SULLA DIFFUSIONE DI TESTI DI PRESUNTE RIVELAZIONI PRIVATE. Comunicato Stampa della Congregazione per la Dottrina della Fede del 29 novembre 1996.

Link: https://nostrasignoradianguera.blogspot.it/2018/04/sulla-diffusione-di-testi-di-presunte.html


giovedì 27 ottobre 2016

Grande eruzione vulcanica a NAPOLI Messaggi profetici della Madonna di Anguera Msg. 2.614 - 13.12.2005 “Pentitevi in fretta. Dio vi attende con immenso amore di Padre. Napoli vivrà l’angoscia di un condannato” 3.450 – 12/03/2011. “Si vedrà una grande devastazione. Napoli chiederà aiuto. Pregate, pregate, pregate.”



Post del 5/11/2014 aggiornato al 4/7/2017










2.614 - 13.12.2005
Cari figli, amate la Verità, perché solo per mezzo della Verità l’umanità troverà la vera pace. Vi invito a vivere nella Grazia e nell’Amore di Dio. L’umanità si è allontanata da Dio e si è contaminata con il peccato. Pentitevi in fretta. Dio vi attende con immenso amore di Padre. **Napoli vivrà l’angoscia di un condannato. Il Rio Doce* sarà contaminato e i miei poveri figli conosceranno una grande sofferenza. Pregate. Io sono vostra Madre e sono al vostro fianco. Non restate con le mani in mano. Avanti con coraggio. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto nel nome della Santissima Trinità. Grazie per avermi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Rimanete nella pace.
*fiume brasiliano; la traduzione letterale sarebbe “fiume dolce”, ma mi sembra più probabile la prima ipotesi
**Italia
3.450 - 12 marzo 2011 

Cari figli, sono vostra Madre Addolorata. Soffro a causa delle sofferenze dei miei poveri figli e vi chiedo di continuare saldi nella preghiera. Vedrete ancora orrori sulla terra. Inginocchiatevi in preghiera. Dio ha fretta e questo è il momento del vostro ritorno. Non state con le mani in mano. La morte attraverserà diversi Paesi dell’Europa e la distruzione sarà grande. Ecco il tempo delle grandi tribolazioni per l’umanità. Cercate forza in Gesù. Vivete nel tempo dei dolori. La Cina berrà il calice amaro del dolore. Si vedrà una grande devastazione. *Napoli chiederà aiuto. Pregate, pregate, pregate. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto nel nome della Santissima Trinità. Grazie per avermi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Rimanete nella pace.
*Italia

San Gennaro, non si è sciolto il sangue 

Fonte: http://www.lastampa.it/2016/12/17/italia/cronache/san-gennaro-non-si-sciolto-il-sangue-tcbJygfiuaXuxQLLIUDOaJ/pagina.html



I Campi Flegrei potrebbero eruttare prima del previsto



Nuovo passo avanti nel monitoraggio dei Campi Flegrei: scoperta la sismicità di background

Terremoto, ecco come può innescare un’eruzione vulcanica: Vesuvio, Ischia e Campi Flegrei a rischio



Vesuvio, la scommessa

Prevedere un’eruzione. Mettere in salvo centinaia di migliaia di persone. La Protezione Civile alle prese con la sfida più difficile.



Rischio Vesuvio, allarme dal Canada: “Non avrete il tempo di scappare: l’Osservatorio agisca”



Rischio eruzione nei Campi Flegrei: ecco la ricerca choc tenuta sottochiave dalla Protezione Civile: 



Previsione eruzione operativa alle vulcani ad alto rischio: il caso dei Campi Flegrei, Napoli

Jacopo Selva 1 * , Warner Marzocchi 2 , Paolo Papale 3 e Laura Sandri 1























1Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Sezione di Bologna, Via Donato Creti 12-40128 Bologna, Italia
2Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Sezione di Roma 1, Via di Vigna Murata, 605-00143 Roma, Italia
3Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Sezione di Pisa, Via della Faggiola, 32-56126 Pisa, Italia
Per tutte le email di autore, si prega di accedere .























Journal of Applied Vulcanologia 2012, 1 : 5  doi: 10,1186 / 2191-5040-1-5

La versione elettronica di questo articolo è quello completo e si possono trovare online all'indirizzo:http://www.appliedvolc.com/content/1/1/5

Ricevuto:3 MAGGIO 2012
Accettato:5 nov 2012
Pubblicato:13 Dicembre 2012
© 2012 Selva et al .; licenziatario Springer.
Questo è un articolo Open Access distribuito sotto i termini della licenza Creative Commons Attribuzione ( http://creativecommons.org/licenses/by/2.0 ), che consente l'uso senza restrizioni, la distribuzione e la riproduzione con qualsiasi mezzo, a condizione che l'opera originale è correttamente citato.






















Astratto

Eventi vulcanici alto rischio sono comunemente preceduti da lunghi periodi di disordini durante i quali gli scienziati sono chiamati a fornire previsioni in tempo reale vicino. La rarità di tali eventi, inaccessibilità del sistema vulcanico sotterraneo, comportamenti non lineari, e set di dati limitati costituiscono le principali fonti di incertezza. Al fine di fornire una guida ragionata a fronte di incertezze, le osservazioni di monitoraggio e modelli concettuali / teorici devono essere inseriti in uno schema probabilistico formale e strutturato secondo i principi della scienza prove. Come incertezza e soggettività sono componenti imprescindibili delle previsioni di pericolosità vulcanica, devono essere affrontati e chiaramente comunicate ai decisori e della società. Qui, vi presentiamo il set-up di uno strumento automatico near-real-time per la previsione eruzione a breve termine per i Campi Flegrei caldera (CFC), Italia. Lo strumento, basato su un regime bayesiano albero Evento, tiene conto di tutte le informazioni disponibili, e la soggettività delle scelte è affrontato attraverso un esperimento di elicitazione 5-year-long con un team di circa 30 dei maggiori esperti della storia geologica, la dinamica e il monitoraggio di CFC. Lo strumento fornisce valutazione probabilistica pronta in tempo quasi reale, che lo rende particolarmente adatto per il monitoraggio di una crisi in rapida evoluzione, ed è facilmente rivedibile volta nuove osservazioni e / o modelli diventano disponibili. Le regole quantitative dietro lo strumento, che rappresentano la vista del gruppo della comunità suscitato di esperti, vengono definiti nel corso di un periodo di quiescenza, permettendo così controllo preliminare di qualsiasi contributo scientifico nel modello, e riducendo al minimo lo stress esterno su scienziati durante un'emergenza reale fase. In particolare, i risultati mostrano anche che CFC può costituire una minaccia maggiore per la città di Napoli rispetto al più noto Vesuvio.
Parole chiave: 
Pericolosità vulcanica; Previsione Eruzione; Aleatorio e incertezza epistemica;Elicitazione Expert; Albero degli eventi bayesiano

Sfondo

La caldera dei Campi Flegrei (CFC) minaccia direttamente una popolazione di diverse centinaia di migliaia di persone che vive all'interno della caldera, e la città di Napoli in sé (~ 1 milioni di abitanti), appena fuori dalla caldera. L'ultima eruzione è avvenuta nel 1538, ~ 4.000 anni dopo il precedente che ha chiuso un periodo di intensa attività eruttiva (Orsi et al.1996 ). Il 1538 eruzione è stata preceduta dal sollevamento del pavimento caldera, sciami sismici, e le variazioni visibili in uscita fumarolica che sono durati almeno alcuni decenni (Guidoboni e Ciucciarelli2011 ). L'eruzione era esplosiva e ha portato alla costruzione della nuova collina di Monte Nuovo nel settore caldera occidentale (di Vito et al.1987 ). Dopo circa 4 secoli di caldera subsidenza, l'attuale agitazione è iniziata nel 1950 in forma di uprise del pavimento caldera, sciami sismici, e cambiamenti nel flusso, estensione areale, e la composizione delle fumarole (Del Gaudio et al.2010 ; Orsi et al.1999 ). I periodi di disordini concentrate in periodi discreti di tempo, con le crisi si sono verificati in 1969-71 e 1982-84, quest'ultimo conclude con l'evacuazione di circa 40.000 persone dalla città di Pozzuoli.Diversi altri periodi sollevamento minori hanno seguito e continuano, richiedendo lo sviluppo di piani per le operazioni scientifiche e di protezione civile. Tali piani dipendono dalla capacità di interpretare in tempo reale le dinamiche osservate e anticipare almeno alcuni giorni di anticipo il verificarsi di una nuova eruzione.
L'estrema complessità dei processi vulcanici, non linearità, una conoscenza limitata, e gran numero di gradi di libertà fanno predizioni deterministiche di evoluzione del sistema vulcanico estremamente difficile, se non impossibile (Mader et al. 2006 ; Newhall e Dzurisin1988 ). La complessità delle operazioni decisionali e di protezione civile, soprattutto nelle zone fortemente abitate come CFC, richiede valutazioni da effettuare sulle finestre temporali fino a settimane, amplificando ulteriormente l'influenza delle incertezze. Di conseguenza, è necessario un approccio probabilistico al fine di gestire le incertezze e costruire un quadro di riferimento quantitativo per la gestione delle prove scientifiche all'interno di un processo di supporto alle decisioni razionali (Marzocchi e Woo2009 ). Tuttavia, passati i dati pre-eruttive a una CFC non sono disponibili, ad eccezione delle descrittivi, osservazioni macroscopiche riportate nelle cronache legate al 1538 eruzione (Guidoboni e Ciucciarelli2011 ).Questo è, purtroppo, una situazione comune a vulcani a livello globale. D'altra parte, i vulcanologi hanno sviluppato sofisticati modelli concettuali e teorici e implementato sistemi di monitoraggio avanzati che forniscono informazioni rilevanti sullo stato del vulcano. Il problema è quindi quello di integrare tali informazioni eterogenee in uno schema probabilistico formale per eruzione previsione.
Con tale scopo, abbiamo creato uno strumento in tempo reale per la previsione eruzione a breve termine a CFC (BETEF_CF; vedi Figura 1 A). Il modello statistico adottato è BET_EF (bayesiano Albero eventi per Eruzione Previsione, Marzocchi et al.2008 ). BET_EF si basa su una logica di evento Albero (Newhall e Hoblitt2002 ), in cui i rami sono passi logici da un evento di base generale (l'insorgenza di disordini, il nodo 1), attraverso eventi specifici successivi (la presenza di magma guida disordini, nodo 2), per il risultato finale (l'inizio di un eruzione, nodo 3), come riportato nella Figura1 A. BET_EF valuta probabilità a tutti i nodi attraverso inferenza bayesiana, compresa qualsiasi possibile fonte di informazioni (convinzioni teoriche, modelli, dati passati, e il monitoraggio del vulcano), che rappresentano sia aleatorio e incertezza epistemica. Quindi, la probabilità di eruzione è calcolato moltiplicando le probabilità per ogni nodo. Usando un formalismo semplificato la probabilità di eruzione è data da
Peruzione =Pdisordini × Pmagma - disordini )× Peruzione - magma, disordini )(1)
miniaturaFigura 1. Rappresentazione schematica delle impostazioni del modello BET_EF (Marzocchi et al.2008 ). Nel pannello A , i tre nodi dell'albero evento sono rappresentati. Ad ogni nodo, un sistema di inferenza bayesiana viene eseguita assumendo una distribuzione Beta per la probabilità, sia per l'analisi delle anomalie (pannello B ) e per lo sfondo analisi (pannello C ). BET_EF passa automaticamente tra questi due regimi, in base allo stato di agitazione osservato ( disordini nel pannello B ).Durante gli episodi disordini, il modello si basa sull'analisi delle anomalie di controllo (pannello B), e viene impostata tramite i parametri di T 1, T 2e i , soglie e peso di ciascuna misura di controllo, rispettivamente. A sinistra, un esempio di soglia sfocato è riportato, dove in ascisse sono riportati i valori possibili per il parametro, mentre in l'asse y è rappresentato dal grado di verità della dichiarazione 'il parametro è anomalo', dato un misura pari a x. Sulla destra, i principi di base della trasformazione da anomalie a probabilità sono segnalati; Bayesiana viene eseguita sul parametri una e b . La valutazione si basa su sfondo inferenza bayesiana sulle probabilità (pannello C ), dove i modelli teorici impostati distribuzioni precedenti (attraverso la media Λ e il numero equivalente di dati Θ ), aggiornato con i dati storici disponibili (attraverso il numero di successi Y e di prove n ). Maggiori dettagli possono essere trovati nel testo e nella Marzocchi et al. (2008 ).
Il metodo è descritto in dettaglio in (Marzocchi et al. 2008 ), e un software generico gratuito è disponibile on-line (Marzocchi et al.2009 ), il cui ingresso potrebbe essere definito dagli utenti per poter essere applicato a diversi vulcani. Una caratteristica fondamentale di BET_EF è che si aggiorna automaticamente la procedura di previsione in base al verificarsi di anomalie pertinenti l'attività vulcanica. Ogni volta che si verificano anomalie, BET_EF basa la sua previsione sull'interpretazione delle misure di controllo in evoluzione (si veda la Figura1 B). Quando solo l'attività di sfondo è registrata, l'eruzione prevede indirizzi solo l'attività a lungo termine atteso (vedere Figura1 C). La definizione di ciò che è bassa vs anomalia e l'interpretazione di anomalie rappresentano il nucleo dell'analisi, cioè, la selezione dei parametri di interesse, e la definizione quantitativa di anomalie. Per CFC, la mancanza di precedenti osservazioni pre-eruttive rende questa analisi un passo necessario, ma piuttosto soggettiva che può essere trattata formalmente tramite perizia.
Analisi opinione degli esperti è ben consolidata in molti campi, tra cui tendenze politiche globali ed economia, quando le decisioni sono prese sotto limitata conoscenza e un elevato livello di soggettività (ad esempio, Cornish 1977 ), e in vulcanologia (Aspinall2006 ; Neri et al.2008 ). Ponderazione di esperti di varia, ma è una parte fondamentale del processo di elicitazione (ad esempio, Cook1991 ), anche se le procedure spesso uguali ponderate sono ancora considerati. Qui adottiamo un sistema esperto di punteggio basato sul consenso e un metodo di elicitazione esperto innovativo che utilizza un processo strutturato e iterativo per sviluppare il consenso. Questo schema è simile nei suoi principi fondamentali del metodo Delphi (ad esempio, Linstone e Turoff1975 ), ma è mirata a superare le sue principali critici (voci vaghe questionario, non uguale trattamento degli intervistati, numero significativo di abbandoni, vedere Cook1991 e riferimenti ivi). In questo processo, perizia è ponderato sulla base del riconoscimento reciproco tra gli esperti espressi attraverso una procedura cieca regolarmente ripetuta. Consenso, a nostro avviso, è infatti fondamentale per l'effettiva applicabilità dei risultati. A differenza dalla maggior parte dei elicitations esperti (ad esempio, Neri et al.2008 ), gli esperti è stato chiesto di selezionare i parametri di controllo e le soglie critiche relative ad ogni nodo dell'albero evento, invece di essere chiesto direttamente per probabilità. In questo modo la conoscenza individuale e collettiva specialista è sfruttata in modo più efficace, dal momento che gli esperti sono chiamati a discutere ed esprimersi direttamente nel loro settore di competenza: la loro conoscenza entra nel modello statistico, senza il filtro della sensibilità personale di probabilità, un soggetto che è sconosciuto a molti vulcanologi.
Di seguito, riportiamo il set-up di BETEF_CF, sulla base di (i) i risultati di un esperimento di 5 anni a lungo elicitazione e (ii) l'analisi di CFC "background" di attività. Il BETEF_CF applicabilità è poi dimostrato con un'analisi retrospettiva delle dinamiche osservate disordini a una CFC nel periodo 1981-2010.

Sviluppo del modello BETEF_CF

L'obiettivo di questo lavoro è la messa a punto del modello BET_EF per CFC (di seguito, BETEF_CF).Questo modello di previsione, in tempo quasi reale, la probabilità di occorrenza nella finestra di tempo ( 0 , 0 + τ ) di episodi di "disordini ' (nodo 1), "disordini magmatica ' (nodo 2) e " eruzione "(nodo 3). Si noti che, in questa formulazione, ci concentriamo solo su l'attività magmatica.Naturalmente, uno degli sviluppi futuri sarà il trattamento parallelo di fenomeni non-magmatiche, come eruzioni freatiche. Per motivi pratici, τ è impostato a 1 mese, come per per Monte Vesuvio (Marzocchi et al.2004 ; Marzocchi et al.2008 ). BETEF_CF passa tra due regimi distinti, in seguito denominato a breve e lungo termine analisi, cioè: In entrambi i casi, la scelta dei parametri e delle soglie relative, a tutti i nodi, è il cuore di BETEF_CF, dal momento che controlla tutte le probabilità valutazioni del regime a breve termine, e definisce lo status sfondo di riferimento di CFC (senza disordini) per le valutazioni a lungo termine. La soggettività di questa scelta viene qui affrontato elicitazione esperto.
• Quando lo stato di agitazione viene rilevato a t = 0 da BETEF_CF, tutte le altre valutazioni probabilistiche sono basate sull'analisi dei cambiamenti nel sistema vulcanico in piuttosto brevi intervalli di tempo (giorni o settimane). Questa situazione è in seguito denominato valutazione a breve termine. Più precisamente, le anomalie di monitoraggio vengono trasformate (utilizzando una semplice funzione di trasferimento, si veda la Figura1 B) in distribuzioni di probabilità soggettive relative al verificarsi di "magmatica disordini" e "eruzione", rispettivamente. Qui, l'input di base per BETEF_CF è definire le anomalie siano contabilizzati ad ogni nodo. Questo obiettivo è raggiunto definire (i) un elenco dei parametri di interesse ad ogni nodo e (ii) soglie (in una prospettiva sfumata) per identificare le anomalie per ciascuno di questi parametri.
• Quando le anomalie non sono osservati al momento t = 0 , BETEF_CF considera le cosiddette probabilità di sfondo, di seguito indicato anche come probabilità a lungo termine. Tali probabilità a lungo termine si basano su modelli teorici e l'analisi dei dati storici dal 1980 (data dopo la quale le anomalie possono essere ragionevolmente definite con le registrazioni disponibili dal sistema di monitoraggio di CFC), tenendo conto (i) la definizione di disordini utilizzati per breve valutazioni -TERM, (ii) il fatto che anomalie sono iscritte al t = 0 , e (iii) il fatto che CFC sta vivendo un sollevamento a lungo termine dal 1970.

Risultato 1: elicitations esperti

Abbiamo invitato gli esperti a più pannelli. L'obiettivo di ogni pannello è stato quello di definire l'input per il modello BETEF_CF. Ad ogni pannello, ogni esperto ha definito un elenco di parametri, loro soglie rilevanti per definire il verificarsi di anomalie, e il loro peso che indica l'importanza percepita di ciascun parametro. I parametri sono relative a differenti nodi dell'albero evento in Figura1 A. Ad ogni pannello, il parere di ciascun esperto è stato ponderato dai loro coetanei.
Cinque sessioni di elicitazione sono state organizzate, preceduta da seminari, analisi dei risultati elicitazione precedenti, e il dibattito, e seguite da un dibattito pubblico, nel corso di circa 5 anni che copre due progetti sequenziali finanziati dal Dipartimento della Protezione Civile italiana (INGV-DPC2005 ,2007 ). Un elenco completo degli esperti suscitate può essere trovato in note di chiusura e in Selva et al. (2009 ).
Nel corso delle cinque riunioni di esperti, la definizione quantitativa di parametri di monitoraggio, e la loro disponibilità in tempo reale dalla rete di monitoraggio a una CFC, sono stati attentamente considerati. Inoltre, per ogni parametro, è stato sviluppato il concetto di inerzia di una anomalia, che definisce quanto tempo un determinato cambiamento rimane significativo ai fini delle previsioni: per esempio, se una nuova frattura si apre oggi, per quanti giorni sarà questo conta come " anomalia "prima non è più significativo?
Durante i primi elicitations (I e II), ogni esperto era libero di definire entrambi i parametri e l'inerzia.Dopo queste sessioni di elicitazione, ogni definizione proposta è stata discussa collettivamente. Dopo elicitazione II, un comitato (sottoinsieme del gruppo di esperti) è stato incaricato di preparare un elenco di parametri completi con la loro definizione operativa e l'inerzia, sulla base delle prime due proposte elicitations e discussioni successive. Questo elenco è stato collettivamente recensione prima di elicitazione III, e adottato da lì. Naturalmente, queste definizioni sono rivedibili in futuro, e in effetti alcune piccole modifiche sono state discusse e attuate prima elicitazione IV e V. Si noti che, secondo la definizione operativa di inerzia parametri ', diminuisce dal nodo 1 a 3, in linea con la vista che i cambiamenti sono tenuti a diventare progressivamente più rapido quando si avvicina l'eruzione.Si tratta naturalmente di un presupposto che riflette l'opinione del gruppo, e può influenzare significativamente le previsioni del modello se solo alcune anomalie, ad inerzia efficace molto maggiore di quella definita, sono registrati prima di un evento. Questo è stato considerato un presupposto accettabile.
In ogni sessione di elicitazione, gli esperti sono stati singolarmente suscitato in una procedura cieca, con i seguenti obiettivi: (i) Un peso individuale e fu anonima assegnato a ciascun esperto dagli altri membri del gruppo. Per fare questo, ogni esperto ha votato fino ad altri 5 esperti con un peso di 1 o 2 (auto-voto non è consentita). Questo voto è stato di circa la comprensione di ogni esperto di CFC. Il peso del perito e viene quindi calcolato come la somma di tutti i voti ricevuti. (ii) Ogni esperto ha individuato i parametri di controllo e le soglie che sono pertinenti a ciascun nodo dell'albero dell'evento. Un esperto potrebbe anche selezionare un parametro, senza che le soglie che definiscono, se lui / lei giudicava questo fuori della sua / propria competenza. Inoltre, ai nodi 2 e 3 (magmatiche agitazione ed eruzione rispettivamente), per ciascun parametro, l'esperto selezionato un peso wpio(Uguale a 1 o 2, in cui i corre su tutti i parametri) per indicare come informativo un'anomalia di tale parametro è in quel nodo. Ogni parametro ha ricevuto un punteggio s che è la somma dei pesi degli esperti e che indicavano quel parametro, come calcolato nello stadio (i). Due soglie di punteggio ( M e m ) sono stati definiti dopo ogni sessione di elicitazione per classificare i parametri secondo alto, intermedio e basso punteggio. I parametri con punteggio più alto ( s ≥ Msono stati selezionati), mentre i parametri con punteggio intermedio ( M > s > m ) sono stati ancora selezionati, ma assegnando loro una probabilità di accettazione un pari a s - m s M - m . I parametri con un basso punteggio ( s ≤ m ) sono stati respinti. (iii) Soglie peso e valore wpioper ogni parametro sono stati identificati dalle stime fornite dagli esperti attraverso una procedura ponderata, con pesi e . Soglie inferiore e superiore sono stati selezionati come il 50-esimo percentile della distribuzione corrispondente. Il peso di ciascun parametro previsionale ( i in Figura1) è assegnato come il prodotto del 50-esimo percentile della wpiodistribuzione moltiplicato per la probabilità di accettazione un .
I risultati di ciascuna sessione elicitazione sono riportati nelle tabelle 1 ,2 e3 per sismologica, geodetico, e parametri geochimici, rispettivamente. Si noti che i parametri sono di due tipi: sfocata o booleano. Per i parametri sfocate, due soglie sono riportati, tra i quali le misure progressivamente evolvere da "normale" a "anomalo". In particolare, essi devono essere interpretati come in figura1 B.Ad esempio, considerando i risultati di Elicitation V, il numero di VT al giorno (M> 0.8) è considerato sicuramente anomalo se maggiore di 15, possibilmente anomalo se tra 5 e 15, e non anomalo se meno 5. parametri booleani, riferito come YES / NO, rappresenta osservazioni singoli, che da soli rappresentano un'anomalia.
Tabella 1. Risultati elicitazione per i parametri sismologici
Tabella 2. risultati elicitazione per i parametri geodesia
Tabella 3. risultati per geochimica e parametri termici
Le tabelle illustrano la progressiva convergenza delle decisioni del gruppo di esperti di viste iniziali molto disperso verso un parere condiviso e stabile del gruppo. I risultati delle successive sessioni di elicitazione mostrano anche una convergenza di opinioni verso alcuni parametri stabili in ogni nodo (Figura2 ). Alcune definizioni incoerenti iniziali dei parametri e delle soglie sono stati rimossi nel tempo (ad esempio, presenza di CLVD, dal momento che le attuali risorse a CFC non consentono la valutazione in tempo reale). Nel corso degli anni abbiamo osservato una sempre più la volontà di singoli esperti per illustrare apertamente i limiti così come il successo dei loro modelli, e di diventare più aperti a modifica quantificazioni precedentemente preferite in favore di altri che emerse collettivamente dal processo decisionale gruppo di esperti ( ad esempio, grandezze minime, anomalie termiche, conteggio eventi sismici).
miniaturaFigura 2. Convergenza nel numero di parametri selezionati attraverso sessioni di elicitazione. Il numero dei parametri selezionati (qui mostriamo solo quelli con α = 1) diminuisce significativamente attraverso sessioni di elicitazione, mostrando il processo di convergenza di esperti. La linea tratteggiata verticale evidenzia il cambiamento significativo si è verificato dopo elicitazione III, quando il numero dei parametri selezionati caduto. I risultati dell'ultima elicitazione non differiscono sostanzialmente da quelle della sessione precedente, ei risultati mostrano che sia il numero (in figura) e la definizione di parametri (nelle tabelle1 ,2 e3 ) sono stabili. Così, questi risultati rappresentano il risultato dell'esperimento. Maggiori dettagli possono essere trovati nel testo.
In Tabella 4 , si riportano i risultati dell'ultima elicitazione. Degno di nota, le tendenze evidenti nella tabella non riflettono alcuna scelta di un singolo esperto o di sottogruppi di esperti, invece, emergono come una decisione di gruppo intrinseca. E 'quindi sorprendente che il processo di elicitazione prodotto un quadro chiaro e coerente delle dinamiche attese che potrebbero portare a una possibile eruzione in CFC. Un esempio può essere visto controllando i parametri sismici ai tre nodi. Il nodo "Agitazione" risulta essere sensibile solo al verificarsi di terremoti; al nodo "magmatica", profondità di ipocentri e forme d'onda diventano rilevanti; infine, l'accelerazione di attività sismica si crede di essere critica al nodo "Eruption". Tendenze coerenti simili emergono anche dai parametri riguardanti le osservazioni geodetiche e geochimici, fornendo nel complesso un quadro scientificamente plausibile e suono.
Tabella 4. risultati della elicitazione V
E 'anche interessante notare che la rilevanza di parametri sfocati diminuisce progressivamente, quando si passa dal nodo 1 a 3, mentre la pertinenza delle booleano parametri aumenta. Ciò riflette (i) la diminuzione della fiducia di esperti (non vi è una precedente esperienza strumentale di episodi di disordini a una CFC, mentre quella esperienza manca per le fasi pre-eruttive), e (ii) l'esperienza globale che suggerisce che una eruzione a lungo vulcano dormiente è di solito preceduto da macroscopico (facilmente visibile) escalation dei fenomeni.
Al fine di verificare la stabilità dei risultati e la possibile esistenza di divergenza sistematica di opinioni tra esperti ad alto e basso peso-peso (o zero-peso), l'intera procedura è stata ripetuta assegnando a ciascun esperto ha suscitato lo stesso peso ( e = 1). I risultati mostrano che l'individuo ponderazione e uguale ponderazione producono distribuzioni di probabilità simili, ma che individuo ponderazione diedero distribuzioni più stretti o più unanimità di uguale ponderazione, soprattutto intorno parametri ritenuti critici. In altre parole, i risultati individuali-ponderazione sono meno disperse di risultati uguali di ponderazione, e quindi forniscono distribuzioni più informative, anche se i valori 50 ° percentile sono simili. Per motivi di esempio, nella Figura3 , riportiamo il confronto tra le singole ponderato e pari ponderato risultati per il nodo 1, nel selezionare i parametri (pannello superiore) e nella valutazione soglie inferiori (pannello inferiore). Risultati analitici per tutti i nodi e tutti i parametri sono disponibili a Selva et al. (2009 ).
miniaturaFigura 3. prova di sensibilità sullo schema di ponderazione del perito. Pannello superiore, confronto tra il parametro colonne sonore s , come valutato attraverso singoli ponderate (valutato dal peso di esperti e(imponenti valutati) e pari ponderato E = 1) le procedure, rispetto a nodo 1 di elicitazione V. I risultati dei due metodi appaiono ben correlate, dimostrando che la selezione dei parametri ( s > m ) è piuttosto stabile rispetto a e . Nel pannello inferiore, riportiamo le statistiche sulla soglia inferiore per i parametri selezionati al nodo 1 di elicitazione V, valutati nel singolo ponderate (rosso) e procedure uguali ponderate (blu). Barre indicano intervallo di confidenza (80%) e le stelle rappresentano la mediana. I risultati mostrano che le due procedure si traduce in mediane equivalenti, ma la procedura di uguale-non ponderata generalmente fornisce intervalli di confidenza più grandi. Risultati equivalenti per tutti i nodi ei parametri possono essere trovati in Selva et al. (2009 ).

Risultato 2: impostazioni BETEF_CF

I rendimenti codice BETEF_CF lungo e la previsione eruzione a breve termine nella forma di una distribuzioni di probabilità delle frequenze attese di eventi di ogni nodo ("disordini al mese" per il nodo 1, "disordini magmatica" dato inquietudine per il nodo 2, "eruzione" dato agitazione magmatica per il nodo 3), vedi Figura 1 A. I parametri di ogni distribuzione vengono impostati tramite un bayesiana secondo la logica descritta in Figura1 , pannelli B e C, e nel testo. Qui, si riportano in dettaglio come i risultati di elicitazione, insieme ad altri modelli importanti / dati del passato, vengono utilizzati per parametrizzare BETEF_CF ad ogni nodo.

Nodo 1: definizione di stato di fondo e la fase disordini in CFC

Nodo 1 dell'Albero Event considera se vi sia (i) disordini, o (ii) non disordini, nell'intervallo di tempo (0 , 0 + τ ), dove 0 è il tempo presente, e τ è il tempo Finestra considerato (1 mese in questa domanda). Le definizioni di sfondo e disordini sono necessariamente soggettiva, in quanto devono riflettere l'obiettivo specifico della previsione. Subsidenza secolare lenta nel corso dei secoli precedenti, è stato interrotto da sollevamento pavimento della caldera inizio circa 60 anni fa.Tuttavia, classificare tutti i ultimi 60 anni come "disordini" è inutile per la previsione e decision makers a breve termine. Invece, agitazione è pragmaticamente definita come uno stato del vulcano che ci costringe ad affrontare la questione al nodo 2: è ciò che viene osservato a causa di movimenti del magma? La definizione corrispondente stato di fondo è dunque quella di uno stato "normale" nel telaio della presente disordini duraturo a Campi Flegrei.
A questo proposito codice BETEF_CF richiede come input un elenco di parametri di monitoraggio e loro soglie che identificano anomalie rispetto all'attività di sfondo, cioè, una fase di agitazione.L'uscita delle sessioni elicitazione di esperti per il nodo 1 è riportato in tabella4 . Quando almeno una anomalia viene rilevata dal BETEF_CF, la probabilità di agitazione è impostato sul livello di agitazione, cioè il più grande grado di anomalia rilevata su tutti i parametri (vedi Marzocchi et al.2008 e figura1B).
Quando vengono rilevati anomalie, il BETEF_CF stima la probabilità di lungo periodo di disordini. Per farlo, abbiamo impostato le informazioni prima di una distribuzione uniforme (massima ignoranza, cioè, Λ 1 = 0 . 5 e Θ 1 = 1, vedi Figura1 B e Marzocchi et al.2008 ). Al fine di definire la distribuzione di probabilità nello schema di inferenza bayesiana, dividiamo il periodo 1981-2009 in successive finestre temporali non sovrapposti di lunghezza τ = 1 mese. Poi, si conta il numero di mesi che è iniziato senza agitazione fino a quella finestra temporale (numero di 'prove') e il numero di volte che un nuovo episodio agitazione inizia entro la finestra temporale, quest'ultimo corrispondente al numero di disordini osservata episodi fino ad allora (numero di "successi") (Marzocchi et al.2008 ; Sandri et al.2009 ). In questo conteggio, includiamo anche episodi di disordini parziali con un valore frazionario pari alla misura Grado di Unrest η (vedi Marzocchi et al.2008 , ESM). Con questi parametri, la distribuzione di probabilità relativa al verificarsi di una agitazione (nodo 1) nel prossimo τ è completamente definita per ciascuna delle finestre temporali, e cambia con il tempo come nuova informazione viene acquisita in una sorta di procedura di apprendimento. Alla fine del periodo in esame (1 Gennaio 1981 - 31 Dicembre 2009), il numero di prove al nodo 1 è stato 1 = 306, mentre i successi erano 1 = 7 . 4. La distribuzione a posteriori è quindi una distribuzione beta con parametriα = 8 . 4 e β = 299 . 6.

Nodo 2: disordini magmatico

In caso di disordini, dobbiamo concentrarci sulla quantificazione se l'agitazione è dovuta (i) a nuovo magma, o (ii) per altre cause (ad esempio, idrotermale, tettonica, ecc). Una eruzione idrotermale potrebbe minacciare le aree a pochi chilometri di uno sfiato. In CFC questo è grave e merita attenzione nel lavoro futuro. Qui, però, ci concentriamo solo sui disordini magmatica che può portare a eruzioni magmatiche. La distinzione tra magmatiche e non magmatiche disordini comporta alcune considerazioni soggettive perché la presenza di magma in un sistema vulcanico è evidente.Pragmaticamente, identifichiamo magmatica disordini quando il magma è in movimento (ad esempio, significativo riattivazione di convezione in una camera magmatica, della diga di intrusione).
Se BETEF_CF rileva disordini al nodo 1, l'analisi a breve termine si basa sulle anomalie registrate ai parametri relativi al nodo 2 L'uscita delle sessioni esperti elicitazione per il nodo 2 è nuovamente riportato in tabella 4 . Queste anomalie vengono poi trasformati in distribuzioni di probabilità.
Quando BETEF_CF non rileva disordini al nodo 1, l'analisi probabilistica al nodo 2 si basa sulla valutazione a lungo termine. In questo caso, le informazioni preliminari è dato da una distribuzione uniforme ( Λ 2 = 0 . 5 e Θ 2 = 1, vedi Figura1 B e Marzocchi et al.2008 ) poiché la conoscenza specifica sulla frequenza relativa di occorrenza di episodi di disordini magmatici, rispetto ad altri tipi di disordini, non è disponibile. Allo stesso modo, nessun dato ultimi vengono utilizzati in quanto la magmatica vs origine idrotermale degli episodi disordini dal 1981 è ancora dibattuto (ad esempio, Bonafede1991 ; De Siena2010 , e riferimenti ivi). Per questo motivo, abbiamo scelto di non prendere in considerazione i dati passati al nodo 2 La distribuzione a posteriori è quindi una distribuzione beta con parametri α = β = 1.

Nodo 3: eruzione magmatica

In caso di disordini con una origine magmatica, al nodo 3 si considera se (i) il magma raggiunge la superficie (cioè, erutterà), o (ii) non sarà, nell'intervallo di tempo ( 0 , 0 + τ ).
Se BETEF_CF rileva disordini al nodo 1, l'analisi a breve termine si basa sulle anomalie registrate ai parametri relativi al nodo 3 L'uscita delle sessioni esperti elicitazione per il nodo 3 è di nuovo riportato in tabella 4 . Queste anomalie vengono poi trasformati in distribuzioni di probabilità.
Quando BETEF_CF non rileva disordini al nodo 1, l'analisi probabilistica al nodo 3 si basa sulla valutazione a lungo termine. In questo caso, l'informazione preventiva è stato derivato dal database mondiale di disordini a caldere simili a CFC (Newhall e Dzurisin 1988 ). Tale banca dati mostra una frequenza di disordini che culmina in una eruzione a caldere di silicio (con disordini negli ultimi 100 anni e il riposo di più di 100 anni, come nel caso CFC) di circa 1 su 6 Qui, consentendo per la nostra ignoranza sul natura di disordini (vedi sopra Nodo 2), si stima che il 50% dei disordini potrebbe essere magmatica e così la prima ipotesi migliore al Nodo 3 ( Λ 3 , si veda la Figura1 B e Marzocchi et al.2008 ) è fissato a (1/6) /0.5= 0,33. Per questo modello, prima, abbiamo anche creato l'incertezza epistemica massimo consentito (il numero equivalente di dati Θ 3 = 1; si veda la Figura1 B e Marzocchi et al.2008 ). Si noti che una informativa (anche se debole) modello prima viene introdotto solo nel nodo 3, e non ai nodi precedenti. Ciò riflette l'effettiva mancanza di modelli credibili circa gli episodi disordini vulcanici. Infatti, il futuro miglioramento su questo tema ci permetterà di utilizzare le distribuzioni più informative precedenti i diversi nodi di BET_EF. Al nodo 3, i dati ultimi sono rappresentati dal numero di eruzioni ("successi") rispetto al numero di osservati episodi di disordini magmatiche (nodo 2), che non sappiamo (vedi sopra). Così, permettendo ancora una volta per una speranza del 50% dei disordini magmatica di tutti gli episodi disordini, la valutazione del fondo al nodo 3 di BETEF_CF rappresenta nessuna eruzione osservata ( 3 = 0) su 3 = 0 . 5 * 1 = 3 .7supposedly episodi di disordini magmatiche dal 1981 Con questi parametri, la distribuzione di probabilità di sfondo rispetto al nodo 3 (eruzione) è completamente definita da una distribuzione beta con parametri α = 0 . 67 e β = 5 . 03.

Risultato 3: corrente e applicazione retroattiva

Il risultato principale di questo lavoro è la messa a punto del modello BETEF_CF, come riportato nelle tabelle 4 e5 . Tale modello, basato sul parere del gruppo di esperti, è in grado di analizzare il flusso continuo di informazioni provenienti dal sistema di monitoraggio CFC stimare la probabilità mensile di eruzione quasi in tempo reale attraverso Eq. 1.
Tabella 5. Impostazioni sfondo di BETEF_CF
Se non vengono rilevate anomalie, BETEF_CF fornisce lo sfondo probabilità mensile di eruzione a CFC (Figura 1 C). Come mostrato sopra, questa analisi di sfondo si basa su modelli teorici e dati dal 1981 e rappresenta solo per il lungo termine dinamica di sollevamento in corso di CFC. Il lungo termine (sullo sfondo) atteso (media) probabilità eruzione, aggiornato al 31 dicembre 2009, la seguente Sentenza 1 mese è 1 . 6 · 10 -3 , con un intervallo di confidenza 80% [4 · 10 -5 -4 · 10 -3 ] definite dai 10 ° e 90 ° percentile della distribuzione. Tale intervallo di confidenza riflette l'incertezza epistemica sulla stima probabilità attesa, come si propaga attraverso i nodi da 1 a 3 Degno di nota, questa stima bassa probabilità mensile di eruzione è dello stesso ordine di grandezza del più noto Mt.Vesuvio, come stimato attraverso una procedura analoga a Marzocchi et al. (2008 ). Ciò implica che l'esposizione di pericolosità del Napoli a causa di CFC, anche in periodi tranquilli, è superiore a quello per il Vesuvio, dato che le dimensioni attesi eruzione sono comparabili (Marzocchi et al.2004 ; Orsi et al.2009 ), ma il centro della città è più vicina alle bocche eruttive di CFC, e più direttamente sottovento (Selva et al.2010 ,2012 ).
Ogni volta che vengono rilevate anomalie, misure di controllo iniziano ad essere informato circa il comportamento a breve termine del sistema, e le previsioni fornite per conto BETEF_CF per la loro rapida evoluzione in tempo quasi reale. Tale strategia ha dimostrato di fornire risultati in accordo con i processi più classici della decisione esperti durante le crisi (ad esempio, Sandri et al.2009 ; Lindsay et al.2010 ), di solito coinvolgono il set-up di una squadra che riceve dati in tempo reale e discutere collettivamente per raggiungere un consenso. BETEF_CF può accelerare la consegna delle analisi ai decisori.
Nella Figura 4 mostriamo una applicazione retroattiva del codice BETEF_CF di replicare l'andamento disordini in CFC nel periodo 1981-2010. All'inizio di questo intervallo di tempo, la capacità di monitoraggio non era paragonabile a quella attuale; questa disomogeneità pone alcuni vincoli alla risoluzione delle variazioni di probabilità nel tempo. Tuttavia, questo esempio evidenzia le caratteristiche principali del codice BETEF_CF applicata ad un caso reale. Nella Figura 4 si segnala inoltre la distribuzione di probabilità eruzione in tre momenti diversi; ogni distribuzione visualizza la probabilità stimata (valore centrale) e l'incertezza epistemica associata (dispersione attorno al valore centrale) (Marzocchi et al.2008 ).
miniaturaFigura 4. applicazione retroattiva del BETEF_CF dal 1981. Ad ogni tempo 0 , BETEF_CF è calibrato con i dati per t < 0 . Nel pannello A , riportiamo la media (miglior stima) probabilità di disordini (blu), magmatica disordini (verde) ed eruzione (rosso) per il seguito 1 mese. Nei pannelli B ,C e D , in tre tempi diversi, riportiamo una fotografia istantanea della distribuzione cumulativa (percentili) della probabilità di eruzione, mettendo in evidenza l'incertezza epistemica sulla probabilità stimata. Picchi nei valori di probabilità (figura principale) rappresentano episodi di disordini, durante i quali le probabilità mensili sono molto superiori a quelle di fondo. Il principale periodo di disordini 1982-1984 (Barberi et al.1984 ), e ognuna delle fasi di sollevamento minori successivi, sono identificati correttamente come anomalo. In particolare, BETEF_CF mostra che a partire dalla metà del 1982 il vulcano era certamente in uno stato anomalo (100% di probabilità al nodo 1), la probabilità media che l'agitazione era dovuta ai movimenti del magma attivi era di circa il 70%, e la probabilità di un eruzione su una finestra temporale di un mese era di circa il 20%, con un picco di quasi il 40% nel periodo giugno-settembre 1983 (nel mese di ottobre l'evacuazione è avvenuta). Tale valore elevato è in accordo con la percezione di alcuni vulcanologi al tempo (Civetta e Gasparini2012 ), anche se quantificazioni esplicite di probabilità non erano disponibili. Alla fine del 1984 la probabilità di eruzione è tornato a valori più bassi di circa il 10%, e la crisi era decisamente sopra all'inizio dell'anno successivo. Le cosiddette fasi mini-sollevamento che hanno caratterizzato l'attività di CFC dal 2000 sono simili tra loro in termini di probabilità, con la probabilità eruzione sempre inferiore al 10%.

Conclusioni

Il BETEF_CF rappresenta un prezioso strumento che può essere utilizzato in tempo reale durante un episodio di caldera disordini. Tuttavia, non è destinato a sostituire i gruppi consultivi, comitati di esperti, o altri mezzi di valutazione che vengono comunemente impostato durante le grandi crisi;piuttosto, rappresenta un potente strumento aggiuntivo che può aiutare focalizzando la discussione e risparmio di tempo a esplorare lo spazio eruzione parametro-incertezza cambiare (Lindsay et al.2010). Alcune delle caratteristiche di BETEF_CF rendono questa procedura unica e altamente auspicabile: i) le stime BETEF_CF sono quantitative e riproducibili, consentendo quindi un processo completamente trasparente di valutazione scientifica durante la crisi; ii) non sono il prodotto di un singolo esperto o limitata ad un limitato sottogruppo di esperti, ma piuttosto rappresentano una decisione distillato da una grande comunità, dando così maggiore robustezza alle previsioni; iii) le previsioni non sono influenzate dalle esigenze temporali, politici o sociologici durante la crisi, ma sono oggettivi poiché sulla base di nuovi dati e precedentemente quantificati vista di consenso; iv) la taratura attraverso l'estrapolazione di esperti può essere aggiornato con i risultati scientifici più recenti e robusti. La comunità degli esperti decide attraverso un processo cieco se nuovi risultati dovrebbero essere inclusi nel BETEF_CF, e il peso da assegnare a loro, in modo che la robustezza scientifica è l'unico pilota di nuovi aggiornamenti; v) BETEF_CF fornisce un chiaro aiuto agli scienziati vulcano durante una crisi, rappresentata dalla interpretazione delle osservazioni e la fornitura di previsioni, aiutando a distinguere in modo chiaro e inequivocabile il ruolo di vulcanologi da quello dei decisori.
Mentre riportiamo qui il caso specifico di CFC, l'approccio può essere generalizzato ad altri vulcani in cui sono disponibili i dati poco o nessun pre-eruttiva.

Note di chiusura

Riportiamo un elenco completo dei partecipanti a tutte le sessioni di elicitazione, in rigoroso ordine alfabetico. In parentesi, riportiamo la elicitazione al quale hanno partecipato singoli ricercatori.Questo elenco può essere trovato anche sul sito dei elicitations '(Selva et al.2009 ).
1 Belardinelli ME (V), Università di Bologna, Italia
2. Berrino G. (I, III), Osservatorio Vesuviano, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Napoli, Italia
3. Bianco F. (I, III, IV, V,), Osservatorio Vesuviano, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Napoli, Italia
4. Bonafede M. (I, II, III, V), Università di Bologna, Bologna, Italia
5. Bruno PP (I), Osservatorio Vesuviano, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Napoli, Italia
6. Caliro S. (III, V), Osservatorio Vesuviano, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Napoli, Italia
7 Chiodini G. (I, II, III, V), Osservatorio Vesuviano, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Napoli, Italia
8 L. Civetta (I, II, III, IV, V), Università degli Studi di Napoli "Federico II", Napoli, Italia
9 D'Auria L. (I), Osservatorio Vesuviano, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Napoli, Italia
10 De Siena L. (III, IV), Osservatorio Vesuviano, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Napoli, Italia
11 De Vita S. (II), Osservatorio Vesuviano, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Napoli, Italia
12 Del Pezzo E. (III, IV, V), Osservatorio Vesuviano, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Italia
13 Del Gaudio C. (I, II, III), Osservatorio Vesuviano, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Napoli, Italia
14 Di Vito MA (I, II, III, IV), Osservatorio Vesuviano, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Italia
15 Festa G. (III, IV, V), Università degli Studi di Napoli "Federico II", Napoli, Italia
16 Giudicepietro F. (III, IV, V), Osservatorio Vesuviano, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Napoli, Italia
17 A. Longo (V), Sezione di Pisa, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Pisa, Italia
18 Macedonio G. (II, III, IV), Osservatorio Vesuviano, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Napoli, Italia
19 Martini M. (II), Osservatorio Vesuviano, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Napoli, Italia
20 Marzocchi W. (I, II, III, IV, V), SEZIONE Roma 1, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Roma, Italia
21 Montagna CP (III, IV, V), Sezione di Pisa, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Pisa, Italia
22 Moretti R. (II, III, IV, V), Osservatorio Vesuviano, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Napoli, Italia, e la Seconda Università di Napoli, Napoli, Italia
23 Neri A. (I), Sezione di Pisa, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Pisa, Italia
24 Orsi G. (I, II, III, IV), Osservatorio Vesuviano, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Napoli, Italia
25 P. Papale (I, II, III, IV, V), Sezione di Pisa, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Pisa, Italia
26 GP Ricciardi (I, II, III), Osservatorio Vesuviano, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Napoli, Italia
27 Ricco C. (I), Osservatorio Vesuviano, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Napoli, Italia
28. Rinaldi AP (IV), Sezione di Bologna, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Bologna, Italia
29 Russo G. (I, III), Osservatorio Vesuviano, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Napoli, Italia
30 Saccorotti G. (II, III, IV, V), Sezione di Pisa, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Pisa, Italia
31 L. Sandri (II, III, IV, V), Sezione di Bologna, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Bologna, Italia
32. Sbrana A. (I), Università di Pisa, Pisa, Italia
33. Scandone R. (III, IV, V), Università degli Studi di Roma "Roma 3", Roma, Italia
34. Scarlato P. (IV, V), SEZIONE Roma 1, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Roma, Italia
35 Scarpa R. (III, IV), Università degli Studi di Salerno, Salerno, Italia
36. Todesco M. (I, III, IV), Sezione di Bologna, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Bologna, Italia

Abbreviazioni

CFC: Campi Flegrei caldera; BET: Albero evento bayesiana; BET_EF: bayesiana Albero eventi per Eruzione previsione; BETEF_CF: bayesiana Albero eventi per Eruzione Previsione, implementato per Campi Flegrei, Italia; VT: vulcano eventi tettonici; LP: evento-lungo periodo; VLP: molto-lungo periodo dell'evento; ULP: ultra-lungo periodo dell'evento; CLVD: Compensato-lineare-vector-Dipolo evento.

Conflitto di interessi

Gli autori dichiarano di non avere interessi in competizione.

Contributi degli autori

JS ha coordinato la stesura del documento, preparato tutti i materiali relativi, codici software implementato ed eseguito l'analisi. WM e JS concepiti e co-condotto l'esperimento elicitazione. PP ha coordinato gli incontri elicitazione con WM. LS hanno partecipato allo sviluppo del codice e l'analisi dei dati. Tutti gli autori hanno letto e approvato il manoscritto finale.

Ringraziamenti

Il lavoro descritto in questo documento è stata effettuata nel quadro dei progetti INGV-DPC Progetto V3: Ricerche sui Vulcani Attivi, precursori, Scenari, pericolosità e Rischio (2004-2006), e il Progetto V1: Guerre - Realizzazione di ONU Metodo Integrato per la DEFINIZIONE delle FASI di disordini ai Campi Flegrei (2007-2009), finanziato dalla Protezione Civile italiana 'Dipartimento della Protezione Civile' (INGV-DPC2005 ,2007 ). L'analisi dell'attività di sfondo e la pubblicazione è stata sostenuta anche dal progetto quantificazione del Multi-Rischio con Approccio Bayesiano: Un Caso di studio per i Rischi naturali della Città di Napoli (2010-2013), finanziato dal Ministero della Pubblica Istruzione italiano, dell'Università e della Ricerca (Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca).

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 Campi Flegrei, rischio eruzioni. La zona a rischio arriva fino al Vomero e a Posillipo. L'assessore: «il piano entro due mesi»

Allarme dagli Usa: Il Vesuvio esploderà e farà un milione di morte in 15 minuti

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Ancora un allarme: Vesuvio in procinto di esplodere


Eruzione del Vesuvio. Quello che lo Stato italiano non dice alla sua popolazione
Approfondimenti:


Vesuvio

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« Suol dirsi che Napoli abbia un gran nemico, il Vesuvio. Chi non ne ha? Altrove è un fiume, forse, altrove un lago, altrove l'aria pestilente »
Il Vesuvio è un vulcano esplosivo o effusivo in stato di quiescenza dal 1944, situato nel versante orientale della provincia di Napoli, nel territorio dell'omonimo parco nazionale istituito nel1995. La sua altezza, al 2010, è di 1.281 m[2], sorge all'interno di una caldera di 4 km di diametro. Quest'ultima rappresenta ciò che è rimasto dell'ex edificio vulcanico (Monte Somma) dopo la grande eruzione del 79 d.C., che determinò il crollo del fianco sud-orientale in corrispondenza del quale si è successivamente formato il cratere attuale. È attualmente l'unicovulcano attivo di tutta l'Europa continentale.[3]
È uno dei vulcani pericolosi più studiati al mondo; ciò è dovuto al fatto che sulle sue pendici abitano circa 700.000 persone e le conseguenze dell'eruzione sarebbero estremamente devastanti.
Nel 1997 il Vesuvio è stato eletto dall'Unesco (con il vicino Miglio d'Oro) tra le riserve mondiali della biosfera.[4]
Nel 1999 l'attività sismica era in lieve aumento a causa di varie scosse di terremoto intorno alla magnitudo 3 che sono state avvertite dalla popolazione.
Nel 2007 il Vesuvio è stato proposto[5] alla selezione per eleggere le sette meraviglie del mondo naturale come Bellezza naturale italiana[6], non riuscendo però ad essere eletto dopo essere arrivato in finale[7].
Nel 2013 è stata ampliata la "zona rossa" del Vesuvio che ora comprende 24 comuni vesuviani.

Il Vesuvio


Si tratta di un vulcano particolarmente interessante per la sua storia e per la frequenza delle sue eruzioni. Fa parte del sistema montuoso Somma-Vesuviano. È situato leggermente all'interno della costa del golfo di Napoli, ad una decina di chilometri ad est del capoluogo campano.
Il Vesuvio costituisce un colpo d'occhio di inconsueta bellezza nel panorama del golfo. Una celebre immagine da cartolina ripresa dalla collina di Posillipo lo ha fatto entrare di diritto nell'immaginario collettivo della città di Napoli. Il Vesuvio detiene un primato a livello mondiale, cioè quello di essere stato il primo vulcano ad essere studiato sistematicamente (per volontà della casa regnante dei Borbone), studi che continuano tuttora ad opera dell'Osservatorio Vesuviano. Risale infatti al 1841 (per volontà del re Ferdinando II delle Due Sicilie) la costruzione di unOsservatorio (tuttora funzionante, anche se solo come filiale di più moderne strutture ubicate a Napoli) e si può dire che la vulcanologia, come vera e propria disciplina scientifica, nasca in quegli anni. A riprova dell'elevato grado di leadership scientifica della struttura napoletana, basti pensare che quando nei primi decenni del XX secolo gli statunitensi decisero di creare un osservatorio alle isole Hawaii, presero esempio dall'osservatorio vesuviano.
Dal 1944 non si sono verificate più eruzioni. Pur tuttavia, essendo il vulcano considerato in stato di quiescenza, alcuni interventi legislativi hanno individuato una zona rossa.
La nuova zona rossa è stata ampliata, rispetto a quella prevista nel Piano del 2001, comprendendo i territori di 24 Comuni e tre circoscrizioni del Comune di Napoli. Oltre ai 18 indicati già in zona rossa (Boscoreale, Boscotrecase, Cercola, Ercolano, Massa di Somma, Ottaviano, Pollena Trocchia, Pompei, Portici, Sant'Anastasia, San Giorgio a Cremano, San Sebastiano al Vesuvio, San Giuseppe Vesuviano, Somma Vesuviana, Terzigno, Torre Annunziata, Torre del Greco, Trecase), saranno ricomprese le circoscrizioni di Barra, Ponticelli e San Giovanni a Teduccio del Comune di Napoli, i Comuni di Nola, Palma Campania, Poggiomarino, San Gennaro Vesuviano e Scafati, e l’enclave di Pomigliano d’Arco nel Comune di Sant'Anastasia.
Il Dipartimento Nazionale di Protezione Civile, con la collaborazione della comunità scientifica e delle autorità locali, ha predisposto un piano di emergenza che viene costantemente aggiornato.
I Comuni, inoltre, mettono ciclicamente in atto delle esercitazioni di Protezione Civile al fine di preparare la popolazione all'evento dell'eruzione. Di recente, la Regione ha predisposto incentivi atti a favorire il decongestionamento dell'area a maggior rischio. L'incentivazione economica però, non ha avuto il risultato sperato, in quanto le popolazioni dei comuni interessati hanno mostrato resistenza a lasciare i luoghi. Infatti quasi tutti dicono che sarebbe stato meglio (invece di utilizzare i fondi per destinarli a questi incentivi di esodo) creare altre "vie di fuga" dal vulcano e istituire un sistema di monitoraggio preventivo ancora migliore, per sapere in anticipo di eventuali manifestazioni eruttive. Inoltre le popolazioni hanno richiesto modifiche sostanziali agli interventi legislativi relativi alla "zona rossa" (ad esempio la diversificazione dei vincoli tra la zona vesuviana marittima da quella della zona interna "sommana" e, ancora, la diversificazione in base all'altitudine).[8]

Origini del nome

Il nome Vesuvio (in latino classico Vesuvius; attestato anche come Vesevius, Vesvius, Vesbius) è presumibilmente d'origine indoeuropea, da una base *aues, "illuminare" o *eus, "bruciare".[9]
Esistono tuttavia alcune etimologie popolari: dato che nell'antichità si riteneva che il Vesuvio fosse consacrato all'eroe semidio Ercole, e la città di Ercolano, alla sua base, prendeva da questi il nome, si credeva che anche il vulcano, seppur indirettamente traesse origine dal nome dell'eroe greco. Ercole infatti era il figlio che il dio Giove aveva avuto da Alcmena, regina di Tebe. Uno degli epiteti di Giove (Zeus nella Grecia antica) era Ὕης, Hýēs, cioè "colui che fa piovere". Così Ercole sarebbe diventato Ὑήσου υἱός, Hyḗsou hyiós (pronunciato [hyːˈɛːsuː hʏɪˈos]), cioè il "figlio di Hýēs", da cui sarebbe derivato il latino Vesuvius (pronunciato [wɛˈsʊwɪʊs]).
Una tradizione popolare della fine del Seicento vorrebbe invece che la parola derivi dalla locuzione latina Vae suis! ("Guai ai suoi!"), giacché la maggior parte delle eruzioni sino ad allora accadute, avevano sempre preceduto o posticipato avvenimenti storici importanti, e quasi sempre carichi di disgrazie per Napoli o la Campania. Un esempio su tutti: l'eruzione del 1631 sarebbe stato il "preavviso" naturale dei moti di Masaniello del 1647.

Ascensione del Vesuvio

Il Vesuvio si stacca nettamente dalla piana su cui sorge. Il circuito della base misura circa 20 chilometri e la vetta è a 1.281 metri sul livello del mare. Quest'ultima misura varia con il tempo, a causa dell'altezza variabile del cono. La sua altezza moderata, e la facilità con la quale si può raggiungere, hanno indotto molti viaggiatori a scalare la montagna; e non pochi hanno registrato la loro esperienza. Ma le eruzioni sono state così frequenti, e il loro impatto sull'aspetto del vulcano così grande, che ogni descrizione è rimasta valida per un periodo limitato di tempo, almeno sinora.

Eruzioni nell'antichità

Si ritiene che già 400.000 anni fa la zona del Vesuvio sia stata soggetta ad attività vulcanica, 39.000 anni fa avvenne un'eruzione davvero colossale detta Ignimbrite campana dove si emisero fino a 15 km³ di magma, tuttavia sembra che la montagna abbia iniziato a formarsi 30.000 anni fa, probabilmente come vulcano sottomarino nel Golfo di Napoli; emersa successivamente comeisola, si unì alla terraferma per l'accumulo dei materiali eiettati.
Tra i 19.000 anni fa e il 79 d.C. ebbero luogo una serie di violente eruzioni intercalate da periodi di quiete del vulcano. Dall'origine della montagna ai principali eventi sono state attribuite varie denominazioni:
·         Codola (25.000 anni fa)
·         Sarno-Pomici, basici (17.000 anni fa)
·         Pomici verdoline (15.500 anni fa)
·         Mercato o Pomici di Ottaviano (7.900 anni fa)
·         Pomici di Avellino (datata tra il 1880 e il 1680 a.C.)
·         Pompei (79 d.C.)
Tutte queste eruzioni, per la loro immane violenza, ma anche perché simili a quella che distrusse Pompei, Ercolano e Stabia sono chiamate eruzioni Pliniane (dai nomi di Plinio il Vecchio ePlinio il Giovane, studiosi romani, quest'ultimo testimone dell'eruzione del 79 d.C.). Per fare un esempio, ciascuna delle eruzioni più violente avvenute dopo il 79, dette Subpliniane, sono potenti almeno la metà di una regolare eruzione pliniana.
Tra le eruzioni precedenti, in particolare si ricorda l'eruzione denominata Avellino in quanto ha lasciato tracce fino all'omonima città campana e che ha seppellito l'area dove oggi sorge Napoli. L'accertamento dell'esistenza di questo evento ha fatto ulteriormente innalzare la soglia d'allarme per future eruzioni che potenzialmente potrebbero coinvolgere un'area dove oggi vivono più di tre milioni di persone.

Stato precedente al 79

Il Vesuvio non apparve sempre come un vulcano attivo. Per molti secoli fu un monte tranquillo. Scrittori antichi lo descrissero coperto di orti e vigne, eccetto per l'arido culmine. Anche diverse fonti iconografiche, come alcuni affreschi attualmente conservati presso il Museo Archeologico di Napoli, mostrano il Vesuvio come una montagna a picco unico, coperta di vegetazione e di vigneti.
Fra un grande cerchio di dirupi quasi perpendicolari c'era uno spazio piatto sufficiente ad accampare un'armata, tanto che nel 73 a.C., durante la terza guerra servile, Spartaco e i suoi seguaci si rifugiarono sul Vesuvio con l'armata dei ribelli che si stava ingrossando e con la quale vennero effettuati diversi attacchi alle tenute romane dell'agro campano. Attaccati dall'esercito di Roma, gli schiavi riuscirono a sottrarsi alla cattura, rinviando l'esito cruento della loro rivolta: utilizzarono i tralci delle viti che ricoprivano le pendici del monte per fabbricare scale con le quali fuggirono per l'unico passaggio non sorvegliato perché impervio. Si trattava senza dubbio di un antico cratere, di cui oggi sopravvive solo un settore, denominato Monte Somma.
La fertilità dei terreni circostanti, una prerogativa dei suoli vulcanici, favorì gli insediamenti osci e sanniti di Pompei, Ercolano, Stabia e Oplonti, nonostante fosse noto anche nell'antichità il rischio potenziale dell'area. Strabone, nel 18 d.C. (61 anni prima della devastante esplosione che sommerse Pompei ed Ercolano) aveva descritto il Vesuvio nella sua Geografia d'Italia come un vulcano in fase di quiescenza ed attribuiva proprio alla sua presenza la fertilità dei suoli circostanti, paragonati a quelli delle aree ai piedi dell'Etna.

L'eruzione del 79 d.C.

Per approfondire, vedi Eruzione del Vesuvio del 79.
L'eruzione del Vesuvio del 79 è il principale evento eruttivo verificatosi sul Vesuvio in epoca storica. L'eruzione, che ha profondamente modificato la morfologia del vulcano e dei territori circostanti, ha provocato la distruzione delle città di Ercolano, Pompei, Oplontis e Stabia, le cui rovine, rimaste sepolte sotto strati di pomici, sono state riportate alla luce a partire dal XVIII secolo sotto la dinastia dei Borbone durante il Regno di Napoli.

L'eruzione del 1631

Per approfondire, vedi Eruzione del Vesuvio del 1631.
Nel 1631 ci fu un'altra terribile eruzione. Dopo numerosi eventi premonitori quali rigonfiamento del suolo, piccoli terremoti che si manifestavano già da qualche mese e prosciugamento delle fonti, all'alba del 16 dicembre il Vesuvio rientrò in attività dopo un riposo di circa 130 anni, con l'apertura di una bocca laterale sul versante Sud-Est con una iniziale fase di attività stromboliana e forse l'emissione di una colata di lava (per molti autori invece non vi fu alcuna colata di lava). Una prima fase espulse ceneri frammiste all'acqua che scesero a valle a grandi velocità, oltre a colonne di vapore. Successivamente ebbe luogo una violenta attività esplosiva dal cratere centrale con un'alta colonna di ceneri, pomici e gas.

Eruzioni nell'età moderna

Dal 1631 si sono verificate numerose eruzioni. Durante un'eruzione del febbraio 1848, una colonna di vapore alta circa 15 kilometri, sorse dal cratere, presentando una varietà di colori; subito dopo spuntarono dieci cerchi, bianchi neri e verdi che assunsero la forma di un cono. Un'apparizione simile era stata osservata nel 1820.
Più recentemente, nel maggio 1855, un grande flusso di lava incandescente, di 70 metri di larghezza, fluì verso un grosso crepaccio di circa 300 metri di profondità. La prima parte di questa spaccatura è a precipizio e qui, la lava in caduta formò una magnifica cascata di fuoco liquido.
Ancora più spettacolare fu l'eruzione del 1872, che creò una vastissima nube a forma di pino, e la cui lava distrusse i paesi di Massa e San Sebastiano al Vesuvio.
Negli anni di attività intermedia, la lava che traboccò dal cratere costituì due cupole di ristagno: nel 1895 il "Colle Margherita" (nell'Atrio del Cavallo, semisepolto dalla lava dell'eruzione del 1944), e nel 1898 il "Colle Umberto". Quest'ultimo, ancora perfettamente integro, costituisce una sorta di barriera naturale per l'Osservatorio, giacché le colate di lava dirette su di esso sono deviate dai fianchi del Colle.
L'eruzione del 1906, descritta efficacemente da Frank A.Perret e da Matilde Serao, fu la più grande avvenuta nel XX secolo: ancor oggi è difficile stabilire con esattezza il volume degli ejecta, un'immane colata lavica che si dirigeva verso Torre Annunziata fu bloccata dalle mura del cimitero, e la nube gassosa che generò nelle ultime ore di attività spazzò via la cima e svuotò la camera magmatica. A causa della pioggia di cenere fu, anche in questa eruzione, quasi completamente sotterrata Ottaviano, l'antica Ottajano, causando circa 300 morti, tanto che fu chiamata "la nuova Pompei". Per paura di morire, 105 persone si rifugiarono in una grande chiesa di San Giuseppe Vesuviano. Purtroppo le ceneri sfondarono il soffitto, e la lava bruciò il portone in legno: tutte e 105 le persone nella chiesa morirono.
Un'eruzione intermedia avvenne nel 1929, quando nel cratere si creò un lago di lava, che traboccò sul versante Sud - Est e distrusse solo alcuni vigneti.

L'eruzione del 1944

Per approfondire, vedi Eruzione del Vesuvio del 1944.
Dopo quella del 1929, la successiva e, per ora, ultima eruzione, avvenne tra il 16 e il 29 marzo 1944, e distrusse nuovamente Massa e San Sebastiano, cosparse di ceneri ancora Ottaviano e tutto il Meridione, e fu resa famosa dai cinegiornali dell'esercito angloamericano che all'epoca occupava Napoli. Spettacolari fontane di lava si innalzarono dal cratere fino ad un'altezza di 800 metri, mentre 26 persone a San Sebastiano venivano letteralmente bruciate dalla pioggia di ceneri, ed il condotto craterico subì un'alterazione radicale.

Il ciclo eruttivo del Vesuvio

Dal 1631 al 1944, il Vesuvio è stato un vulcano "addomesticato", cioè ha seguito un andamento eruttivo continuo, col condotto praticamente sempre aperto, di modo tale che era possibile intuire le eruzioni. L'andamento ciclico della sua attività qui descritto fu riconosciuto da William Hamilton, Frank A.Perret, Giovanni Battista Alfano e Friedlander.
Dopo una grande eruzione (tipo quella del 1631, 1872 o 1906) tutto il magma è stato eiettato ed il condotto, svuotato, fa crollare la parte sommitale. Il Vesuvio quindi entra in un periodo di riposo (quiescenza) che dura in media tra i 3 ed i 7 anni, durante i quali il cratere emette solo gas. Successivamente, piccole esplosioni di ceneri sul fondo del cratere cominciano a costruire un cono di scorie, le cui dimensioni possono aumentare a seconda della pressione che comincia ad accumularsi nella camera magmatica, e che danno il via ad un'attività persistente che può durare da un minimo di 7 ad un massimo di 30 anni. In questo periodo, le scorie accumulate formano una vera e propria piattaforma che finirà per occupare completamente il cratere stesso, generando spesso piccole colate esterne, che però sono di piccolo volume e causano pochi danni (esempio di quest'attività sono la formazione dei colli "Margherita" ed "Umberto", o le eruzioni del 1805 o1929).
Quando la pressione accumulatasi giunge al limite, il cono comincia a fratturarsi, ed ha inizio l'eruzione finale, che dura al massimo due/quattro settimane. Dopo una prima abbondante tracimazione di lava, si ha un periodo di rallentamento dell'attività seguito da una fase esplosiva finale, relativamente breve, ma assai più violenta (e pericolosa) della precedente, durante la quale si generano una o più ciclopiche nubi eruttive che spazzano via la parte terminale del cono. Questa violenta fase può durare un paio di giorni al massimo, e segna la fine dell'eruzione e del ciclo. Il cratere, svuotato, frana su sé stesso, ed il Vesuvio ricade nel periodo di quiescenza che segna l'inizio di un nuovo ciclo.
Il periodo dell'attività più intenso fu durante la seconda metà del XVIII secolo, con cicli della durata media di 10-15 anni; il meno prolifico, quello del 1872 - 1944, con due cicli della durata di 34 e 38 anni. Dopo l'eruzione del 1944, il Vesuvio cadde in uno stato di quiescenza che dura tuttora: in base ai cicli abituali, la ripresa dell'attività eruttiva appare dunque fortemente in ritardo.
Stato attuale
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Dopo l'eruzione del 1944, il Vesuvio è in fase di quiescenza. Tale periodo di riposo, in base alla descrizione del ciclo sopra descritta, appare atipico, per cui la ripresa dell'attività eruttiva pare fortemente in ritardo. Per questo, si ritiene che il Vesuvio sia uscito dal tipo di attività studiato. Per qualche motivo ancora ignoto, il condotto (praticamente sempre aperto dal 1631) dev'essersi ostruito in profondità, o devono essersi svuotate le "sacche" di magma che alimentavano l'attività ciclica, per cui il vulcano è tornato all'apparenza inerte, come doveva essere prima del 1631.
Nel 1987, l'AGIP effettuò una trivellazione su un fianco del Vesuvio per cercare di convertirne il calore interno in energia elettrica. Nel 2001, invece, una ricerca condotta dalle Università di Napoli e di Nizza, e i cui risultati sono stati pubblicati su Science[10], ha permesso di accertare che a una profondità di circa otto chilometri sotto la superficie è presente un accumulo di magma che si estende per circa quattrocento chilometri quadrati, dal centro del golfo di Napoli fino quasi ai contrafforti preappenninici. Per via di ciò, è lecito aspettarsi i segnali di una ripresa dell'attività in qualunque momento: quindi, il Vesuvio è strettamente monitorato.

La scoperta dei resti di Pompei, Ercolano e Torre Annunziata

Delle città sepolte di Ercolano e Pompei, si perse quasi completamente la memoria, e la loro posizione venne dimenticata. Alla fine del Cinquecento, una collina ricca di vigneti e chiamata Civita veniva considerata il probabile sito di Pompei, ma non vennero fatte accurate indagini; pochi anni dopo, lo scavo di un canale per portare le acque del Sarno a Torre Annunziata, diretto dall'architetto Domenico Fontana, portò alla scoperta di alcune monete del tempo di Nerone e Vespasiano, che però sparirono e della scoperta più non si parlò, grazie anche alla successiva eruzione vesuviana del 1631che ricoprì di cenere la zona. Nessuna traccia venne scoperta fino al 1713, quando un contadino, intento a scavare un pozzo a Resìna, trovò i resti di varie colonne e frammenti di marmo a circa 8 metri di profondità. Il duca Emanuele Maurizio d'Elboeuf, allora di stanza a Napoli, s'interessò dell'accaduto, tanto da comprare il terreno e cominciarci degli scavi per conto proprio. Furono scoperte numerose statue, ma la durezza della roccia (e la concomitante partenza del duca d'Elboeuf) fece sì che i lavori s'interrompessero presto. Solo alcuni anni dopo il re Carlo III, fece riprendere i lavori che portarono alla scoperta di altre statue, murature ed oggetti, finché l'11 novembre 1738 venne scoperta una lapide su cui era scritto Teatrum Hercolanensem. Così fu scoperta Ercolano.
A quel tempo comunque, nonostante il re avesse istituito a Portici un museo in cui raccogliere i frutti degli scavi, poca attenzione venne data alla scoperta, considerata solo una "caccia al tesoro"; ma nel 1748 un contadino, scavando il suo vigneto nella zona di Civita, incappò in un'antica opera d'arte. Affondando un palo in quel punto, alla profondità di 4 metri, vennero ritrovati resti di edifici, che inizialmente furono ritenuti le rovine di una grande casa di campagna isolata. Ma ben presto si scoprirono anche affreschi, oggetti preziosi, ed infine i primi cadaveri: in particolare, lo scheletro di un uomo che aveva ancora in mano i resti di una borsa con antiche monete d'oro, su cui era inciso il nome di Pompei. La conferma che la città scoperta fosse proprio Pompei venne stabilito nel 1749, quando venne ritrovata una iscrizione lapidea che commemorava la restituzione, da parte del tribuno P. Svedio Clemente, "al pubblico possesso dei pompeiani" di locali che erano stati occupati dai privati.
Questa scoperta portò a ulteriori ricerche, e l'esatta posizione delle due città venne così accertata. Il lavoro di dissotterramento è continuato, con poche interruzioni, fino ai giorni nostri, e molti preziosi reperti di arte antica sono stati portati alla luce; naturalmente, nel tempo, si sono affinate le tecniche, sia di scavo, sia di trattamento dei reperti. Basti pensare che, inizialmente, era del tutto normale asportare statue, pitture parietali, arredamenti, monili e oggetti di uso comune, limitandosi a sommarie indicazioni sulle zone di ritrovamento, poiché gli scavi non erano condotti secondo criteri scientifici, ma erano motivati solo dalla cupidigia di ritrovare oggetti preziosi.
D'altro canto, la sensibilità dell'epoca era ben diversa dall'attuale, come testimoniano le vicissitudini di celebri reperti archeologici, approdati in musei stranieri in modo più o meno regolare. Nella fattispecie, anzi, è possibile un giudizio nel complesso positivo, dal momento che quasi tutti i reperti affluirono al Museo Borbonico di Napoli (oggi Museo Nazionale, il principale per quantità e qualità di reperti d'epoca romana in Italia e nel mondo).
Un autentico salto di qualità si ebbe con l'archeologo Giuseppe Fiorelli, Direttore degli Scavi negli ultimi anni del Regno borbonico, che mantenne anche nel prosieguo l'incarico e che per primo applicò un rigore scientifico e sistematico nella ricerca, pubblicando anche un Giornale degli Scavi di Pompei tra il 1861 ed il 1863. È sua l'idea di riempire di gesso liquido le cavità di cui si avvertiva la presenza nello scavo: l'intuizione che tali cavità potessero essere lo stampo di corpi disfattisi in uno strato di ceneri compattatesi nel tempo, si rivelò esatta; i reperti (taluni, celeberrimi come il cane alla catena) restituiscono con immediatezza, a volte commovente, gli ultimi momenti di vita degli sfortunati abitanti di Pompei. Per le tracce, in genere, lasciate dalle persone, si veda anche il paragrafo sui "resti degli abitanti".
Numerosi reperti a Pompei e non, ad esempio, ad Ercolano perché le diverse modalità di sommersione delle città, in questo secondo caso portarono al formarsi di uno strato tufaceo di 15/20 metri di spessore originato dalla massa liquida che coprì la città. Fra l'altro, questo è tuttora il maggior ostacolo alla messa in luce integrale di Ercolano, non tanto per lo scavo in sé ma perché la città moderna insiste sulla verticale dell'antica. Si pensi che, a quasi 300 anni dalla scoperta della Villa dei Papiri cosiddetta dalla ricchissima raccolta di testi su papiro, la stessa è tuttora sepolta anche se, grazie alle nuove tecniche, se ne conosce una discreta porzione.

Gli edifici di Pompei, la strada delle tombe

I maggiori progressi sono stati fatti a Pompei, poiché il materiale che la ricoprì era molto meno compatto di quello che sommerse Ercolano. A Pompei, che nei tempi antichi era considerata una località secondaria, sono stati ritrovati otto templi, un foro, una basilica, due teatri, un magnifico anfiteatro e i bagni pubblici. Anche le fortificazioni, composte da larghi blocchi di pietra, sono state esposte. Uno dei luoghi più rimarchevoli è la via dei Sepolcri. Si tratta di una larga strada pavimentata e bordata sui lati da solenni monumenti funebri, vere Cappelle di famiglia dei cittadini benestanti.

I resti degli abitanti

Le abitazioni furono trovate con i muri degli appartamenti adornati da bei dipinti. Numerose statue, vasi, lampade e altri eleganti lavori artistici sono stati recuperati. Sono stati trovati anche molti scheletri, nell'esatta posizione in cui le persone erano state colte dalla pioggia mortale delle ceneri. Gli scavatori trovarono lo scheletro di un povero, che stava cercando di fuggire dalla sua casa, e le cui dita ossute ancora stringevano la borsa che conteneva il suo amato tesoro. Furono anche trovati, nella caserma di Pompei, gli scheletri di due gladiatori incatenati ai ceppi, ma anche i resti di una ricca matrona; e le scritte tracciate dai gladiatori sui muri sono ancora abbastanza leggibili.
Nei sotterranei di una villa in periferia vennero scoperti gli scheletri di diciassette persone, che vi avevano probabilmente cercato rifugio e rimasero intrappolate; da allora, essa è chiamata Orto dei Fuggiaschi. Il materiale in cui si trovarono immersi, originariamente soffice, si indurì con il passare del tempo. In questa sostanza fu trovata una cavità contenente lo scheletro di una donna con un infante tra le braccia. Anche se sono rimaste solo le ossa, la cavità conteneva un perfetto calco della figura della donna, che mostrava come fosse rimasta sommersa nella sostanza mentre era ancora in vita. Attorno al collo dello scheletro c'era una catena d'oro, e alle dita anelli ingioiellati. Molto di recente, sono venuti alla luce ad Ercolano i resti di parecchi abitanti che si erano rifugiati in un edificio nei pressi del porto in attesa di soccorsi dal mare, morti per effetto del tremendo calore sviluppato dalla "nube ardente" che investì la cittadina; le loro posizioni, agghiaccianti, ancora oggi rappresentano la vivissima testimonianza della tragedia. Durante il periodo borbonico, poi, non mancò anche la "spettacolarizzazione" delle scoperte: prezzolati opportunamente dai capomastri, gli operai erano soliti ricoprire di terriccio gli scheletri e/o gli oggetti preziosi, per poi fingere di "scoprirli" quando qualche visitatore importante era presente.

Il futuro e "rischio Vesuvio"

I vulcanologi, ma anche i non addetti ai lavori, sanno che il "dinamico riposo del Vesuvio" potrebbe avere prima o poi un termine. Svariate ipotesi sono state fatte in proposito, da un risveglio prossimo, fino ad ipotesi di 50-100 anni se non di secoli. I più piccoli segnali premonitori, quali alterazioni dei gas delle fumarole, piccoli terremoti o deformazioni sono continuamente monitorati. Gli specialisti monitorano infatti la situazione del Vesuvio considerando che la risalita del magma è associata a terremoti, a deformazioni del vulcano, ad un aumento della temperatura nelle fumarole ed a variazioni dell'acqua nei pozzi, alcuni parametri di controllo esistono già.
Le pendici del Vesuvio e i comprensori circostanti sono oggi fittamente antropizzati e disordinatamente urbanizzati. Per far fronte ai grandi rischi connessi ad una possibile eruzione del Vesuvio è stato redatto un piano nazionale d'emergenza che individua zone a diversa pericolosità, prevedendo azioni di soccorso e piani di evacuazione.
Tra le predette zone, la cosiddetta Zona rossa (a sua volta suddivisa in 5 zone intercomunali), ufficialmente esposta a maggior rischio da eruzione, si estende per circa 200 km².La nuova zona rossa è stata ampliata, rispetto a quella prevista nel Piano del 2001, comprendendo i territori di 24 Comuni e tre circoscrizioni del Comune di Napoli. Oltre ai 18 indicati già in zona rossa (Boscoreale, Boscotrecase, Cercola, Ercolano, Massa di Somma, Ottaviano, Pollena Trocchia, Pompei,Portici, Sant'Anastasia, San Giorgio a Cremano, San Sebastiano al Vesuvio, San Giuseppe Vesuviano, Somma Vesuviana,Terzigno, Torre Annunziata, Torre del Greco, Trecase), saranno ricomprese le circoscrizioni di Barra, Ponticelli e San Giovanni a Teduccio del Comune di Napoli, i Comuni di Nola, Palma Campania, Poggiomarino, San Gennaro Vesuviano e Scafati, e l’enclave di Pomigliano d’Arco nel Comune di Sant'Anastasia. La “zona rossa” è l’area per cui l’evacuazione preventiva è l’unica misura di salvaguardia della popolazione. A differenza di quella individuata nel Piano del 2001, la nuova zona rossa comprende oltre ad un’area esposta all’invasione di flussi piroclastici, definita “zona rossa 1”, anche un’area soggetta ad elevato rischio di crollo delle coperture degli edifici per l’accumulo di depositi piroclastici (ceneri vulcaniche e lapilli), definita “zona rossa 2”. Secondo il piano di evacuazione, gli abitanti di ciascun comune andrebbero trasferiti temporaneamente in un'altra regione di Italia, precedentemente individuata e abbinata a quel comune. L'aspetto maggiormente problematico riguardante l'evacuazione resta tuttavia costituito dal problema della mobilità; l'alto numero di abitanti dei comuni della zona rossa e la viabilità già congestionata dal traffico ordinario spingono infatti a immaginare notevoli difficoltà nello spostamento dei mezzi di trasporto privati e pubblici durante l'evacuazione. Una soluzione immaginata potrebbe essere quella di utilizzare la via del mare, per allontanare rapidamente il maggior numero possibile di persone, ma questa soluzione va valutata anche in relazione al prodursi di mareggiate e maremoti eventualmente connessi ai fenomeni sismici ed eruttivi.
Nel 2009 il responsabile della protezione civile all'epoca in carica, Guido Bertolaso, auspicò che la zona rossa venisse estesa anche a parte del comune di Napoli, concretamente esposto ad un pericolo in caso di eruzione. Secondo Bertolaso, infatti, tale eventualità costituirebbe il più grande problema per la protezione civile in Italia[11].

Il parco nazionale del Vesuvio

Per approfondire, vedi Parco Nazionale del Vesuvio.

Il Vesuvio e la fattucchiera Amelia
Sulle pendici del Vesuvio abita un personaggio del mondoDisney: la strega Amelia.
La fattucchiera che ammalia, caratterizzata anche da un forte accento napoletano, è stata introdotta nel mondo dei fumetti da Carl Barks.
Si riporta un commento del fumettista statunitense:
« Adoro l'Italia e la pizza! Quando ho creato Amelia, mi è sembrata una cosa carina presentarla come una ragazza italiana che vivesse alle pendici del Vesuvio »
Il parco nazionale del Vesuvio è nato il 5 giugno 1995 per il grande interesse geologico, biologico e storico che il suo territorio rappresenta. La sua sede è collocata nel comune di Ottaviano. È stato istituito principalmente per:
·         conservare i valori del territorio e dell'ambiente, e la loro integrazione con l'uomo;
·         salvaguardare le specie animali e vegetali, nonché le singolarità geologiche;
·         promuovere attività di educazione ambientale, di formazione e di ricerca scientifica.
Il Parco nasce poi dall'esigenza di valorizzare e difendere il vulcano più famoso del mondo: il Vesuvio. Esso rappresenta il tipico esempio di vulcano a recinto, costituito da un cono esterno tronco, il Monte Somma, (oggi spento e con una cinta craterica in buona parte demolita) entro il quale si trova un cono più piccolo (che rappresenta il Vesuvio, ancora attivo).
Il territorio, ricco di bellezze storiche e naturalistiche, vanta una produzione agricola unica per varietà e originalità di sapori.
Un'ulteriore singolarità di questo Parco è rappresentata dalla notevole presenza di specie floristiche e faunistiche se si rapporta alla sua ridotta estensione: sono presenti ben 612 specie appartenenti al mondo vegetale e 227 specie (tra quelle studiate) appartenenti a quello animale.
[13]
A causa dell'emergenza rifiuti in Campania, due siti sul confine del Parco Nazionale del Vesuvio sarebbero dovuti essere adibiti a discarica in seguito all'emanazione della legge n. 123/08. Al 2010, è già attiva e quasi satura la discarica "Ex Sari". Durante il mese di settembre 2010 la regione Campania aveva previsto l'apertura della seconda discarica, "Cava Vitiello", che sarebbe dovuta essere la più grande d'Europa. Tuttavia, dopo numerose proteste da parte soprattutto dei cittadini dei comuni di Boscoreale eTerzigno l'apertura della discarica è stata sospesa dal Governo.[14]

Date delle eruzioni

Dopo l'eruzione del 79 - che fu l'ultima delle eruzioni "pliniane" ed anche la prima dei tempi storici-, il Vesuvio ha avuto innumerevoli eruzioni, di svariati tipi, qui sotto cronologicamente elencate:
Eruzioni esplosive[15][16]
·         203, 472, 512, 685, 968, 999, 1680, 1682, 1685, 1689.
Eruzioni effusive[15][16]
·         1717, 1725, 1728, 1730, 1751, 1752, 1755, 1771, 1776, 1785, 1805, 1810, 1812, 1813, 1817, 1820, 1831, 1855, 1858, 1867, 1868, 1871, 1884, 1891, 1895, 1899, 1929.
Eruzioni effusivo-esplosive[15][16]
·         1036, 1068, 1078, 1139, 1631, 1649, 1660, 1694, 1698, 1707, 1714, 1723, 1737, 1761, 1767, 1779, 1794, 1822, 1834, 1839, 1850, 1861, 1872, 1906, 1944.
Eruzioni dubbie[15][16]
·         787, 991, 993, 1007, 1305, 1500.

Mineralogia

Nei dintorni del Vesuvio sono stati rinvenuti diversi minerali; i più rilevanti, per i quali è definita località tipo, sono[17]:
·         Aftitalite
·         Avogadrite
·         Bassanite
·         Carobbiite
·         Calcocianite
·         Chlorothionite
·         Cloralluminite
·         Clormanganokalite
·         Clorocalcite
·         Cloromagnesite
·         Cotunnite
·         Covellite
·         Cryptohalite
·         Cuprorivaite
·         Cyanochroite
·         Dolerofanite
·         Eriocalcite
·         Eritrosiderite
·         Euclorina
·         Ferruccite
·         Kremersite
·         Lithidionite
·         Magnesioferrite
·         Malladrite
·         Manganolangbeinite
·         Mascagnite
·         Matteuccite
·         Melanothallite
·         Mercallite
·         Mitscherlichite
·         Molisite
·         Nahcolite
·         Palmierite
·         Picromerite
·         Pseudocotunnite
·         Scacchite
·         Silvite
·         Tenorite

Sport

·         Il 23 maggio 1990 la terza tappa del Giro d'Italia si è conclusa al Vesuvio con la vittoria dello spagnolo Eduardo Chozas.
·         Il 29 maggio 2009 la diciannovesima tappa del Giro d'Italia si è conclusa al Vesuvio con la vittoria di un altro spagnolo, Carlos Sastre.
·         Nel 2010, Sebastian Vettel si allenò sul Vesuvio per prepararsi alla stagione automobilistica di quell'anno. Egli vinse il suo primo titolo e non mancò di ringraziare il vulcano definito dallo stesso pilota un "portafortuna" per la sua carriera.[18]

Note

1.    ^ Nuova Guida di Napoli e dintorni, citato in: Il Vesuvio, Pierro Gruppo Editori Campani, Napoli 2000.
2.    ^ Il vulcano in cifre. URL consultato il 17-04-2010.
3.    ^ Centro Campus.it. URL consultato il 27 febbraio 2012.
4.    ^ sito ufficiale UNESCO - Le 8 riserve della biosfera in Italia. URL consultato il 21 marzo 2012.
5.    ^ Vesuvio escluso dalle 7 meraviglie. URL consultato il 13 novembre 2011.
6.    ^ new7wonders.com. URL consultato il 97 agosto 2011.
7.    ^ perdendo in finale.
8.    ^ zonavesuviana.it. URL consultato il 7 agosto 2011.
9.    ^ Nomi d'Italia, Novara, Istituto Geografico De Agostini, 2009, p. 424.
10.  ^ Auger E.; Gasparini P., Virieux J., Zollo A. (2001). Seismic Evidence of an Extended Magmatic Sill Under Mt. Vesuvius. Science 294 (5546): 1510-1512. DOI:10.1126/science.1064893.
11.  ^ Il Giornale della Protezione Civile, 29 aprile 2010
12.  ^ Intervista a Carl Barks pubblicata su Topolino N. 2.011 del 14 giugno 1994, pp. 145-146.
13.  ^ Parco Nazionale del Vesuvio - Sito ufficiale. URL consultato il 9 novembre 2011.
15.  ^ a b c d Nazzaro, 1997, Il Vesuvio Storia eruttiva e teorie vulcanologiche, Liguori Editore
16.  ^ a b c d Scandone, Giacomelli, Gasparini, 1993, Mount Vesuvius: 2000 years of volcanological observations. Journal of Volcanology and Geothermal Research
18.  ^ Vettel si allena sul Vesuvio. URL consultato il 5 giugno 2011.

Bibliografia

·         A. Pesce, G. Rolandi - Vesuvio 1944. L'ultima eruzione. 1994
·         A. Nazzaro - Il Vesuvio, storia eruttiva e teorie vulcanologiche. 1997

Voci correlate

·         Funicolare vesuviana
·         Monte Somma
·         Osservatorio Vesuviano
·         Parco Nazionale del Vesuvio
·         Zona rossa del Vesuvio

Altri progetti

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Collegamenti esterni

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Campi Flegrei

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I Campi Flegrei sono una vasta area di natura vulcanica situata a nord-ovest della città di Napoli; la parola "flegrei" deriva dal greco flègo che significa "brucio", "ardo". Nella zona sono tuttora riconoscibili almeno ventiquattro tra crateri ed edifici vulcanici, alcuni dei quali presentano manifestazioni gassose effusive (area della Solfatara) o idrotermali (ad Agnano, Pozzuoli, Lucrino), nonché sono causa del fenomeno del bradisismo (molto riconoscibile per la sua entità nel passato nel cosiddetto tempio di Serapide a Pozzuoli). Geologicamente l'area dei campi flegrei è una grande caldera in stato di quiescenza con un diametro di 12–15 km nella parte principale, dove si trovano numerosi crateri, piccoli edifici vulcanici e zone soggette ad un vulcanismo di tipo secondario (fumarole, sorgenti termali, bradisismo...). In tutta la zona sono visibili importanti depositi di origine vulcanica come il Tufo Grigio Campano (o Ignimbrite Campana) o il Tufo Giallo. Nella zona sono presenti dei laghi di origine vulcanica (Lago d'Averno), e laghi originatisi per sbarramento (Lago Fusaro, Lago di Lucrino e Lago Miseno).
Nel 2003, in attuazione della Legge Regionale della Campania n. 33 del 1.9.1993, è stato istituito il Parco Regionale dei Campi Flegrei. I Campi Flegrei costituiscono un'area ad alto rischio e sono monitorati dall'Osservatorio Vesuviano sia con campagne periodiche che con monitoraggi continui[1]. Zone di importante valore biologico e naturale sono: il Capo Miseno, il Parco sommerso di Baia e il Cratere degli Astroni.
Attualmente l'area dei Campi Flegrei è compresa nei comuni di Bacoli, Monte di Procida, Pozzuoli, Quarto Flegreo. Ricadono altresì in essa a Napoli i quartieri diBagnoli, Fuorigrotta, Pianura, Posillipo, Soccavo, e le località di Agnano e Pisani.

Fasi geologiche

Nei Campi Flegrei si riconoscono e distinguono tre periodi o fasi geologiche:
·         Il Primo Periodo Flegreo: risale a 42.000–35.000 anni fa; è caratterizzato da banchi in piperno e tufi grigi pipernoidi, riconoscibili nella collina dei Camaldoli, come nella dorsale settentrionale ed occidentale del monte di Cuma; altri prodotti ad esso riferibili sono quelli profondi di Monte di Procida, riconoscibili negli strapiombi della sua costa. Per questo periodo si parla anche del vulcano Archiflegreo la cui attività vulcanica esplosiva raggiunse l'apice con l'esplosione che disseminò in buona parte della regione Campania l'ignimbrite campana (39.000 anni fa).
·         Il Secondo Periodo Flegreo: databile fra i 35.000–10.500 anni fa; proprio 35.000 anni fa avvenne la maggiore eruzione della storia che si è caratterizzata per l'esteso deposito di tufo che ricopre l'intera piana campana per un'area di oltre 10.000 chilometri quadrati;[2] circa 15.000 anni fa si verificò un altro evento catastrofico quando nei vulcani si formò un quantitativo di pomici e ceneri a causa della frammentazione di 40 chilometri di magma, il cui prodotto fu iltufo giallo che costituisce i resti di un immenso vulcano subacqueo (avente un diametro di circa 15 km e Pozzuoli al suo centro), il cui cratere residuo è formato dalla collina di Posillipo, dalla collina dei Camaldoli, dalla dorsale settentrionale di Quarto, dai monti di Licola-S.Severino, dal dicco del monte di Cuma, e da Monte di Procida. All'interno di questo cratere si erge ancora il massiccio tufaceo del Monte Gauro che si colloca tra Pozzuoli e l'Averno[3].
·         Il Terzo Periodo Flegreo: datato dagli 8.000 ai 500 anni fa; è caratterizzato dalla pozzolana bianca che costituisce il materiale di cui è formata la maggior parte dei vulcani che formano i Campi Flegrei. Essi si sono collocati tutti all'interno del cratere primordiale del Secondo Periodo Flegreo; a grandi linee si può dire: con un'attività iniziale a sud-ovest nella zona di Bacoli e di Baia (10.000–8.000 anni fa); una attività intermedia in area centrale, zona traPozzuoli, Montagna Spaccata e Agnano (8.000–3.900 anni fa); ed infine un'attività più recente spostatasi nuovamente verso occidente a formare l'Averno e il Monte Nuovo (3.800–500 anni fa), un piccolo cono vulcanico alto 133 metri vicino al Lago di Lucrino nel comune di Pozzuoli[4]. L'ultima eruzione è stata quella del Monte Nuovo nel 1538 dopo un periodo di quiescenza durato circa 3.000 anni ed è tra le eruzioni di minore intensità avvenute ai Campi Flegrei.
Dal 1970 al 1972 il bradisismo ha provocato un primo episodio di sollevamento del suolo di circa 170 centimetri nel porto di Pozzuoli, e dal 1982 al 1984 si è verificata una seconda risalita del suolo che portò il sollevamento delle banchine all'altezza di circa 3 metri; dalla fine del 1984 è iniziata una fase discendente. È da notare come nel biennio 1982-84 siano stati rilevati circa 10.000 terremoti, qualche centinaio avvertiti anche dalla popolazione.[2]
Fanno parte dei Campi Flegrei, benché si collochino al di fuori del cratere originario, le isole Flegree di Ischia, Procida e Vivara. Esse hanno una storia e cronologia in parte differente, in parte parallela a quella dei vulcani sulla terraferma. Inoltre numerosi altri crateri sono stati individuati nel golfo di Pozzuoli, sprofondati nel mare o disgregati da esso nel corso dei millenni

Elenco dei vulcani

Di seguito un elenco delle principali eruzioni, dei crateri spenti, dei vulcani e delle zone ancora attive, e dei picchi più facilmente riconoscibili nella morfologia dei luoghi, elencati in ordine cronologico di formazione:
·         Datazione dai 35.000 ai 10.500 anni fa:
·         Posillipo  Collina dei Camaldoli – Monti San Severino – Monte di Cuma (parte tufacea) – Monte di Procida
·         Capo Miseno (Bacoli)
·         Bacoli e Punta Pennata (Bacoli)
·         Monte Gauro (Pozzuoli)
·         Quarto Flegreo
·         Datazione dai 10.500 agli 8.000 anni fa:
·         Isola di Nisida (Napoli)
·         Montagna Spaccata (Quarto Flegreo)
·         Fondi di Baia e Golfo di Baia (Bacoli) [8.400 a.f.]
·         Datazione dai 8.000 ai 500 anni fa:
·         La Starza (Pozzuoli)
·         Monte Cigliano (Pozzuoli)
·         Agnano (Napoli) [4.400 a.f.]
·         Monte Olibano (Pozzuoli)
·         duomo trachitico dell'Accademia Aeronautica
·         Solfatara (Pozzuoli) [3.900 a.f.]
·         Lago d'Averno (Pozzuoli) [3.800 a.f.]
·         Cratere degli Astroni (Napoli) [3.700 a.f.]
·         Cratere Senga [3.700 a.f.]
·         Monte Nuovo (Pozzuoli) [1538]
·         Isole (da precisare)
·         Monte Epomeo (Isola d'Ischia)
·         Isolotto di San Martino (Monte di Procida)
·         Procida (diversi crateri: Chiaia, Carbonchio, Pozzovecchio)
·         Isola di Vivara
·         Golfo di Genito — tra Procida e Vivara
·         Piane indifferenziate:
·         Fuorigrotta (Napoli)
·         Pianura (Napoli)
·         Pisani (Napoli)
·         Soccavo (Napoli)

Aspetti culturali

« I dintorni di Napoli sono i più meravigliosi del mondo. La distruzione e il caos dei vulcani inclinano l'anima a imitare la mano criminale della natura... «Noi — dissi alle mie amiche — somigliamo a questi vulcani e le persone virtuose alla monotona e desolata pianura piemontese. »
I Campi Flegrei hanno un'enorme importanza storica, paesaggistica e territoriale per i seguenti motivi:
·         Seppur ridotte rispetto all'epoca antica, tuttavia numerose sono ancora le sorgenti di acque termali che vi sgorgano. Famosissime quelle disseminate in tutta l'isola di Ischia; sulla terraferma invece molto rinomate sono le Terme di Agnano a carattere soprattutto terapeutico; le Terme Puteolane; ed infine a Lucrino frequentatissime per relax e terapie sono le "Stufe di Nerone" (dove oltre gli impianti moderni per le immersioni, vi sono le saune che corrispondono agli impianti antichi di epoca romana) ed il "Lido Nerone – Lo scoglio" (dove è possibile immergersi nelle acque bollenti in apposite vasche situate sulla spiaggia).
·         A Pozzuoli — che, fino a quando l'imperatore Traiano non costruì quello di Ostia Antica, era il porto di Roma verso l'Oriente — vi sono numerosi edifici monumentali di epoca romana, fra cui l'antico mercato (Macellum) chiamato "Tempio di Serapide", il Tempio di Augusto, grandi edifici termali, tratti di strade romane, ampie necropoli monumentali, e ben due anfiteatri di cui l'Anfiteatro Flavio è il terzo più grande d'Italia.
·         A monte di Pozzuoli vi è la Solfatara, cratere ancora attivo dove si manifestano potenti fumarole che erompono i loro vapori sulfurei ad oltre 160 °C, mentre in una depressione centrale della caldera si può osservare del fango che bolle a 140 °C. Nel vulcano vennero girati alcuni famosi film di Totò, tra cui Totò all'inferno e 47 morto che parla, nonché le sequenze "vulcaniche" nel film dei Pink Floyd Live in Pompeii.
·         Poco distante da Pozzuoli, verso occidente, in riva al Lago Lucrino, nel 1538 è sorto il Monte Nuovo, il vulcano più recente d'Europa, oggi oasi naturalistica.
·         Alle spalle del Lago Lucrino e del Monte Nuovo si situa il Lago d'Averno, anch'esso una caldera vulcanica, splendida area protetta considerata dagli antichi l'entrata all'Oltretomba. In epoca romana per un breve periodo il lago fu utilizzato insieme al vicino lago Lucrino come porto militare dell'antica Roma, base chiamata Portus Julius. Sul lago d'Averno spicca il rudere di una grande sala termale romana chiamata Tempio di Apollo.
·         Più oltre, Baia (ricadente nel comune di Bacoli) rappresentava il luogo di soggiorno prediletto dell'aristocrazia romana e di diversi imperatori, che qui venivano a dilettarsi tra mare e otium edificandovi lussuose ville di soggiorno e numerosi impianti termali (di cui le sale monumentali ancora oggi vengono impropriamente chiamate "Tempio": spiccano quello di Mercurio, di Venere, di Diana). A Baia vennero inventate da Sergio Orata le suspensurae per mantenere calde le sale termali, e furono sperimentate in misura ridotta nuove soluzioni architettoniche di cupole, che poi furono applicate a Roma ad esempio nella realizzazione del Pantheon.
·         Attualmente l'antica Baia è parzialmente sommersa dal mare a causa del bradisismo: per le numerose presenze archeologiche sottomarine, recentemente il golfo di Baia è stato dichiarato area marina protetta ed istituito il Parco sommerso di Baia. Alcuni monumenti particolarmente significativi sono stati oggetto di scavi subacquei: degno di menzione è il Ninfeo di Punta Epitaffio la cui ricostruzione, completa delle sculture marmoree rinvenutevi, è visibile nelMuseo Archeologico dei Campi Flegrei situato nel Castello aragonese di Baia.
·         Dopo il comune di Bacoli vi è l'antica Misenum, villaggio sorto in epoca romana, sede dell'importante flotta pretoria dell'imperatore. La spiaggia di Miliscola a tutt'oggi conserva nel suo nome il ricordo degli allenamenti che vi svolgevano i marinai romani (militum schola). Dell'antico villaggio militare si è messo in luce il Sacello degli Augustali, splendidamente ricostruito in un'apposita sala del Museo Archeologico dei Campi Flegrei nel Castello Aragonese di Baia. L'attuale frazione di Miseno è posta ai piedi del promontorio di Capo Miseno che rappresenta l'ultima propaggine di terraferma che racchiude il golfo di Pozzuoli, punta estrema del Golfo di Napoli.
·         A nord di Miseno, nel Lago Fusaro, su di un isolotto, si trova la graziosa Casina Vanvitelliana fatta costruire nel XVIII secolo dal re Ferdinando IV di Borbone come casina di appoggio alle sue battute di caccia alle folaghe o di pesca sul lago.
·         Dopo il lago Fusaro vi è l'antica città di Cuma, che è la colonia greca più antica in Magna Grecia, famosa fin dalle origini in quanto sede dell'oracolo ove vaticinava la Sibilla Cumana. Dell'antica città, poco scavata, è visitabile la parte bassa della città di epoca romana, con l'area del Foro ed i relativi edifici pubblici, la Crypta Romana, e soprattutto l'acropoli con l'antro della Sibilla ed i templi di Apollo e di Zeus. Fa da porta alla città lo splendido Arco Felice, un monumentale arco in laterizi di epoca romana costruito nel taglio che i romani effettuarono nella collina, attraverso il quale l'antica via Domiziana entrava in Cuma.
·         Un taglio simile lo abbiamo a Montagna Spaccata, dove l'antica via Consolare Campana proveniente da Pozzuoli e fiancheggiata da numerosi edifici sepolcrali di epoca romana, penetra nel cratere di Quarto, dove è situato l'omonimo centro abitato di origini romane, chiamato così in quanto si trovava a quattro miglia di distanza da Puteoli sul diverticolo che portava alla via Appia antica.

Mineralogia

Nella zona dei Campi Flegrei sono stati rinvenuti diversi minerali; i più rilevanti, per i quali è definita località tipo, sono[5]:
·         Dimorfite
·         Marialite
·         Misenite
·         Voltaite

Note

2.    ^ a b "I Campi Flegrei e i fenomeni bradisismici", di Giuseppe De Natale, Giuseppe Mastrolorenzo, Folco Pingue e Roberto Scarpa, pubblicato su "Le Scienze (Scientific American)", nr. 306, febbraio 1994, pag. 32-43
3.    ^ studi recenti datano più precisamente il tufo giallo napoletano a 15.000 anni fa.
4.    ^ studi più recenti riconoscono per ii Terzo Periodo Flegreo almeno tre periodi eruttivi datati rispettivamente a 15.000-9.500 anni fa; 8.600-8.200 a.f.; 4.800-3.800 a.f.

Cartografia

·         CNR - Progetto Finalizzato Geodinamica - F.Barberi e G.Luongo - Joint venture Agip-Enel, Carta Geologica e Gravimetrica dei Campi Flegrei - Scala 1 : 15.000, Roma 1986
·         STR, Campi Flegrei - Viaggio nel mito - Scala 1: 15.000 - Napoli 1993 (carta topografico-archeologica)

Bibliografia

·         AA.VV., Napoli e dintorni, Guida d'Italia del Touring Club Italiano, Milano 1976

Voci correlate

·         Isole Flegree
·         Penisola flegrea
·         Scavi archeologici di Cuma

Altri progetti

·          Commons contiene immagini o altri file su Campi Flegrei

Collegamenti esterni

·         Campi Flegrei in «Open Directory Project», Netscape Communications. (Segnala su DMoz un collegamento pertinente all'argomento "Campi Flegrei")


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