Sciacca e ilcarnevale di Fano nelle marche, sono considerati tra i più importanti al mondo. La loro fama, difatti, travalica i confini nazionali e sono in grado di attrarre turisti sia dall'Italia che dall'estero. Il Carnevale più lungo d'Italia è però quello di Putignano.
Uno dei carnevali più antichi d'Italia arrivato ai giorni nostri è il Carnevale di Verona, risalente al tardo medioevo e il cui nome originale è Bacanàl del Gnoco.
Il Carnevale di Venezia è conosciuto per la bellezza dei costumi, lo sfarzo dei festeggiamenti nella magica atmosfera della Laguna e consta di diversi giorni fitti di manifestazioni di svariato tipo: mostre d'arte, sfilate di moda, spettacoli teatrali ecc.
Il Carnevale di Viareggio ha origine nel 1873 ed è uno dei più importanti e maggiormente apprezzati carnevali a livello internazionale. A caratterizzarlo sono i carri allegorici più o meno grandi che sfilano nelle domeniche fra gennaio e febbraio e sui quali troneggiano enormi caricature in cartapesta di uomini famosi nel campo della politica, della cultura o dello spettacolo, i cui tratti caratteristici, specialmente quelli somatici, vengono sottolineati con satira e ironia.
Lo Storico Carnevale di Ivrea, famoso per il suo momento culminante della Battaglia delle Arance, è invece considerato uno tra i più antichi e particolari al mondo[20], seguendo un cerimoniale più volte modificatosi nel corso dei secoli. L'intero carnevale ha il pregio di rappresentare, sotto forma di allegoria, la rivolta dei cittadini per la libertà dal tiranno della città, probabilmente Ranieri di Biandrate, ucciso dalla Mugnaia su cui si apprestava a esercitare lo jus primae noctis. Fu quell'evento a innescare la guerra civile rappresentata dalla battaglia tra il popolo e le truppe reali che viene rievocata durante il carnevale, dove le squadre di Aranceri a piedi (ossia il popolo) difendono le loro piazze dagli aranceri su carri (ossia l'esercito) a colpi di arance a rappresentare le frecce, mentre tra le vie della città sfila il corteo della Mugnaia che lancia dolci e regali alla popolazione.
Il Carnevale di Sciacca rinomato per la bellezza delle sue opere in cartapesta realizzate dai locali maestri ceramisti, è il carnevale più antico diSicilia, con origini che risalgono al periodo romano. Oggi è caratterizzato da sfilate di carri allegorici che percorrono l'antico centro della città accompagnati da gruppi mascherati che danno vita a coreografie realizzate sulle note di musiche a tema.
Famoso è il Carnevale di Acireale, comunemente definito "il più bel Carnevale di Sicilia" per la bellezza dei suoi carri allegorici e infiorati. Esso è frequentato da numerosi forestieri, i quali approfittano di questa festa popolare per visitare o rivisitare i monumenti della città barocca.
In Sicilia si ricorda ancora il Carnevale di Paternò del secondo dopoguerra, che dall’Epifania al martedì Grasso attirava masse di pubblico in cerca di divertimento da varie province, invadendo l’intera città, trasformata in una enorme balera all’aperto, sotto una fantasmagorica illuminazione artistica. Infatti esso era caratteristico non solo per le varie sfilate (di gruppi in maschera, macchine infiorate e carri allegorici notevoli per grandezza e bellezza) che si svolgevano negli ultimi tre giorni ed erano dotate di ricchi premi in denaro, ma anche per la possibilità data a tutti di ballare per le vie e le piazze, oltre che nei ritrovi notturni, mediante musiche diffuse da altoparlanti, tutti i giorni fino a mezzanotte, esclusi i venerdì (in cui non c’erano né musiche né balli). Erano vietate le allegorie politiche e religiose. Un’altra caratteristica era quella che per scherzo di Carnevale le persone mascherate potevano “impegnare” quelle non mascherate e ballare insieme o farsi pagare consumazioni al bar, mentre si potevano intrecciare relazioni amorose, magari senza mai conoscere l’identità della controparte in maschera. In quel periodo nessun tipo di reato veniva commesso: e questo era l’unico divertimento di tutto l’anno, tanto che il Carnevale di Paternò era detto "il più divertente Carnevale di Sicilia".
La Puglia è la regione italiana con il maggior numero di manifestazioni abbinate alla lotteria nazionale del carnevale: il già citato Carnevale di Putignano, Carnevale di Massafra, Carnevale di Gallipoli, Carnevale Dauno a Manfredonia e il Carnevale Terranovese a Poggio Imperiale.
In Basilicata è molto conosciuto il Carnevale estivo di Laurenzana in provincia di Potenza. Evento nato per promuovere le bellezze monumentali (Castello del XII secolo, Chiesa madre, Convento benedettino ecc.) e paesaggistiche (l'Abetina di Laurenzana conosciuta per la presenza dell'Abete Bianco). Si festeggia il primo sabato dopo ferragosto. Molto importante per la regione lucana risulta essere il Carnevale di Lavello. La maschera tradizionale della città risulta essere il Domino. Ogni sabato fino al sabato successivo al mercoledì delle ceneri si festeggia questo carnevale con grandi balli. L'ultimo sabato del carnevale lavellese è segnato dalla tradizionale rottura della pentolaccia. [21]
A Oristano, nell'isola di Sardegna, si svolge, durante gli ultimi tre giorni di carnevale, la splendida giostra mascherata a cavallo, denominata Sa Sartiglia. Durante la quale i cavalieri si sfidano in bravura ad infilzare una stella forata al centro, nonché realizzando spettacolari acrobazie sopra i cavalli lanciati al galoppo sfrenato.

Carnevale ambrosiano 

Dove si osserva il rito ambrosiano, ovvero nella maggior parte delle chiese dell'arcidiocesi di Milano e in alcune delle diocesi vicine, la Quaresimainizia con la prima domenica di Quaresima; l'ultimo giorno di carnevale è il sabato, 4 giorni dopo rispetto al martedì in cui termina dove si osserva ilrito romano.
La tradizione vuole che il vescovo sant'Ambrogio fosse impegnato in un pellegrinaggio e avesse annunciato il proprio ritorno per carnevale, per celebrare i primi riti della Quaresima in città. La popolazione di Milano lo aspettò prolungando il carnevale sino al suo arrivo, posticipando il rito delle Ceneri che nell'arcidiocesi milanese si svolge la prima domenica di Quaresima.
In realtà la differenza è dovuta al fatto che anticamente la Quaresima iniziava dappertutto di domenica, i giorni dal mercoledì delle Ceneri alla domenica successiva furono introdotti nel rito romano per portare a quaranta i giorni di digiuno effettivo, tenendo conto che le domeniche non erano mai stati giorni di digiuno.
Questo carnevale, presente con diverse tradizioni anche in altre parti dell'Italia, prende il nome di carnevalone.

Per la Chiesa cattolicaTradizionalmente nei paesi cattolici, il Carnevale ha inizio con la Domenica di Settuagesima (la prima delle nove che precedono la Settimana Santa secondo il calendario Gregoriano;[senza fonte] finisce il martedì precedente il Mercoledì delle Ceneri che segna l'inizio della Quaresima. Il momento culminante si ha dal Giovedì grasso fino al martedì, ultimo giorno di Carnevale (Martedì grasso). Questo periodo, essendo collegato con la Pasqua (festa mobile), non ha ricorrenza annuale fissa ma variabile. In realtà la Pasqua Cattolica può cadere dal 22 marzo al 25 aprile (Calcolo della Pasqua) e intercorrono 46 giorni tra il mercoledì delle Ceneri e Pasqua. Ne deriva che in anni non bisestili martedì grasso cade dal 3 febbraio al 9 marzo. Per questo motivo i principali eventi si concentrano in genere tra i mesi di febbraio e marzo.

Per la Chiesa cattolica il Tempo di Carnevale è detto anche Tempo di Settuagesima. Essa considera il Carnevale (Settuagesima) come un momento per riflettere e riconciliarsi con Dio. Si celebrano le Sante Quarantore (o carnevale sacro), che si concludono, con qualche ora di anticipo, la sera dell'ultima domenica di carnevale. La Chiesa cattolica ha però, durante il corso della storia, condannato il Carnevale in quanto contrario ai dettami di rigore imposto dall'istituzione stessa. Secondo antiche tradizioni il Carnevale durava l'intero periodo invernale, dal giorno di commemorazione dei defunti sino al primo giorno di Quaresima e il travestimento serviva non a nascondere la propria identità sebbene a rimandarne a un'altra. L'antica tradizione riporta anche alla celebrazione del ricordo della Strage degli Innocenti allorquando un bambino nominato episcopellus esercitava il suo effimero potere semel in anno sino al giorno del 28 dicembre, dì indicato per il ricordo della strage di infanti ordinata da Erode. Il carnevale di san gavino monreale.